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PIU’ FLESSIBILITA’ E MENO REGOLE I GIOVANI DI CONFINDUSTRIA SI CONFRONTANO CON IL NUOVO RUOLO DELLE AZIENDE SUL MERCATO DEL LAVORO

Intervista al Presidente dei Giovani Imprenditori

Edoardo Garrone

 

Quali sono gli obiettivi, i programmi e i progetti che intende attuare nel corso della sua presidenza al vertice dei Giovani Imprenditori di Confindustria?

L’obiettivo principale è quello di valorizzare al massimo il patrimonio dei giovani imprenditori che storicamente hanno saputo essere da una lato stimolo per Confindustria ad innovarsi, a guardare sempre avanti, dall’altro portatori dei valori di impresa nelle istituzioni, nel mondo della scuola.

Queste sono le caratteristiche essenziali del movimento dei Giovani Imprenditori da sempre, ed il primo obiettivo della mia presidenza è lavorarci su per essere pronti ad affrontare i grandi cambiamenti in atto che stanno sconvolgendo lo scenario economico.

Il programma che a livello nazionale intendiamo attuare verrà messo a punto e coordinato con una organizzazione strutturata per aree tematiche: la prima area si riferisce al tema “economia-impresa-lavoro”; la seconda alla “Comunicazione”; la terza ai “Rapporti Interni”. Su queste aree lavoreranno tre Commissioni presiedute e coordinate rispettivamente dai tre Vice-Presidenti Sara Verona, Enzo Boccia e Michele Legnaioli.

Abbiamo inoltre istituito dei Comitati che lavoreranno su temi strategici per noi:

– Il Comitato “scuola e cultura d’impresa”, coordinato da Rossella Russo;

– Il Comitato “internazionalizzazione”, coordinato da Cristina Bonetti;

– Il Comitato “ambiente e sviluppo”, coordinato da Gianfrancesco Galanzino;

Questo è in sintesi il quadro dell’organigramma che coadiuverà la mia presidenza. Stiamo anche preparando la prossima edizione del nostro giornale, “Quale Impresa”, diretto dal pescarese Franco Pomilio.

Concretamente quali sono i prossimi passi della sua presidenza?

L’attività della presidenza è fatta fondamentalmente di due cose: la capacità di rappresentare al meglio quello che è il pensiero del movimento di volta in volta sui grandi temi che impattano sull’attività di impresa, e la capacita di stimolare il lavoro a livello nazionale su varie aree tematiche, trasferendone le risultanze e le esperienze a livello locale. Il risultato che si otterrà sarà tanto più’ efficace quanto più saremo stati in grado di combinare in modo equilibrato questi due fattori.

Il mio compito sarà quello di rafforzare il movimento, dandogli un ruolo forte, sia all’interno di Confindustria, sia verso l’esterno, diffondendo i valori d’impresa a tutti i livelli: dalle istituzioni al mondo della scuola.

Tutte le presidenze sono figlie dei momenti storici, del contesto in cui operano e delle personalità degli stessi presidenti. Questo è un momento molto particolare: lo scenario sta mutando a causa delle grandi trasformazioni in atto: le nuove tecnologie ci stanno condizionando a tutti i livelli; non solo nel modo di fare impresa, ma anche nella vita di tutti i giorni. Sta cambiando anche l’organizzazione dello stato in senso federale e anche i riferimenti non sono più gli stessi… insomma più Europa e meno Roma.

L’elezione di un uomo del Sud, D’Amato, a Presidente della Confindustria cambierà la qualcosa all’interno della vostra istituzione?

L’elezione di D’Amato segna un passo epocale, una svolta per Confindustria che per anni ha avuto Presidenti espressione delle grandi aziende del Nord. Questa elezione è anche conseguenza di una composizione della aziende associate diversa dal passato: ad esempio la percentuale di aziende manifatturiere é scesa per effetto della crescita della percentuale delle aziende dei servizi.

D’Amato intende lavorare ad una profonda riorganizzazione del nostro sistema di rappresentanza. Io sono d’accordo che questo si debba fare velocemente, e i giovani imprenditori sono pronti a dare il loro contributo.

Cosa pensa di fare l’Avanguardia di Confindustria”, che lei dirige, per il problema della disoccupazione giovanile?

Il lavoro per i giovani è un problema enorme del quale ci dobbiamo occupare e preoccupare. Ma per noi il lavoro è strettamente correlato al sistema produttivo e, quindi, al sistema delle imprese che riescono a stare sul mercato: se le imprese non sono in grado di svilupparsi e quindi di creare posti di lavoro, il problema non si risolve.

Dobbiamo arrivare alle condizioni minime necessarie per poter competere in una economia sempre più’ globalizzata e quindi sempre meno protetta: in Italia ci sono tante, troppe rigidità, come ad esempio la burocrazia e la stessa normativa sul lavoro.

Quando chiediamo flessibilità chiediamo di poter utilizzare tutte le leve necessarie per essere competitivi.

Per anni abbiamo chiesto ai governi “di dare”, oggi avremmo più benefici se cominciassimo a chiedere “di togliere”.

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