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Quale il turismo in Abruzzo Una legge del 1932 “giustizia” i nostri imprenditori

Sembra uno scherzo, eppure, in questo Abruzzo che ritiene di dover fare del turismo il “volano dello sviluppo” – cito testualmente le parole dette e ridette in decine di occasioni pubbliche e altrettanti tavoli di concertazione e programmazione dai nostri rappresentanti politici, ante e post ultime elezioni – a regolare al materia è una legge del 1932. L’ultimo intervento legislativo volto a dare direttive agli operatori turistici, infatti, risale al 1982, anno in cui si pensò la trovata di rinviare agli allegati mussoliniani per l’assegnazione del numero delle stelle agli alberghi. Fa sorridere, ma tra un capitolo e l’altro, viene fuori quell’Italia in bianco e nero che conosciamo dai film d’epoca: stanzette con un asciugamano per ogni uso, piccolo lavandino in camera, wc al piano, scarpe lungo i corridoi ma solo negli alberghi di lusso.

Ebbene, a misurare la categoria di un albergo nel 2007 sono ancora gli stessi parametri di un’epoca in cui era facile trovare pidocchi e quant’altro in un materasso. Venendo al merito, mi piace esporre al pubblico ludibrio che un cinque stelle per essere tale deve avere – pensate un po’- la sala comune tv, almeno un bagno ogni dieci posti letto, il riscaldamento nei locali comuni, la pulizia delle calzature, acqua calda e fredda… Deduco che chi non ha una sala tv comune, ma un info point, internet e televisori satellitari  al plasma per ogni locale, eccetera, non può essere dichiarato un cinque stelle; di converso, invece, un posto tipo caserma potrebbe vedersi riconosciuto, a buon diritto, il titolo di luogo di vacanza!

Ecco come si fa a viaggiare in direzioni opposte: i policy makers vivono in un’epoca che hanno conosciuto solo i nostri nonni, e gli imprenditori, invece, si discipliniamo e barcamenano navigando a vista, adottando come lex le regole che vengono dal mercato, ma che nessuno spazio occupano sul fronte del diritto (parlare di “certezza” dello stesso sarebbe assolutamente futuristico). E così ci si ritrova a lavorare in un mondo trattato come virtuale ma quanto mai reale, quello delle categorie del lusso (il verde, la collocazione ambientale, il silenzio, la qualità dei materiali… ) e dell’eccellenza (si vedano gli Relais-Chateaux ), senza alcun parametro, nessuna regola, anzi, tirati per i capelli e portati indietro anziché avanti, nello spazio della competizione internazionale, dove la concorrenza è giocata con i colpi dell’alta qualità.

Da ultimo, vogliamo parlare dei bad&brakfast o dei villaggi turistici che in tanta scienza giuridica non hanno trovato alcuna collocazione? Un albergo accoglie per un giorno, anche qualche ora se vogliamo, un villaggio o un residence, invece, esigono giorni minimi di permanenza. Il servizio di ristorazione, le modalità di accesso e la qualità saranno ben diversi tra un bad&brakfast, un villaggio turistico ed un albergo. Ne cogliamo tutti i differenti significati. Eppure, tant’è… sembra un film di Totò. 

Questo è il nostro Abruzzo. Questo significa stare nel Sud.

 

Ernesto Paolo Alba

Presidente Federturismo Confindustria Abruzzo

 

 

 

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