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Pescara, lavoro: accordo carcere-provincia

Aumentare le probabilità di reinserimento sociale, attraverso quello lavorativo, dei detenuti del carcere di San Donato: questo lo scopo dello Sportello di orientamento al lavoro attuato grazie al protocollo firmato con il settore Lavoro della Provincia.

È stato presentato oggi ai circa 200 detenuti del carcere di San Donato il nuovo Sportello di orientamento al lavoro che ogni lunedì, partendo dal prossimo, sarà attivo dalle 9 alle 13 direttamente nella struttura penitenziaria. Un’intesa raggiunta lo scorso 20 dicembre tra l’assessorato provinciale al Lavoro e alla formazione professionale, la casa circondariale, l’Ufficio di esecuzione penale esterna e il Provveditorato regionale all’amministrazione penitenziaria.

In una conferenza stampa, preceduta dall’incontro di presentazione diretta ai detenuti, riscuotendone l’adesione totale, è stato illustrato stamani il nuovo strumento offerto per reinserire chi esce dal carcere in un tessuto sociale alternativo a quello criminale attraverso l’avvicinamento al lavoro. “Non garantiamo un posto di lavoro”, hanno tenuto a chiarire l’assessore Antonio Martorella e il direttore del carcere Franco Pettinelli, “ma offriamo ai detenuti gli strumenti per avvicinarsi al mondo lavorativo”. In sostanza il Sol porta dentro il carcere alcuni importanti funzioni svolte tipicamente dal Centro per l’impiego, rivolgendo ai detenuti in via di dimissione e per quelli con pena residua a sei mesi, oltre che per i detenuti in semilibertà, consulenza orientativa  personalizzata e seminari di orientamento al lavoro. Ma fin da subito tutti indistintamente potranno procedere all’iscrizione nelle liste di collocamento in modo da non perdere le annualità utili per l’accesso alle indennità di disoccupazione.

“Agiremo su due livelli”, ha spiegato Martorella, “amministrativamente iscriveremo i detenuti ai Centri per l’impiego, e con l’orientamento offriremo degli specialisti che daranno informazioni sull’inserimento al mondo lavorativo, insegneranno a scrivere un curriculum o a sostenere un colloquio, fornendo un bilancio di competenze anche su contratti e previdenza che mira ad aumentare l’occupabilità di queste persone”. “Ad un’ulteriore livello”, ha aggiunto il direttore Pettinelli, “il Sol sarà utile ai livelli dirigenziali del carcere per fare uno screening, stilando delle schede per ogni detenuto per conoscerne capacità, attività precedenti e prospettive future, in modo da poter progettare al meglio anche dei corsi formativi e non crearne alcuni che non troverebbero partecipazione”. A monitorare lo screening saranno psicologi e assistenti sociali dell’Ufficio esecuzione penale esterna, che già fornisce tutor a chi sconta la pena in semilibertà o usufruisce dell’articolo 21, ovvero lavora all’esterno del carcere durante il giorno. “Solo abituando il detenuto al guadagno onesto e all’attitudine al lavoro lo si aiuta ad evitare la recidiva: se non ha la possibilità di intraprendere un’attività alternativa al crimine sarà inutile ogni altro trattamento di reintegrazione”, ha sottolineato in conclusione la dottoressa Bruna Brunetti, funzionaria del Provveditorato.

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