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Produzione: Camera del lavoro – Cgil – di Pescara

Autore: Luca Torchetti

(testi, interviste, coordinamento editoriale)

 

Con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Pescara e dell’Inca Abruzzo

 

Realizzazione tecnica e montaggio digitale: Mediatime

 

Durata trasmissioni: 15 minuti

 

Numero episodi: 10

 

 

 

 

I puntata

L’Occidente, una ragazza e un toro

 

Europa. Una parola che viene da un’altra parola: ereb. Antico termine semitico, ereb, che indica il lato dell’orizzonte dove il sole tramonta, il ponente dunque: l’occidente. Europei e occidentali.

Insieme a questa c’è anche un’altra storia, quella di una ragazza. La giovane, che si chiama Europa, è figlia del re di Sidone, nell’odierno Libano. Con le amiche passeggia sulla spiaggia e all’improvviso vede avvicinarsi un toro. Le ragazze scappano ma lei no, la giovane non fugge e scopre che il toro non è quel che appare. In lui Europa (dal greco Eurisko: conosco, riconosco) riconosce Giove, il principe degli dei, che ha preso l’aspetto dell’animale. Giove rapisce la ragazza e insieme vanno via, percorrono il Mediterraneo e si fermano a Creta. Sarà proprio in quel mare e in quelle isole (la Grecia, lo Ionio, Creta, la Magna Grecia) che i due si ameranno, saranno proprio quei luoghi che prenderanno lo stesso nome della ragazza: Europa.

L’Europa nasce così, nel mito e nei racconti. Nello stesso mare e nelle stesse isole si forma la nostra identità e il nostro modo di pensare: occidentale. Nasceranno la cultura, la musica, l’arte, la scienza, la matematica, la filosofia, una grande civiltà, si imparerà a piantare la vite e produrre il vino.

E’ andata così, ma forse è accaduto qualcosa di più. Gli esploratori di quel mare e i greci stessi hanno imparato molto anche da altri popoli, a cominciare da chi abitava sulle rive meridionali del Mediterraneo.

 

 

II puntata

“Dio lo vuole”: partono le crociate

 

“Dio lo vuole”. Siamo in Francia, nell’anno 1095. Il papa, Urbano II, parla così e lancia un appello: una grande folla, giunta da tutta Europa, risponde al suo richiamo. Ci si prepara a liberare il Santo Sepolcro dagli invasori musulmani, a riconquistare alla cristianità e alla Chiesa di Roma i luoghi santi di Palestina, Gerusalemme: comincia la prima crociata. Gerusalemme fu liberata quattro anni dopo e quindi venne di nuovo perduta. Le crociate però continuarono: sette ufficiali ed altre spedizioni, fino a quando, nel 1291, l’ultimo baluardo cristiano in Terrasanta, Acri, fu riconquistato dagli eserciti dell’Islam.

Per le crociate si mossero masse enormi di persone, si spesero grandi somme di denaro, si organizzarono eserciti,  cambiarono assetti di potere e persino l’economia europea subì grandi rivolgimenti.

Cosa dire poi del rapporto tra il cristianesimo e l’Islam? Un argomento (anzi: l’argomento) che la cronaca e i drammi di questi anni e di questi giorni riportano costantemente alla nostra attenzione.

Fatto è che l’incontro (e lo scontro) tra due culture e due religioni non ha prodotto soltanto tragedie e lutti, al contrario. L’Europa ha preso molto dalla civiltà musulmana, anche ai tempi delle crociate, una cultura che aveva saputo inventare e aprire nuove strade al sapere, alla cultura e alla scienza. E che aveva creato una nuova organizzazione sociale, per esempio un’assistenza sanitaria per tutti.

 

 

III puntata

Le scoperte, le colonie e la schiavitù

 

Il personaggio più noto è Cristoforo Colombo. Probabilmente non fu neppure lui ad approdare per primo sulle coste caraibiche del centro-america, il 12 ottobre 1492. Se c’è un motivo per il quale la sua impresa è rimasta nella storia, al contrario dei viaggi degli esploratori che lo precedettero, è che la sua “scoperta” dette il via alla colonizzazione, al fatto che le grandi potenze europee dell’epoca (per prime la Spagna e il Portogallo, alle quali se ne aggiunsero altre) si impossessarono con la violenza di tanti territori d’oltremare, degli uomini che li abitavano e delle loro ricchezze naturali.

Dallo sbarco di Colombo sono passati oltre cinquecento anni, ma le popolazioni centro e sudamericane ricordano ancora con rabbia e sgomento la conquista che seguì, la distruzione di grandi e splendide civiltà (quella incas e quella azteca), lo stato di schiavitù in cui vennero ridotte le persone e la morte di intere popolazioni.

A proposito di schiavitù… Quando le braccia degli indigeni non bastarono più, si dette inizio al “commercio” e all’importazione degli schiavi africani, un’attività talmente lucrosa che le potenze europee se la contesero duramente.

In tutti i viaggi, le scoperte e le conquiste di allora un ruolo di primo piano ebbe la chiesa cattolica, i missionari. Fatto è che quelle civiltà vennero distrutte, ma che in quei luoghi è nato un cristianesimo diverso, molto diverso dal nostro.

 

 

 

 

 

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