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Pescara. Finto Made in Italy: truffa da 60 miliardi

“Ammonta ad oltre 60miliardi il fatturato della contraffazione, la falsificazione e limitazione dei prodotti alimentari made in Italy nel mondo, e i prodotti abruzzesi non sono certamente al sicuro. Perciò bisogna approvare misure per rafforzare i controlli, tutelare e contrastare i reati agroalimentari e il furto di identità”. Ma soprattutto, come ha evidenziato Gian Carlo Caselli, “è necessario promuovere il recupero dei valori della legalità”. E’ quanto emerso questa mattina dall’importante convegno su “Contraffazione alimentare e made in Italy” che, promosso dall’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura  in collaborazione con Coldiretti e Camera di Commercio si è svolto oggi a Pescara. Presenti, nella Sala Camplone gremita di autorità civili e militari, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il presidente del comitato scientifico dell’osservatorio già procuratore antimafia Gian Carlo Caselli, l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe e il presidente regionale di Coldiretti Domenico Pasetti. All’incontro – aperto dagli interventi del presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich, dal presidente della Camera di Commercio Daniele Becci e dal sindaco di Pescara Marco Alessandrini – sono intervenuti anche i magistrati Fabrizio Di Marzio con una relazione tecnica su “Inquadramento giuridico del made in Italy” e Massimo Ferraro dell’Osservatorio nazionale sulla criminalità in agricoltura, che ha moderato l’incontro. Da qui, un interessante confronto di idee e proposte, partendo da un dato di fatto: che oggi l’agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita. “Siamo spesso abituati a considerare un mafioso come dedito a gestire usura, prostituzione, spaccio di stupefacenti e rapina – ha evidenziato la presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich  – in realtà oggi le organizzazioni malavitose sono dedite anche a business molto più fruttuosi e meno rischiosi, e si stanno spostando sempre di più dai settori tradizionali di investimento illecito quali l’edilizia e i grandi appalti al mercato dell’agroalimentare”. Business che riguardano l’acquisizione di marchi prestigiosi per produrre invece cibo spazzatura, l’orientamento dell’attività di ricerca scientifica, l’eco-business che priva l’agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale. Ma prima fra tutti, la contraffazione alimentare che, insieme al furto di identità, è il furto commerciale per eccellenza e può diventare frode sanitaria se il cibo è prodotto con materie prime scadenti. Una realtà sempre più attuale e temuta, come è emerso nel corso della tavola rotonda intitolata “La tutela del made in Italy”. Così, mentre il sindaco Alessandrini ha stigmatizzato il fenomeno come “patologia del sistema produttivo”, il presidente Pasetti è entrato nel merito evidenziando che “la legalità è l’economia più facile e redditizia”. “Siamo aggrediti da migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazioni e contraffazione, sono commercializzati, senza esserlo, come prodotti tipici italiani per un valore che potrebbe superare i 60 miliardi di euro – ha aggiunto Pasetti – Un pericolo, anzi una truffa, da affrontare con stringenti misure di rafforzamento dell’attività di controllo dei flussi commerciali e da una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta circa la reale origine degli alimenti. Oggi più che mai sono necessarie norme uguali per tutti che colpiscano non solo le contraffazioni reali ma anche le contraffazioni in qualche modo consentite dalla normativa vigente”. Allarme condiviso dal presidente della Camera di Commercio Becci, che a sua volta ha rimarcato come il tema del convegno “sia di grande attenzione per l’ente camerale di Pescara che vigila in base alle proprie specifiche competenze” e che “Sono stati stanziati anche contributi ad hoc per la tutela del made in Italy, del made in Abruzzo, e per la lotta alle agromafie”. Da qui, gli interventi del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha evidenziato come la tutela del made in Italy sia una risorsa strategica per il paese sottolineando che “è necessario reprimere e controllare i fenomeni di illegalità connessi alla filiera agroalimentare”, ribandendo “l’importanza della salvaguardia del marchio in quanto nel mondo c’è una fortissima identificazione tra Italia e qualità” e rimarcando che “la magistratura è chiamata sempre più a specializzarsi sui molteplici aspetti  della lotta alla contraffazione  alimentare mobilitando, come sta già avvenendo, la scuola superiore. Occorre infine un forte coordinamento tra le forze di polizia, l’agenzia delle dogane e la magistratura per una sempre più efficace lotta alle agro mafie e all’illegalità diffusa”. L’assessore Pepe, ha poi ricordato che “l’economia agroalimentare abruzzese rappresenta volano di sviluppo territoriale e socio-economico” e che “il contrasto all’illegalità deve essere impegno non solo politico ma morale nei confronti delle imprese abruzzesi”. Il procuratore Caselli, ha invece evidenziato gli obiettivi dell’Osservatorio, che ha tre aree di attività: la cultura della legalità, la valorizzazione della filiera agricola e il monitoraggio delle infiltrazioni mafiose nella filiera agrolimentare. “La crisi economica può effettivamente facilitare l’espansione dei fenomeni di illegalità, ma questo stato di cose si può rovesciare – ha sottolineato Caselli – dobbiamo partire da un recupero dei valori della legalità. La cultura della legalità è il migliore strumento di lotta a tutto ciò che è malavitoso, ed è alla base del contrasto della contraffazione. Perché – ha concluso Caselli parafrasando Falcone – la mafia, come ogni vicenda umana, ha un inizio, uno sviluppo e una fine: basta volerla”. Così, la relazione di Fabrizio Di Marzio ha ricostruito le principali problematiche della tutela giuridica del “made in” evidenziando come da “segno di comunicazione” possa diventare per determinati settori come l’agroalimentare una “certificazione di qualità del sistema Paese, specie se adoperato nella dizione full made in”, mentre il direttore regionale di Coldiretti Alberto Bertinelli ha rilevato che la tutela del made in Italy oggi non sarebbe possibile senza lo “straordinario lavoro attuato dalle forze armate nel contrasto alla criminalità nel settore agroalimentare che garantisce all’Italia il primato europeo nell’attività di controllo come dimostrano le tante operazioni portate ogni anno a termine da Nas, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze di Polizia”. Spunti diversi di riflessione, su cui Caselli ha chiuso il cerchio con un monito: “la magistratura deve allargare i suoi orizzonti affinando una nuova cultura per l’interesse agroalimentare – ha concluso – le leggi sulle frodi alimentari sono ben congeniate, ma i problemi derivano dalla mannaia della prescrizione che incombe e spesso scatta per reati come questi, che non prevedono sanzioni pesanti”. Nel corso della mattina, è stata presentata l’esposizione dei prodotti recuperati da Coldiretti sui mercati mondiali simbolo del finto made in italy: dalla pasta al pecorino, dai prosciutti al parmigiano fino ad arrivare alle passate di pomodoro, ai  liquori, al vino e all’olio. Una curiosità: in molti casi, questi prodotti contraffatti, per attrarre i consumatore fanno esplicita richiamo ad una “particolarità” purtroppo tutta italiana: la mafia. Insomma, oltre al danno la beffa.

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