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Pescara: Piano rischio aeroportuale in Consiglio

Sarà portato, domani, all’attenzione del Consiglio comunale di Pescara, il Piano di rischio aeroportuale, che andrà a disciplinare e regolamentare tutti i nuovi interventi edilizi che saranno realizzati nell’area circostante l’aeroporto,

 

 in modo da tutelare quella parte di territorio dalle conseguenze di un eventuale incidente.
Il Piano prevede in particolare la suddivisione dell’area in tre zone: A, B, C, con dei vincoli ben precisi. Nella zona A, che è quella più vicina all’aeroporto, non potranno essere realizzati nuclei abitativi, ma al massimo soltanto magazzini; nella zona B sono sostanzialmente mantenute le destinazioni stabilite dagli strumenti urbanistici vigenti.
Le limitazioni sono legate soprattutto al mutamento di destinazione d’uso, vincolate ad un utilizzo che non determini un aumento apprezzabile del carico antropico. Non potranno, inoltre, essere realizzati spazi pubblici destinati all’istruzione o riservati alle attività collettive. Nella zona C, quella più distante dalla pista di decollo, è sostanzialmente consentito quanto già previsto nel Prg, con l’eliminazione però di previsioni di spazi pubblici destinati all’istruzione o riservati alle attività collettive e quelle per sedi di enti pubblici. In tutte e tre le zone non potranno, inoltre, essere realizzati insediamenti ad elevato affollamento, scuole, ospedali ed in genere obiettivi sensibili, attività che possono creare pericolo d’incendio, esplosione e danno ambientale.
Illustrando il Piano, l’assessore allo Sviluppo del Territorio, Marcello Antonelli ha spiegato che anche la localizzazione dei Palazzi della Regione, prevista in questa parte della città, dovrà essere spostata. Antonelli ha tenuto a sottolineare che i vincoli non riguarderanno, comunque, gli edifici, gli spazi e le attività già presenti nella zona.
“L’esistente – ha detto Antonelli – è fatto salvo”. L’assessore ha aggiunto che l’adozione del Piano “non è una scelta dell’amministrazione”, la quale si sta semplicemente adeguando ad un decreto legislativo del 2006, cercando, fra l’altro, di limitare il più possibile i disagi ai cittadini.

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