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Pescara. Rischio climatico, Legambiente: Pescara al venticinquesimo posto

Sono oltre 112 i gravi fenomeni meteorologici che dal 2010 a oggi hanno provocato pesanti danni al territorio urbano italiano: 30 casi di allagamenti da piogge intense, 32 casi di danni alle infrastrutture con 29 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, 20 casi provocati da trombe d’aria, 25 eventi causati da esondazioni fluviali, numerosi feriti e ben 138 vittime. E’ questo ciò che emerge dalla mappa del rischio climatico nelle città italiane a cura di Legambiente. Una mappa nella quale non è lasciata fuori la regione Abruzzo colpita dalle esondazioni fluviali di un anno fa. Era il 2 dicembre del 2013, infatti, quando Pescara subì i danni delle esondazioni. La città adriatica, nella mappa di Legambiente è inserita al 25esimo posto per la portata dei danni avuti.

La mappa del rischio raccoglie e elabora informazioni sugli impatti degli eventi climatici nei confronti di aree urbane, infrastrutture, beni storici. Sono stati presi in considerazione, in questa prima elaborazione, episodi avvenuti dal 2010 ad oggi, per cominciare a creare una prima carta della geografia del rischio del nostro Paese. Obiettivo della mappa è di capire dove e come i fenomeni si ripetono con maggiore frequenza e analizzare gli impatti provocati, in modo da evidenziare laddove possibile il rapporto tra accelerazione dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali nel territorio italiano. La mappa sarà dinamica e periodicamente aggiornata per consentire di leggere informazioni, immagini e dati sugli episodi e provare così a comprendere le possibili cause antropiche che ne hanno aggravato gli impatti, e arrivare a individuare le aree a maggiore rischio clima.

La mappa è presentata in concomitanza con la COP 20, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Lima con lo scopo di avere nuovi modelli di intervento, in particolare per i centri urbani, per affrontare fenomeni di questa portata. Se è ormai condivisa l’urgenza della messa in sicurezza del territorio, è del tutto evidente che larga parte dei progetti che vengono portati avanti sono inadeguati rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici ci pongono con sempre maggiore urgenza. Non è infatti continuando a intubare o deviare i fiumi, ad alzare argini o asfaltare altre aree urbane che riusciremo a dare risposta a nuovi equilibri climatici e ecologici complessi, che hanno bisogno di approcci diversi e di strategie di adattamento capaci di ripensare le politiche urbanistiche e infrastrutturali. E’ proprio in questa direzione che vanno le politiche comunitarie e i piani clima delle città europee, è ora che anche l’Italia e le sue città si muovano in questa direzione.

“Le aree urbane insieme alla cura delle aree rurali devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici – ha dichiarato il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco – politiche che attualmente viaggiano completamente separate, seppure il tema del dissesto sia trasversale. Il cambiamento nella dimensione dei fenomeni climatici è tale da richiedere delle politiche specifiche per affrontare il rischio climatico anche a livello regionale. In attesa dell’approvazione del piano nazionale – aggiunge Di Marco – che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei, ci auguriamo che la Regione Abruzzo nella programmazione 2014-2020 inserisca le opportune misure capaci di affrontare questa tipologia di interventi e di realizzare una attenta regia d’azione, come sottolineato anche dal capo della protezione civile, Franco Gabrielli”.

Quest’ultimo, infatti, in occasione della sua visita effettuata nei giorni scorsi in Abruzzo agli 11 siti “a elevata emergenza” ha evidenziato l’importanza del ruolo delle Regioni. Infatti è stata fatta una scelta politica molto forte con commissari che se prima erano nominati dal ministero dell’Ambiente, ora sono stati sostituiti dai presidenti delle Regioni, legare le scelte di messa in sicurezza del territorio con le politiche che il territorio fa ordinariamente.

La mappa del rischio climatico di Legambiente è visionabile al sito www.planningclimatechange.org/atlanteclimatico).

Tra le informazioni registrate nella Mappa, troviamo tutti i fenomeni recenti descritti con i relativi danni e le vittime; gli 80 comuni dove si sono registrati in questi anni gli impatti maggiori, suddivisi secondo categorie principali (allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme); i luoghi dove questi fenomeni si sono verificati più di una volta e tutte le informazioni reperibili al riguardo. Non mancano i dati relativi agli stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane: 10 giorni a Roma, 9 a Milano, 8 a Genova, 6 a Napoli, 5 a Torino, con conseguenze sul traffico urbano e la vita delle persone. In diverse regioni il maltempo ha portato a frane con la chiusura di linee ferroviarie ed è evidente la necessità di un cambio radicale nella progettazione delle infrastrutture, nella gestione e messa in sicurezza per evitare che continuino allagamenti delle linee e delle stazioni. Registrati sulla Mappa anche i giorni di black out elettrici: 38 dovuti al maltempo, avvenuti dal Nord al Sud del Paese. Altre informazioni riguardano la quantità e intensità dei fenomeni di pioggia. “Ci si augura quanto prima di approvare dei veri e propri Piani Clima per affrontare le emergenze e fissare le strategie – ha concluso Di Marco – con la possibilità anche di realizzare a livello regionale un osservatorio sui cambiamenti climatici capace di offrire risposte nuove, urgenti e integrate”.

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