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Pescara, non solo porto: “il vero problema è il fiume”

Il mancato dragaggio del porto di Pescara rischia di diventare un problema serissimo, con ripercussioni ben più gravi di quelle, già pesanti, che oggi sta vivendo l’intera marineria della città. A lanciare l’allarme è Carlo Costantini, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Regione Abruzzo: “con i primi acquazzoni autunnali – dice – il rischio che il fiume esondi è altissimo, con l’acqua che potrebbe arrivare anche al primo, secondo piano delle case”. E’ l’annoso problema del fiume Pescara e del porto, dove non si scava da anni e sabbia e detriti si sono accumulati fino a formare un tappo e in alcune zone a far scomparire del tutto il fondale. “Uno scandalo di dimensioni inaudite”, lo definisce Costantini. “Non c’è la volontà politica di prendere il toro per le corna e di risolvere il problema – spiega -, si stanno eseguendo procedure ordinarie per una situazione che richiederebbe invece un intervento straordinario”. 
Ma non di solo dragaggio si tratta. A monte di una situazione diventata ormai insostenibile, per i pescatori ma anche per il futuro stesso del porto, e a cui la politica sembra incapace di dare una risposta, c’è il problema dell’inquinamento del fiume Pescara. Che dopo 145 km di corsa, porta a valle materiali inquinanti, che non possono essere smaltiti in mare. E’ allora che dragare diventa più difficile e più costoso, come la storia di questi ultimi mesi ha insegnato. 
“Il ciclo idrico integrato, il mal funzionamento dei depuratori e l’inquinamento del sito di Bussi sono tutte questioni concatenate tra loro e che hanno determinato l’attuale situazione – spiega ancora il capogruppo Idv -: se alla foce ci sono metalli pesanti, è perchè qualcuno inquina a monte. Per questo dico che la prima cosa da fare sarebbe quella di accertare chi inquina, affrontare tutti gli elementi di debolezza dell’intero ciclo dell’acqua”. 
Ma non c’è solo l’inquinamento. Nel cercare il bandolo della matassa di questa brutta storia, si finisce per andare indietro nel tempo fino al 1997, quando venne costruita la famosa diga foranea. Tutti oggi sono concordi nel ritenere che quello fu il primo grande sfregio al porto pescarese. “Qui si tratta di risolvere un problema che ha creato lo Stato – continua Costantini -, perchè la diga foranea è un progetto ministeriale che la città ha subìto. E oggi i milioni di euro che servono per rimediare, dovrebbero arrivare da chi ha fatto il danno. La città di Pescara è parte lesa, ma per un’interlocuzione di questo tipo ci vuole forza politica e coraggio”. “Noi vogliamo sapere – incalza Costantini – quanto si è speso fino ad oggi per il risanamento ambientale del fiume Pescara, da sei anni in mano ad un commissario, e cosa è stato fatto finora. C’è un’operazione verità da fare e ci sono delle responsabilità da assumersi”.

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