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Piove sul bagnato Distretto Industriale Piana del cavaliere: 35 miliardi di lire per fare poco e male. La strada nuova è già impraticabile e le fogne… forse non sono fogne

I Distretti Industriali sono delle “aree locali” caratterizzate del elevata concentrazione di piccole imprese (ex Art. 36 legge 317 del 9/10/1991).

L’area della Piana del Cavaliere è stata individuata dalla Regione Abruzzo con deliberazione n.2091 dell’11 novembre

1997 e con un Piano Pluriennale, approvato nel ’99, ne sono stati fissati gli obiettivi.

All’interno del Distretto c’è un gruppo di lavoro – costituito da Alessandro Ceccarelli, direttore dello Stabilimento de “Il Sole 24 Ore” di Carsoli e rappresentante dell’UPI, dal Presidente della società consortile “Piana del Cavaliere”, dal Sindaco di Carsoli e dal Sindaco di Oricola come membro esterno – che ha provveduto alla stesura del Piano Pluriennale di programmazione.

 

 

 

 

Spesso si guarda all’estero per luogo comune, ma qualche volta fa bene. In Giappone tirano su un palazzo in poche settimane e mentre fanno il secondo piano al primo già ci abita una famiglia. A Carsoli, invece, a cinque anni di distanza dall’approvazione regionale, i lavori sono solo all’inizio. E non basta. Quelli già ultimati “fanno acqua” da tutte le parti. E in questo caso parlare di acqua non è un luogo comune: ci racconta cosa accade “nel suo” distretto il coordinatore Walter D’Alessandro.

 

Distretto Industriale Piana del Cavaliere.

37 miliardi di lire, milione più milione meno.

5 anni di lavori.

Tutto è ancora quasi all’inizio.

Il problema – dice Walter  D’Alessandro coordinatore del Distretto Industriale Piana del Cavaliere – non è che i soldi non si stanno spendendo, come è apparso sulla stampa più recente, bensì “come si stanno spendendo” . Faccio un esempio quanto mai pregnante, anche perché è cosa di questi giorni: al sottopasso della ferrovia, sottopasso appena realizzato, si è creato un vero e proprio lago a seguito della pioggia di ieri, nel quale le macchine affogano i propri motori come natanti: mi sembra in generale una situazione inaccettabile ma, nel caso specifico di un lavoro appena eseguito, uno scandalo. Ecco perché pongo l’accento sulle modalità di esecuzione prima ancora che sul mancato completamento. E la puntualizzazione è importante perché non vorrei che qualcuno creda che, per sentirsi a posto, sia sufficiente ultimare subito i lavori, e decida così di eseguirli talis qualis a come ha fatto fino ad ora. Sarebbe una iattura senza precedenti.

Ma a parte le superficialità appena apparse su uno dei quotidiani locali, frutto solo di una scarsa conoscenza dei problemi, credo che sia necessario individuare uno strumento affinché questi 37 miliardi siano spesi a regola d’arte per le opere previste e per lavori da eseguire: diversamente bisognerà ricorrere alla Corte dei Conti. Cosa che ritengo vada fatta già fin da ora per scongiurare il peggio.

Ma chi deve presiedere alla gestione dei lavori? Il distretto no, perché non ha personalità giuridica; la Regione no, perché ha solo approvato ed erogato, dunque?

Sono i Comuni  i depositari dell’esecuzione dei lavori. Ed è a loro che vengono regolarmente erogati i fondi che vengono assegnati alla Piana. Il Comitato del Distretto fece un programma, regolarmente approvato dalla Giunta Regionale nel ‘99, ma sono loro che praticamente provvedono alla posa in opera. Ed è su questo che bisogna intendersi: se responsabilità ci sono, queste vanno addossate ai Comuni che, inizialmente per mancanza di conoscenza delle proprie competenze nell’ambito della gestione dei fondi erogati per la Piana del Cavaliere, poi per non si sa quale altro problema, stanno creando difficoltà su difficoltà. La cattiva esecuzione dei lavori è sotto gli occhi di tutti: del sottopasso ho detto prima, ma posso continuare. Le fogne – che insieme al sottopasso, alla viabilità e all’acqua potabile erano le opere primarie indicate nel progetto fin dal ’99 – non si capisce come siano state realizzate, perché dopo un paio di mesi di lavori fermi a cielo aperto e strada bloccata, all’improvviso tutto è stato chiuso e ricoperto: adesso il tratto fognario comincia in un punto e cessa in uno spazio non meglio identificato: dove scarica? e dove sta il depuratore, pure esso previsto nel progetto ma del quale non sembra esserci traccia? è una fogna un’opera così realizzata? Preciso che  non ci è mai stato concesso di controllare il lavoro durante la sua esecuzione, perché il tecnico del Comune ci ha impedito di prendere visione e di farci un’idea di quello che stava accadendo.

Adesso è tutto fermo, non si vede più un cantiere, niente di niente.

Non sarà mica impossibile verificare se il Comune ha o no la spesa per il depuratore in bilancio e a chi era stata affidata la costruzione.

Il fatto è che non c’è stata una gara di appalto con l’assegnazione del lavoro per intero: per esempio, per l’esecuzione del sistema fognario è stato fatto il bando due anni fa, poi ci sono stati appalti vari… ma non ci si è capito niente. So che ad un certo punto i lavori sono stati sospesi e ora non si sa cosa accadrà. Insomma non si sa neanche chi avrebbe dovuto fare il depuratore! Si è seguita la logica degli appalti frazionati anziché affidare l’incarico ad una azienda in grado di garantire la qualità, l’esecuzione nei termini e a regola d’arte, e questo è il risultato. Insomma è difficile controllare e venirne a capo.

Adesso cosa pensate di fare?

Abbiamo indetto una riunione, che faremo entro il 10 dicembre, con il comitato e i sindaci, ai quali sarà chiesto di riferire sullo stato dei lavori e sul loro completamento.

Non so cosa pensare. Aspettiamo di sentire cosa hanno da dire i Comuni. Il da farsi si vedrà dopo.

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