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Pescara, porto: “no ai mega progetti”

«Non si può usare il pericolo dell’esondazione o del declassamento per far passare a tutti i costi un progetto portuale indigesto. Il Piano regolatore portuale ha una tale rilevanza che una città lo può far proprio e mandare avanti solo se ne è convinta. Dopo la diga foranea e il braccio di levante, i pescaresi hanno il diritto di guardare con sospetto a mega-progetti che dovrebbero garantire sviluppo e, invece, si traducono in catastrofi ambientali ed economiche». Maurizio Acerbo, consigliere regionale del Prc, interviene sulla discussione del porto (oramai chiuso da 189 giorni perché non navigabile) e, di fatto, replica a un’intervista rilasciata al Centro da Rosario Pavia , docente ordinario di Urbanistica della facoltà di Architettura dell’università D’Annunzio, che ha elaborato , insieme a Paolo De Girolamo e Alberto Noli, il prg portuale con il progetto del nuovo scalo marittimo. «Sembra quasi che l’emergenza dragaggio debba servire a far digerire un progetto che non ha convinto in primis quelli che il porto lo vivono da generazioni, ma neanche l’Ordine degli ingegneri. Capisco che Pavia sia affezionato al suo progetto di nuovo porto, ma non può ignorare che l’intera marineria è insorta contro. Presentarlo, poi , come soluzione per i problemi del dragaggio e dello smaltimento dei fanghi è quantomeno discutibile. I ritardi del dragaggio dipendono dal fatto che tutte le autorità competenti hanno inseguito per 2 anni una soluzione che appariva semplice – gettarli a mare –, dimostrando di non conoscere le evoluzioni della normativa in materia. Tutti gli attori istituzionali non si sono dimostrati attrezzati a gestire in maniera sostenibile (dal punto di vista ecologico ed economico) la questione dei fanghi e hanno fatto comizi invece di produrre azioni. Se ne sono accorti gli stessi armatori , che hanno elaborato e sottoscritto da mesi una piattaforma per il dragaggio con il Wwf». Acerbo conclude invitando il mondo politico a un serio confronto. «Quanto al Piano regolatore portuale, sarebbe il caso che in Comune si aprisse una riflessione sulla base delle questioni sollevate dalle osservazioni: il ritiro di un progetto non può essere un tabù».(m.c. su Il CEntro)

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