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Recupero crediti Compass: la società fornisce spiegazioni

Riceviamo e pubblichiamo l’intera lettera di chiarimenti della Compass sulla questione del recupero crediti e dei metodi utilizzati dalla società esterna che cura il servizio per la finanziaria.

Ci riserviamo di analizzare la risposta e di pubblicare un altro articolo domani dopo averlo vagliato con il nostro esperto Gianni Colangelo, protagonista della fortunata trasmissione Copernico che a come scopo quello di aiutare i consumatori nell’impari lotta contro i soprusi di molte banche e finanziarie.

Intanto ecco la risposta della Compass, qui potete trovare il nostro articolo originale sul recupero crediti della finanziaria:

In merito a quanto pubblicato dalla redazione lo scorso 10 Agosto 2012, Compass Vi ringrazia per averla contattata e per averle dato l’opportunità di fornire il proprio commento alla vicenda.

Prima di entrare nello specifico, ci sembra opportuno premettere che il suddetto intervento di CR Service, società di recupero crediti selezionata da Compass e operante nel pieno rispetto delle dispositive vigenti in materia, rappresenta la normale prassi che si attiva in casi, come quello di cui si sta dibattendo, legati al mancato pagamento di una rata.

Ci preme chiarire con Voi e con i Vostri lettori che, contrariamente a quanto scritto, le spese di recupero che maturano in circostanze come la presente, non sono da intendersi come un diretto “guadagno” da parte delle società di recupero, ma, piuttosto, come i costi applicati per interventi di recupero stragiudiziale in caso di ritardi nel pagamento secondo quanto indicato e previsto dal contratto. 

Quanto al recapito telefonico utilizzato dalla società di recupero in fase di contatto, non sussiste alcuna violazione di privacy essendo lo stesso rilasciato dal cliente in sede di istruttoria della pratica di finanziamento, atto che legittima Compass, o eventuali soggetti terzi da essa incaricati, a farne uso nei casi previsti dal contratto.

In relazione alla presunta mancanza di conformità della lettera di sollecito inviata dalla società di recupero crediti al cliente e da voi osservata nei punti 1, 2, 3 e 4, precisiamo che:

trattandosi di un sollecito (e non di una messa in mora o diffida) non si è obbligati ad inviare la lettera per raccomandata;

la mancata suddivisione dell’importo da pagare nelle due voci di “rata e spese di recupero” è solitamente oggetto di chiarimento nel corso del contatto telefonico;

la società di recupero crediti è, per definizione, una “società terza” che agisce su mandato di Compass per il servizio in questione;

l’invito ad utilizzare il vaglia postale come mezzo di pagamento dipende unicamente dai tempi di ricevimento estremamente rapidi di questo strumento che garantisce la massima celerità nella sistemazione dell’arretrato. Il fatto poi che il vaglia fosse indirizzato ad una Casella Postale, per di più intestata a Compass SpA, rappresenta a nostro avviso una ulteriore garanzia per il cliente che si trova a relazionarsi con un soggetto terzo per il pagamento di una rata intestata a Compass.

Riteniamo doverosa un’ultima ma non per questo meno importante precisazione relativa al calcolo delle spese di recupero applicate in questa circostanza. 

Vogliate perdonarci per l’abbondanza di numeri ma riteniamo necessario entrare nel dettaglio per evitare ogni ulteriore fraintendimento.

All’interno dell’importo versato (che corrisponde a euro 385,77 diversamente dai 391,77 euro da Voi indicati), le spese di recupero ammontano infatti a 18 euro, ovvero al 5% della rata insoluta. 

Sottraendo tale voce alla differenza tra l’ammontare versato (385,77) e l’importo della rata (362,47 euro), rimangono 5.30 euro che corrispondono alle imposte di bollo per le comunicazioni periodiche inviate alla clientela secondo quanto previsto dalla normativa sulla trasparenza.

Ci scusiamo per la lunghezza della nostra risposta ma ci stava a cuore farlo in maniera puntuale e chiarire a fondo ogni dettaglio del Vostro articolo, con l’obiettivo di ottenere la massima trasparenza. 

Nella speranza di aver chiarito quanto di nebuloso ci fosse nella vicenda, desideriamo ancora ringraziare tutta la redazione per lo spazio concesso e per la possibilità di fornire il punto di vista di Compass che da sempre vede nei clienti la sua più grande risorsa e nella loro soddisfazione il suo principale obiettivo.

LA LETTERA:

Per caso mi sono imbattuto sul vostro articolo presente nella vostra pagina internet inerente i solleciti che effettua la compass; citate sempre rate insolventi, mentre nel mio caso la compass agisce in questo modo per un presunto ritardato pagamento del bollettino postale.

Devo ammettere che in 3/4 ( e cito non approssimativamente su oltre 30 rate  )  occasioni ho ritardato il pagamento di 4/5 giorni, ma ho ritenuto giusto effettuare i pagamenti successivi con molto più margine anticipatamente. Tutte le volte ho ricevuto più di una telefonata e finanche SMS; un’operatrice pretendeva che quantunque fossi a Milano per una fiera mi sarei dovuto recare immediatamente alla mia filiale di Nola per regolarizzare l’avvenuto ritardo.

Anche a me sono giunte delle lettere in cui mi invitavano ad effettuare il pagamento di una cifra senza alcun ulteriore chiarimento e senza alcuna specifica.

L’ultima volta abbiamo raggiunto l’apoteosi, un mio vicino mi ha chiamato al citofono e dopo averlo invitato a casa mi ha comunicato che la Compass lo aveva chiamato per avere notizie in merito alla mia persona, addirittura dicendo che avevo delle pendenze e che non risultavo reperibile invitando l’interlocutore, nonche mio vicino, a contattarmi per indurmi ad effettuare i presunti pagamenti.

Essendo un impiegato di una piccola azienda privata, non sempre lo stipendio mi è stato corrisposto alla data stabilita ed è capitato che per non oltre le 4 volte abbia effettuato i pagamenti in ritardo per un massimo di 5 giorni!!! All’atto della stipula avevo fatto esplicita richiesta all’operatore di cadenzare i bollettini al 10 del mese proprio per essere corretto e cautelarmi di qualche eventuale ritardo dell’azienda in cui lavoro. 

Credendo di fare una cosa corretta per altrettante volte ho effettuato i pagamenti dei bollettini anche con 10/15 giorni di anticipo come sorta di compensazione.

Adesso che mi ritrovo con un contratto non più Full time, ma part time, per le oramai ben note difficoltà che il nostro paese attraversa tremo letteralemte al pensiero di mancare un pagamento pur vedendomi decurtato il mio stipendio di oltre il 40%.

Mi chiedo se tale comportamento sia legale o rasenti la legalità o se come penso sia una violazione della privacy e sopratutto della dignità delle persone. Trovo veramente vergognoso il comportamento della Compass, ma soprattutto veramente indecente. Immagino cosa accada per quegli sventurati che malauguratamente non pagano una rata!!!!

Vi sarei estremamente grato qualora possiate fornirmi ulteriori notizie al fine di cautelarmi o quantomento difendermi contro un colosso che appartiene a Mediobanca, ma che nel suo modo di agire definirei a dir poco estorsivo.

Claudio Arena

(da abruzzo24ore.tv)

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