Ultime Notizie
HomeTutte le agenziePescaraPescara,porto: la melma blocca le barche

Pescara,porto: la melma blocca le barche

Sei anni di allarmi ignorati. È così che il porto di Pescara è diventato un porto perduto, sprofondato nell’emergenza senza fine del mancato dragaggio che è costata, finora, 74 posti di lavoro cancellati e 1,8 milioni di euro di affari bruciati. Nel porto che da 16 mesi non può ospitare più navi commerciali e petroliere, accade che un albero cresce in mezzo alla foce del fiume, il fondale diventa sempre più basso e l’acqua si ricopre di uno strato di melma, alghe e rifiuti che, anche ieri, nessuno ha portato via.
Lettera riservata. Adesso, un verbale aggiunge disperazione alla rabbia della marineria: è il 12 gennaio 2006 quando dalla prefettura di Pescara parte il primo grido d’allarme «per fronteggiare gli inquinamenti del mare da idrocarburi o da altre sostanze nocive». La lettera, firmata dall’ex dirigente dell’area Protezione civile Daniela Di Baldassarre, ha il timbro «urgente» e 2 destinatari: la sede centrale dell’Arta, in viale Marconi 178, e l’allora direttore generale della Asl di Pescara, Angelo Cordone.
«Intervenire». Il documento è un invito a «intervenire» per sventare un’emergenza che, 6 anni fa, non esiste ancora ma è possibile: un sos sulla salute del mare e del porto di Pescara quando il dragaggio non è ancora un caso. La lettera, però, lascia intravedere il pericolo imminente dei fanghi inquinati.
Governo. La nota, poi, contiene un altro dettaglio: è il governo, dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio dei ministri, a sottolineare «la necessità che venga sollecitamente definito e adottato il Piano operativo di pronto intervento locale». E dopo il 12 gennaio 2006 cosa accade? Parte il primo monitoraggio sull’inquinamento del porto e, nel 2007, epoca Luciano D’Alfonso (Pd), viene eseguito il dragaggio. Il problema è cosa succede dopo: Arta e Asl continuano a eseguire il monitoraggio degli inquinanti oppure l’iter si ferma fino all’emergenza che si trascina ormai da più di un anno?
Anno nero. Per misurare l’agonia dello scalo, basta ascoltare il requiem di Confesercenti: «L’ultima petroliera», ricorda il direttore provinciale Gianni Taucci in una lettera di protesta al presidente della Regione Gianni Chiodi, «è approdata a maggio 2011, l’ultima nave commerciale a luglio 2011, il collegamento con la Croazia dopo essere stato dirottato in extremis su Ortona nell’agosto 2011 è stato cancellato mentre le operazioni di scarico dei prodotti petroliferi tramite allibbo sono cessate a maggio 2011».
Alghe e rifiuti. Oggi, 6 anni dopo la lettera della prefettura, il porto sembra un prato sporco e tanto: la pulizia delle alghe e dei rifiuti, con la foce del fiume colorata di verde e marrone, non è stata fatta neanche ieri nonostante la promessa del provveditore Donato Carlea. Il 18 giugno scorso, il presidente della Provincia Guerino Testa e commissario dimissionario al dragaggio ha chiesto proprio al Provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Lazio, Abruzzo e Sardegna di intervenire «con assoluta urgenza»: in 11 giorni, nessuno lo ha fatto.
«Pericolose conseguenze». «La situazione è di assoluta emergenza», così recita la lettera di Testa, «esattamente come nel settembre 2011: il caldo e il peggioramento della condizione del letto del fiume hanno determinato l’ammassarsi di alghe e immondizia che putrefacendosi provocano cattivo odore e rendono imminente e reale il rischio di pericolose conseguenze igienico-sanitarie». La lettera continua chiedendo di «dare il via alla pulizia prima che la situazione degeneri. Pescara è già fortemente provata dal mancato dragaggio e ritengo sia fondamentale non consentire ulteriori complicazioni».
Fonte: il centro

Print Friendly, PDF & Email