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PICCOLA INDUSTRIA “TUTTI NE PARLANO, POCHI LA CONOSCONO

di GIORGIO RAINALDI

Presidente Regionale della Piccola Industria

Le piccole industrie sono, oggi più di ieri, il passaggio obbligato per qualsiasi politica di sviluppo.

Non solo perché sono moltissime, non solo perché continuano a cavalcare la scena produttiva da protagoniste, non solo perché assicurano il 52% del valore aggiunto all’industria, il 50% del fatturato e il 52% degli investimenti.

Non solo per questo, ma perché hanno dimostrato che si può crescere anche con strade alternative rispetto all’allargamento dimensionale, che consentono di diffondere l’impresa nella società, nel territorio, anche al di là dei confini nazionali.

Il futuro è complesso e richiederà scelte complesse. Ma obiettivi, azioni e metodi che servono al nostro territorio devono essere semplici.

Solo la semplicità, che non è semplicismo, consente la chiarezza, la trasparenza, la definizione degli intenti che oggi sono indispensabili per riconquistare sia la competitività economica sia la fiducia che servono allo sviluppo.

Condizione necessaria per crescere rapidamente è la trasformazione radicale della cultura, delle istituzioni della politica, del mercato.

Al Paese serva una vera cultura industriale in cui siano riconosciuti i valori della flessibilità, della mobilità e dell’efficienza.

Al Paese servono istituzioni moderne, basate su un sistema elettorale maggioritario e su uno stato decentrato. Ma serve anche una Pubblica Amministrazione orientata a risolvere problemi e non a svolgere compiti.

Al Paese serve una politica meno rissosa e più compatta sugli obiettivi: una politica che sappia comporre e non mediare gli interessi dei singoli trasformandoli in valori generali.

CONFINDUSTRIA affrontando un momento di forte spinta al cambiamento, quantitativo e qualitativo, ha scelto di compattarsi intorno ad una Carta dei Valori Associativi.

La politica ha bisogno di compattare il paese intorno ad un “sentire comune”.

Al paese serve più mercato per lo sviluppo. Il nostro mercato ha due vincoli forti: il fisco e la regolazione del rapporto di lavoro.

La pressione fiscale sulle imprese è troppo alta. Le imprese hanno bisogno dell’impegno del Governo a ridurre di 10 punti la pressione fiscale rispetto ai Pil in tempi rapidi.

Il mercato del lavoro in Italia non è un mercato, ma una palestra per regolamenti e norme il cui obiettivo non è più coerente con le esigenze, né dei lavoratori, né del paese.

Nel tempo abbiamo accumulato soglie di tutti i tipi, una per ogni questione (licenziamenti, orario di lavoro, inserimento dei disabili, ecc.), vincoli e paletti che segmentano un mercato come quello del lavoro che invece deve essere fluido per svolgere la fondamentale funzione di cerniera tra sviluppo e occupazione.

Se l’obiettivo è lo sviluppo, le azioni sono la trasformazione della cultura, delle istituzioni, della politica e del mercato, il metodo è quello della concertazione.

La concertazione è un metodo, tipico di una democrazia avanzata per parlare di futuro, di sviluppo, per assumere responsabilità, per operare scelte.

A dicembre si sarebbe potuto fare di più, ma negli industriali è prevalsa la voglia di dare un segnale forte un segnale di fiducia.

Adesso occorre dimostrare che il metodo della concertazione può generare azioni più concrete.

Gli impegni assunti dal Governo con il Patto Sociale dovranno tradursi in concrete linee di azione, sia in un’ottica di breve che di medio periodo, che ci dovranno vedere non soltanto attenti osservatori, ma anche patri coinvolte attive ed interessate, nella consapevolezza dei ruoli di ciascuno, ma con la determinazione necessaria per far fronte alle sfide che ci stanno di fronte e che non ci perdoneranno né lentezze, né tentennamenti.

 

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