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Pescara: Federmanager denuncia licenziamento anomalo alla Saga

 

La Saga, società di proprietà per l’85% di enti pubblici, con una procedura assolutamente anomalalicenzia un dirigente considerato esubero per effetto di una riorganizzazione aziendale.

La Federmanager, associazione dei dirigenti aziende industriali e aderente alla CIDA, è l’unica firmataria, con Confindustria, del contratto collettivo nazionale del lavoro dei dirigenti. Eppure, nel caso specifico, il management della Saga convoca le organizzazioni sindacali dei lavoratori e omette di convocare quella che istituzionalmente rappresenta la dirigenza.

Il ccnl prevede che l’associazione sindacale vada informata quando ci sono modifiche nell’organizzazione del lavoro, anche se non direttamente incidente sulla funzione del dirigente. Eppure non siamo stati convocati né in altro modo informati, se non attraverso gli organi di stampa, di una riorganizzazione che prevede la soppressione di una posizione organizzativa e il conseguente, per l’azienda, licenziamento del dirigente. Il licenziamento di un qualsiasi dipendente è un atto grave che coinvolge e sconvolge la vita delle persone e delle loro famiglie e mai potrà essere considerato un semplice atto burocratico. Lo è ancora di più quando a farlo è un’azienda a capitale interamente pubblico con un consiglio d’amministrazione in regime di prorogatio e con modalità che violano le procedure contrattuali. Noi siamo per il merito, per il riconoscimento dei valori professionali e dell’etica d’impresa. Come dirigenti industriali veniamo fuori da selezioni che nelle aziende private si rinnovano quotidianamente. Molte volte ci troviamo a pagare colpe non nostre ma che appartengono, come in questo periodo, a crisi strutturali. Assistiamo dirigenti che, per crisi aziendali, risolvono il loro rapporto di lavoro e in silenzio e con dignità portano il peso dell’imprevedibile e non meritata disoccupazione. Mai è stato nostro intendimento difendere gli incapaci ed appesantire le aziende di costi che non producono corrispondente valore. Le aziende vivono di dirigenti che sistematicamente raggiungono gli obiettivi aziendali e creano valore per l’intera organizzazione. Nel caso specifico non c’è, né potrebbe esserci, alcun riferimento a valutazioni di merito e/o demerito. Si tratta senz’altro di un processo di riconversione e riorganizzazione che prevede una sola ed unica eccedenza che va eliminata come un costo di qualsiasi natura. Questo è un procedimento che allarma e crea delle perplessità ed è impossibile condividere. Non è comprensibile che si proceda ad azioni di questo tipo senza aprire un confronto con l’associazione a cui il dirigente aderisce, firmataria del contratto collettivo di lavoro dei dirigenti industriali, e adottato dalla Saga.

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Nel settembre 2010 il direttore generale Stromei ha lasciato l’incarico e l’azienda. Nel gennaio 2011 è stato assunto il nuovo direttore generale confermando nei fatti una organizzazione con due posizioni dirigenziali. Dopo circa nove mesi si è passati ad una organizzazione con un unico dirigente. L’altro ora deve fare le valigie. Rispetto a questo percorso qualche domanda ci viene spontanea:

• Perché un’azienda che avverte la necessità di rivedere l’organizzazione procede preventivamente ad assumere un nuovo dirigente?

• Perché l’unico dirigente rimasto, che aveva collaborato con un vertice aziendale coordinato da uno dei più noti ed affermati imprenditori locali, dopo anni di esperienza specifica non viene sperimentato nella posizione superiore con obbiettivi definiti e valutato rispetto al conseguimento degli stessi?

• Perchè non si individua possibili aree di ricollocazione nel contesto più ampio in cui è inserita l’azienda?

• Perché l’organizzazione sindacale firmataria del ccnl dirigenti non è chiamata a discutere del processo in atto?

Ci sembra di capire che l’azienda non abbia verificato nessuna possibilità di ricollocazione nel sistema, cosa che tutte le aziende, parliamo di quelle private, che appartengono a gruppi articolati fanno normalmente rispetto all’atto brutale del licenziamento. Non vorremmo trovarci all’improprio e desolante spettacolo di una riorganizzazione aziendale adottata come pretesto per un intervento punitivo per una fattiva e costruttiva collaborazione fornita ad un management diverso dall’attuale. Non ci spingiamo a valutazioni di tipo legale che saranno definite nelle sedi opportune, ma sicuramente è impossibile condividere una gestione così approssimativa e semplicistica del rapporto di lavoro che, tra l’altro, solleva dubbi pure sul rispetto dei valori che dovrebbero essere propri delle aziende, siano esse pubbliche o private. Come associazione dei dirigenti abbiamo già espresso all’azienda la nostra contrarietà alla prassi seguita e la volontà di attivarci a difesa del contratto collettivo sottoscritto dalle parti, nonchè dell’onorabilità professionale dei nostri associati e del potere di rappresentanza della nostra associazione e confidiamo di avere ascolto alle nostre ragioni dall’ente proprietario che ha, tra l’altro, in programma l’assunzione di sei dirigenti.

Il presidente

Florio Corneli

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