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Pescaraporto. Tar respinge ricorso della società: si torna in Comune

La sezione distaccata del Tar di Pescara ha respinto il ricorso presentato dalla società Pescaraporto Srl contro il Comune di Pescara, per far annullare il provvedimento del 18 ottobre del 2016, con cui il dirigente del Dipartimento Attività Tecniche Energetiche ed Ambientali del municipio pescarese aveva negato la concessione di un nuovo permesso edilizio e rimandato ogni decisione al Consiglio comunale. Il caso torna dunque nella mani dell’aula consiliare.

La Pescaraporto aveva infatti chiesto di modificare la destinazione d’uso, da uffici a residenze, di due dei tre edifici di 21 metri che saranno costruiti nei pressi dell’area ex Edison, di fianco all’ex Cofa, sul lungomare di Pescara.

Sulla base della normativa vigente, il dirigente del Comune aveva opposto un diniego, rilevando come nel caso di specie fosse necessaria una variante al Piano regolatore generale. Secondo il Tar, il Comune di Pescara “ha ritenuto correttamente che nella fattispecie in questione sussistesse la competenza del Consiglio comunale e quest’ultimo conservasse un potere discrezionale”.

La partita in ballo non è di poco conto: ha a che fare con interessi milionari e con il futuro volto del lungomare Sud della città di Pescara. Basti pensare che a riaprire i giochi è stato un emendamento alla legge di stabilità approvato il 23 dicembre del 2014, che ha rimesso in moto il maxi progetto: inizialmente era prevista la costruzione di un albergo, poi la realizzazione di uffici e adesso si punta ad edificare abitazioni residenziali.

La Pescaraporto risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella e Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia, storico legale di fiducia del presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso.

La palla adesso torna al Consiglio comunale di Pescara, che avrà il compito di assumere una decisione in merito alla vicenda. L’amministrazione guidata dal sindaco Marco Alessandrini, dopo tentennamenti e rinvii, e nonostante le sollecitazioni dell’opposizione di centrodestra, aveva scelto di non portare in Consiglio alcuna delibera sul caso Pescaraporto prima che il Tar si esprimesse al riguardo.

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