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PIAGNONI NO, FESSI NEPPURE

Intervista a Ezio Rainaldi*

 

Da imprenditore, e non da politico, le cose si vedono spesso sotto una luce diversa, forse con un po’ più di praticità. Ultimamente si fa un gran parlare intorno ad una nuova cultura imprenditoriale, per la quale si pretende, e giustamente, dagli operatori del mondo produttivo una grinta ed un coraggio nuovi, tali da ribaltare qualche secolo di storia. Siamo tutti d’accordo e non c’è dubbio: l’era dell’assistenzialismo è finita e deve restare un capitolo chiuso. Ma – dice Rainaldi – attenzione, non esageriamo fino a proiettare, a noi e agli altri, una realtà che nei fatti non esiste. L’Aquila non è così forte da poter fare a meno degli interventi pubblici e europei, e con questo non credo di dire niente di nuovo perché la situazione di drammaticità del capoluogo è sotto gli occhi di tutti!

Ancora assistenzialismo?

No, non dico che dobbiamo far conto sugli interventi esterni, tutt’altro! Dico che non dobbiamo rinunciare a quello che ci spetta. Se possiamo avere aiuti, da qualunque parte essi vengano, abbiamo il dovere di chiederli. Pescara è forse più povera dell’Aquila? Certo che no. Eppure non è stata tagliata fuori dal sostegno europeo come è successo invece al capoluogo di regione. Non vorrei che questa filosofia del non essere piagnoni diventasse lo strumento per tapparci la bocca e tenerci all’angolo. In molte circostanze comportarsi da signori con le scarpe rotte ai piedi è più riprovevole che chiedere l’elemosina.

A che ti riferisci?

Sappiamo benissimo che L’Aquila sta in un vicolo cieco, per il momento. E non possiamo far finta di niente e fingere di non aver bisogno. Quanto meno dobbiamo riportarci in pari con le zone della costa verso la quale, ormai, vengono spostati investimenti e centri direzionali. Se la filosofia del piagnone valesse per tutti sarei d’accordo, ma se deve valere solo per noi, bé, allora facciamo solo la parte dei fessi. I soldi di Pile, per esempio, dei quali si parla come se fossero nuovi sostegni, sono soldi stanziati da anni e che ancora non si vedono! Eppure vengono rimessi nel calderone dei 65 mld dei fondi Cipe, attualmente in discussione, come se fossero soldi nuovi… quando poi vediamo che a Pescara, invece, arrivano oltre 30 mld per il cemento e il porto. Insomma, mi pare anche che i nostri politici stiano più attenti ad un ritorno proprio, di tipo elettorale, che non alla cura dell’interesse di tutte le singole città della regione.

Ancora campanilismo?

Non c’entra niente, il campanilismo. Anzi, sta sullo stesso piano del piagnone: ti dico che sei campanilista per svilire quello che chiedi che so che ti spetta.

 

* Giovane imprenditore dell’Aquila

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