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Pescara, porto: svuotare la vasca per riaprirlo

«Per dragare il porto serve una vasca di colmata, e deve anche essere grande. Ma costruirla non è certo cosa da due giorni. E non ho davvero idea di dove possano farla. A questo punto perchè non svuotare quella che c’è già?» La mette subito chiara l’architetto Alberto Polacco, esperto di pianificazione portuale, già segretario generale dell’Autorità portuale di Ravenna, da sempre osservatore attento delle traversie del porto di Pescara e tra i primi a prevedere il disastro causato dalla costruzione della diga foranea. «Nel 2000 fui coinvolto dai pescatori come consulente esterno e dissi che si sarebbe interrato tutto. E così fu», dice.
Anche sul mancato dragaggio che ha bloccato il porto Polacco ha le idee chiare. «Per dragare bisogna fare una cassa di colmata», spiega l’esperto, «per realizzarla, però, ci vuole tempo, non è una cosa che si fa in uno o due mesi. Tra bando e progetto potrebbero servire non meno di quattro mesi. Senza considerare il fatto che per contenere i materiali che devono essere rimossi dal porto di Pescara serve una vasca molto grande e non mi pare ci siano gli spazi per realizzarla».
Di una nuova vasca aveva parlato proprio sul Centro qualche giorno fa Paolo Di Girolamo, docente associato di Ingegneria costiera dell’università dell’Aquila e soprattutto progettista del nuovo piano regolatore portuale. «L’idea portata avanti dalla Regione è quella di realizzare una nuova vasca di colmata. La vasca sarà realizzata accanto a quella esistente. C’è un terrapieno ad Est, prima della testata del porto turistico. Mi è stato dato incarico di progettare questa nuova vasca di colmata con una capienza di 300-400mila metri cubi», avevo detto Di Girolamo.
Per Polacco la soluzione invece passa proprio per la vecchia vasca di colmata, ancora piena dei fanghi dragati negli anni scorsi e tra l’altro mai messa a norma. «Perché non svuotare la cassa di colmata esistente?», si chiede l’architetto, «basta fare le analisi, fare un bando di gara e pagare allo Stato il valore del materiale contenuto nella cassa – che è di proprietà dello Stato. Certo, anche questa è una procedura complessa, non è certo una cosa che si può fare in due giorni. Intanto però bisogna partire, poi ci si prende i tempi giusti. Se però non si parte mai…».
Anche sul progetto del nuovo porto, già bocciato da ambientalisti e pescatori, Polacco, che pure dice di non aver visto le carte e di non conoscere nel dettaglio il progetto, è perplesso. «In molti sognano questo nuovo porto. Ma pur non avendo visto il progetto in dettaglio posso dire che le entrate non mi sembrano delle migliori: con quell’orientamento se c’è mare per entrare servirà un tabernacolo alla Madonna. E ho forti dubbi anche sul nuovo estuario, anche se i tecnici sostengono che sarebbe l’unica possibilità per non far interrare il fiume». Per Polacco, poi, il problema sono le risorse. «L’Abruzzo non ha mai avuto grandi porti perchè non è mai stato fatto uno sforzo di pianificazione. In teoria Giulianova doveva essere per i pescherecci, Pescara per i passeggeri, Ortona commericale e Vasto industriale, ma non si può pianificare così. Si sono divisi le specializzazioni e hanno prodotto tanti piccoli porti. Pescara non ha un’Autorità portuale che possa investire. Dove sarebbero i soldi per costruire un nuovo porto?».
Da Il Centro

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