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Pescare alla BCE per rimpiazzare Draghi – Luigi Zingales

Alla Banca d’Italia va nominato un indipendente, dalla politica e dalle banche. Magari un dirigente italiano di Francoforte.

 

Con l’appoggio del presidente francese, Nicolas Sarkozy, e del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sembra destinato a rimpiazzare Jean-Claude Trichet al vertice della Banca centrale europea. Si apre così ufficialmente la corsa alla sua successione alla Banca d’Italia. Chi sarà il prossimo governatore? La posizione non è così attraente come lo era una volta. La Banca d’Italia non controlla più la politica monetaria, delegata alla Bce. Le funzioni della nostra banca centrale sono equiparabili a quelle delle Federal Reserve Bank regionali negli Stati Uniti, che hanno il compito di supervisionare le istituzioni finanziarie locali e di trasmettere alla Federal Reserve di Washington le esigenze e i problemi della regione. La principale differenza è che i presidenti delle Fed regionali votano a turno nell’Open Market Committee (dove viene decisa la politica monetaria), mentre tutti i governatori dell’area euro votano nel consiglio direttivo della Bce.

Dati questi compiti, in tempi normali il governatore ideale è il miglior rappresentante degli interessi italiani in sede europea, colui la cui autorevolezza faccia aggio sui colleghi. Cipro, ad esempio, ha un peso molto più grande di quello che la dimensione del Paese giustificherebbe grazie all’autorevolezza del suo governatore: Athanasios Orphanides. Con Draghi alla presidenza, però, questa necessità è molto ridotta. Nessuno come lui, che ha lavorato per molti anni al Tesoro e ha guidato per un quinquennio la Banca d’Italia, conosce i problemi del nostro Paese. Nessuno come lui gode di autorevolezza all’interno del consiglio direttivo. Pur dovendo essere un presidente super partes, Draghi non avrà bisogno di un autorevole rappresentante degli interessi italiani alla Bce.
Nel pensare al governatore ideale diventa quindi molto più importante il compito di vigilanza. Da sempre la Banca d’Italia supervisiona e regola le istituzioni finanziarie italiane. Ma proprio in questi giorni il governo sta ulteriormente rafforzando questi poteri. La Banca d’Italia potrà limitare le retribuzione dei manager, bloccare i dividendi e, nei casi estremi, perfino sostituire i vertici delle banche. Si tratta di poteri molto forti, utili alla regolamentazione, ma estremamente dannosi nelle mani sbagliate.

Il primo requisito del nuovo governatore deve quindi essere l’indipendenza. Se Tremonti mettesse un suo uomo a capo di via Nazionale si potrebbe pensare che questi nuovi poteri siano stati creati ad hoc per sottomettere il mondo bancario alla volontà del ministro dell’Economia. Escluderei quindi qualunque politico. Il nuovo governatore non deve essere solo indipendente dal mondo politico, ma anche da quello bancario. Come può un banchiere limitare i compensi di un ex collega e possibile futuro datore di lavoro? Come può imporre a una banca una ricapitalizzazione necessaria, ma dolorosa, sapendo che di lì a poco vorrà un posto in una di quelle banche?

Se il nuovo governatore deve essere indipendente dal mondo finanziario, deve però esserne un grande conoscitore. Per regolare efficacemente nei momenti di crisi è necessaria una forte conoscenza. Pare che il motivo per cui la Federal Reserve salvò Bear Stearns fu per paura del caos nel mercato dei contratti trilaterali di pronti contro termine (triparty repo) in cui Bear Stearns aveva forti esposizioni. Mancando di competenza specifica, nel prendere questa decisione il governatore Bernanke dovette affidarsi all’opinione degli esperti, che erano principalmente uomini del settore bancario, con un interesse a proteggere le posizioni delle loro istituzioni.
In altre parole, a parità di profilo di carriera un non esperto può essere più facilmente catturato dagli interessi delle banche di un esperto. In genere, però, un esperto ha maggiori interessi professionali a coltivarsi i banchieri di un non esperto. Questo rende la scelta estremamente delicata. Non conosco tutti i dirigenti italiani alla Bce, ma sospetto che la scelta migliore sia al loro interno. Hanno esperienza internazionale, indipendenza dal potere politico, e competenza di mercati, senza essere completamente catturati dal mondo finanziario. Avrà il governo la lungimiranza di fare una scelta di questo tipo?

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