Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeQUALE FUTURO PER LA NEW ECONOMY?

QUALE FUTURO PER LA NEW ECONOMY?

Di Pasquale Pezzopane Amministratore unico della INFO92 S.r.l.

 

“Nei prossimi ventiquattro mesi il 95% delle aziende puramente Internet fallirà”, ha detto senza mezzi termini Peter Sondergaard, vicepresidente di Gartner Group, lo scorso 5 Aprile a Firenze, disegnando ‘the Big Picture’, lo scenario globale futuro della New Economy. (fonte Sole24Ore, 14 Aprile 2000)

Completamente in contrasto con il trend che sta agitando enormi masse di piccoli compratori e investitori on line, nei paesi occidentali e non solo, un attento osservatore dell’economia mondiale come il Gartner Group tuona contro vento, quasi a voler dare ad intendere che la New Economy o, per lo meno, tutte le nuovissime aziende virtuali che la animano, sono una bolla d’aria, pronta a scoppiare.

Già nelle ultime settimane si sono visti i primi crolli. Di valutazione o veri e propri crash, comunque dimostrano che il fenomeno della economia tutta on line è stato sopravalutato non poco; e la primavera del Nuovo Mercato non sta mantenendo quasi nessuna delle promesse annunciate con tale sicurezza solo pochi mesi fa.

Gli osservatori del fenomeno sono del parere che la Nuova Economia non riguarderà, a breve termine, il business-to-customer, i consumatori finali di prodotti e servizi. Dove le cose cambieranno in modo drammatico invece, sarà nel business-to-business, cioè il commercio elettronico tra imprese di produzione e fornitura. Produttori, grandi e medi distributori, logistics companies saranno i veri animatori del Nuovo Mercato. Sono lenti a muoversi verso i nuovi canali commerciali, più guardinghi, ma saranno inesorabilmente loro a dettar legge. I recenti accordi tra alcuni colossi dell’economia globale stanno a dimostrare l’interesse dei massimi operatori economici e finanziari verso il Nuovo Mercato.

Allora questo vuol dire che per le aziende medio-piccole e per i consumatori non c’è posto nella New Economy? Tutti i vantaggi e il valore che ne deriva è riservato solo a chi ha grandi capitali da investire?

No. La questione è un’altra.

Le previsioni negative del Gartner Group vogliono denunciare che moltissime aziende on line sono nate rapidamente, sull’onda dell’entusiasmo, ma senza alcun contenuto solido alla base.

 

George F. Colony, di Forrester, autore dell’articolo on line My View: Hollow.com scrive:

“… la grossa rivelazione è stata la bassa qualità dei CEO (chief executive officer) delle nuove imprese rispetto ai tradizionalisti. Che cosa manca? Molti di questi CEO sono privi di spessore, profondità, esperienza e buon senso gestionale. La loro prospettiva è di breve periodo – in media tre anni. Parlano della fluidità del loro personale, un’accozzaglia di persone in continuo cambiamento, che affluiscono attratte dalle stock option e dalla speranza di manovre in borsa, e poi defluiscono alla ricerca di qualche altra occasione speculativa.

 

Il loro modo di pensare si basa su cliché semplicistici. “Essere come Amazon”. “Fare tanta pubblicità”. “L’importante è occupare territorio”. “Bisogna essere nel B2B” (… è la sigla del gergo corrente per business-to-business). C’è una ricerca spasmodica della valutazione in borsa, mentre il valore, ciò che serve ai clienti, è un argomento marginale e trascurato. In molti modi queste imprese danno la sensazione di scatole vuote, in cui mancano gli ingredienti fondamentali per un successo duraturo”. (fonte ‘Il Mercante in Rete’, on line News Letter di Giancarlo Livraghi, del 6 Maggio)

A partire da questo arrembante e rischioso quadro iniziale, dovranno emergere, ed emergeranno quelle imprese, aziende e società che hanno dello spessore e della esperienza tali da poter affrontare le sfide della New Economy, senza fare naufragio. Si tratta di aziende, anche medio-piccole, che in passato hanno saputo dar vita a progetti, prodotti e servizi in grado di valorizzare e dare sicurezza ai propri clienti; non sono meteore nate dalla fantasia di qualche avventuriero di capitali.

