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Pescara. Mare inquinato e discarica più grande d’Europa sede ideale per l’Arap

Due primati, di certo, dei quali non si può andar fieri. Da una parte il mare inquinato, con una stagione balneare, quella del 2015, da dimenticare: turisti fuggiti a gambe levate e balneatori su tutte le furie. Dall’altra la vicenda di Bussi, discarica più grande d’Europa, sulla quale ancora non si riesce a fare un progetto concreto di bonifica e reindustrializzazione del sito.

E’ in questo contesto che la Regione ha deciso di omaggiare Pescara (e la provincia) di una sede unica dell’Arap, l’organismo che organizza le attività produttive regionali: un contro senso, se si pensa che, come ha provocatoriamente affermato il Vice Presidente Lolli, una eventuale sede dovrebbe essere nella provincia di Chieti, che vanta il più grande numero di imprese e aziende di medie e grandi dimensioni.

Ma quella di Pescara non si mette in dubbio. “Una  azione che sembra essere solo di convenienza” afferma Massimiliano Mari Fiamma, segretario di Apindustria, in una nota che pubblichiamo integralmente.

“Gli accenni ad una decisione necessaria ed auspicabile, tesa all’efficientamento ed alla riduzione dei costi di una struttura che è, indubbiamente, pesante, costosa e di dubbia efficacia, sono del tutto campati in aria e lasciano spazio ad una manovra, portata avanti dal commissario Giampiero Leombruni sotto la regia del Presidente Luciano D’Alfonso, che puzza invece di stantio e politica da prima repubblica.

È del tutto evidente che un Commissario nominato appena il 18 dicembre scorso, con le vacanze di Natale di mezzo, non può aver messo a punto in circa 10 giorni lavorativi un piano di riorganizzazione che abbia un minimo di basi empiriche, difatti la sensazione che tutto fosse già scritto resta fuor di dubbio l’ipotesi più probabile.

Nel frattempo Giampiero Leombruni ha già avviato le pratiche per l’affitto della sede di Pescara che sarà ubicata in via Passo Lanciano al n. 75 ed ha preavvisato i dipendenti di Teramo, L’Aquila, Avezzano e Sulmona che già da fine mese saranno in parte trasferiti nel capoluogo adriatico.

L’argomento principale è stato che in meno di un mese non sarebbero stati disponibili i fondi per pagare gli stipendi di tutti ma da queste “ristrettezze economiche” sembrano esenti sia la scriteriata azione di locazione di 1.500 metri in centro a Pescara – senza che si sia nemmeno predisposta una cartolarizzazione dell’ingente patrimonio dei Consorzi locali – sia i paventati 140.000/160.000 euro annui che costituiranno l’appannaggio del prossimo Direttore Generale dell’Agenzia.

Quest’ultimo, per chiarire, non sarà scelto al termine del percorso commissariale dato che sul BURA Speciale n. 2 dell’8/01/2016 è stato già pubblicato il bando di concorso che, però, a ben guardare, sembra proprio disegnato su una figura specifica molto vicina all’attuale Governatore regionale e già alle prese con quel famoso Consorzio ASI Valpescara che vanta debiti milionari che le nostre tasche ripianeranno presto.

La presa di posizione di Giovanni Lolli dei giorni scorsi, inoltre, non solo non aggiunge nulla alla discussione ma fissa un principio secondo cui la sede dell’Agenzia deve stare dove insiste il nucleo industriale più grande (e non sarebbe comunque Pescara).

Strano però che questo principio non si applichi alla Provincia dell’Aquila che, nonostante il 75% del territorio destinato a Parchi naturali e riserve naturalistiche, non può vantare la sede dell’Assessorato all’Ambiente che è, guarda caso, a Pescara.

Quello che nessuno dei politici coinvolti sembra comprendere è che il problema vero non è una sede unica (e non è manco la soluzione!), ovunque fosse ubicata, ma il fatto che gli insediamenti industriali di tutta la regione, anche per una perdita di acqua di una conduttura, debbano far riferimento ad un solo soggetto e che tutto ciò che concernerà gli insediamenti industriali in ogni territorio della Regione, passerà sotto l’insindacabile giudizio di pochissimi soggetti, tutti della costa e tutti con fortissimi interessi di parte.

Ribadendo in ogni caso che Apindustria L’Aquila, pur se finora non supportata dagli altri attori dell’associazionismo industriale locale, non mollerà di un centimetro su questa vicenda, e che chiederemo conto a chiunque sposi e sostenga questa iniziativa dei suoi futuri effetti nefasti, auspichiamo però che si fermino subito le bocce per riportare la discussione ad un civile e risolutivo confronto.”

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