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Puccioni s.p.a.

Puccioni nasce nel 1888 come azienda produttrice di fertilizzanti e da oltre 120 anni conferma con successo la sua vocazione industriale. In questo lungo arco di storia l’azienda ha sviluppato una grande competenza tecnica nella formulazione di fertilizzanti che le ha permesso di rispondere, con un catalogo di prodotti professionali, alle crescenti esigenze tecnico-commerciali di un’agricoltura sempre più complessa e specializzata. Il costante impegno a sviluppare prodotti nutrizionali efficaci, il continuo miglioramento qualitativo e la competenza professionale dei propri uomini, ha permesso a Puccioni di porsi ai vertici di mercato per qualità e capacità produttiva, per competenza logistica e completezza di gamma. Recentemente, la produzione si è ulteriormente diversificata ed arricchita con la messa a punto della linea Fertegy, che comprende formulati speciali biostimolanti, microelementi e fogliari.

A Luglio 2011 la Puccioni è stata premiata a Bruxelles dall’Unione europea per rigenerare materiale usato. La Puccioni, in particolare, ha vinto il bando “eco innovation” con il progetto denominato “recogen”. Prevede la costruzione di un impianto per rigenerare l’acido cloridrico che viene impiegato per trattare i pezzi di ferro che devono essere zincati. «L’idea di fondo – si legge in una nota aziendale – è quella di evitare lo smaltimento di un rifiuto della lavorazione del metallo, per produrre invece fertilizzanti. Facciamo chimica da 123 anni – spiega Mario Puccioni, amministratore delegato della società di Punta Penna – e con questo impianto possiamo recuperare circa 16 mila tonnellate di acido cloridrico rigenerato e circa 4 mila tonnellate di solfato di ferro con zinco. L’azienda, che consegna l’acido cloridrico per la ripulitur,a può tornare a riprenderlo e quindi evita di comprarne di nuovo, mentre i resti del processo servono a produrre fertilizzanti da rivendere sul mercato.

«La nostra impresa – aggiunge Puccioni – mette il know how e la Ekip di Bolzano Vicentino la tecnologia. Il problema ora è che il progetto rischia di perdere i circa 800 mila euro a fondo perduto messi a disposizione dal bando europeo Eco-innovation se si dilateranno i tempi di autorizzazione della Regione Abruzzo. A livello europeo, infatti, la pratica è andata avanti in maniera spedita, a livello locale invece si è in attesa di risposte. Da aprile attendiamo notizie dagli organismi regionali, sperando in un’accelerazione della macchina amministrativa, in modo da chiudere il procedimento e tenere alta la bandiera del sistema Italia».

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