Queste aziende si muoveranno nel Nuovo Mercato, apparentemente con minor rapidità, ma sapranno produrre un’economia di mercato molto più stabile. Inoltre queste realtà non saranno affatto virtuali, sebbene operanti sulla rete. Tantomeno saranno imprese dedicate solo e totalmente al commercio e alla finanza in rete; infatti la possibilità di tradurre idee innovative in servizi di interesse commerciale apre nuovi spazi anche alle aziende che devono supportare lo sviluppo della nuova economia on line, pur non essendo magari interessate ad apparire come competitors presenti su Internet: aziende tecnologiche, legate al mondo delle telecomunicazioni, della logistica, della finanza, dell’investimento e risparmio, dello sviluppo di applicazioni e servizi distribuiti, eccetera.

Solo quando il Nuovo Mercato avrà prodotto questa seconda generazione di operatori, sarà in grado di generare una influenza socio-economica e culturale tale da creare le condizioni per un radicale mutamento e una ripresa dell’economia globale. Speriamo che porti anche una maggiore stabilità sui mercati e le piazze finanziarie oggi troppo esposte a paurose oscillazioni.

Da un punto di vista più tecnico, alla base delle potenzialità insite alla New Economy, c’è il ruolo preponderante delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni.

Per anni sono state rincorse delle soluzioni che solo negli ultimi mesi hanno raggiunto un notevole livello di consistenza e affidabilità. Anzitutto nel campo delle telecomunicazioni su rete pubblica. La sicurezza e la velocità delle transazioni, oggi, rendono davvero le applicazioni distribuibili sulla rete. Così nascono concetti nuovi, prima quasi del tutto impensati: l’ASP, il Fornitore di Applicazioni sulla rete, che invece di vendere licenze di pacchetti software (box), realizza servizi applicativi ospitati su macchine centrali (host) e le rende disponibili, le ‘affitta’ agli utenti, mediante connessioni Internet.

Questo tipo di entità commerciale non si preoccupa di difendere la nicchia verticale del proprio bacino d’utenza, atteggiamento tipico dei modelli economici classici, ma offre servizi applicativi a vasto raggio, per raggiungere un orizzonte di utenti anche molto eterogeneo.

Naturalmente queste sfide devono essere supportate non solo da infrastrutture di telecomunicazione efficienti e veloci, ma da competenze specifiche e recenti, scarsamente reperibili oggi. Analisti in grado di pensare e progettare le soluzioni applicative del futuro; risorse in grado di coordinare progetti in continua evoluzione, flessibili e intelligenti per accorgersi dei mutamenti del mercato, senza dipendere esclusivamente da essi. Si tratta di persone che pur avendo un background tradizionale nel trattamento e nella distribuzione transazionale delle informazioni, hanno di recente affrontato senza paura, ma anche senza angosce, una re-ingegnerizzazione di sé stessi, e sono pronti ad affrontare le sfide della New Economy senza finzioni.

A L’Aquila, già dall’inizio del 1999, Info92 Srl, software house e out-soucer in ambito bancario e finanziario, ha intrapreso questo tipo di iniziativa. Ha avviato una serie di contatti, selezionati con cura, con aziende e consulenti di massimo livello, per farsi guidare verso lo sviluppo delle nuove applicazioni che dovranno sostenere la crescita della New Economy. Developer Partner con IBM, Info92 Srl ha definito collaborazioni strategiche con Sun MicroSystems, fornitore mondiale di tecnologia object-oriented e di sistemi di elaborazione di altissime prestazioni, e Softlab Due, fornitore di accesso distribuito e transazionale a sistemi legacy IBM Mainframe per l’hosting di complesse basi dati.

Info92 si configura come una di quelle realtà attenta all’evoluzione tecnologica richiesta dagli operatori del Nuovo Mercato e quindi si propone come partner tecnologico di valore per la realizzazione di ventures nell’era della New Economy.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi