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Pescara, crollo palazzine Ater: l’assistenza alle popolazioni sia un investimento

Dopo l’ordinanza di sgombero delle tre palazzine di via Lago di Borgiano il Comune si è mobilitato in supporto delle 235 persone sgomberate dalle palazzine Ater inagibili.
Il sindaco giorni addietro ha detto di aver attivato una “rete di protezione che si articola in strutture alberghiere e una comunale in via Valle Furci, oltre a quelli che hanno trovato ospitalità da parenti e amici”. E che la Regione Abruzzo ha stanziato 650 mila euro per la sistemazione di 46 immobili complessivi. Come Comune, ha chiesto lo stato di emergenza e ha annunciato che potrebbero aprirsi normative per ottenere nuovi finanziamenti.
Il pensiero va alla legislazione che è stata applicata anche in altre emergenze abitative, cioè al Cas, il fondo per l’autonoma sistemazione garantito a chi resta senza casa in forza di una calamità. Come è accaduto per il terremoto dell’Aquila e di Amatrice.
Con il senno del poi, visti i miliardi che sono stati investiti tra alberghi e autonoma sistemazione senza che i fondi lasciassero niente alle popolazioni colpite e al territorio, si potrebbe gestire il Cas per assegnare gli alloggi invenduti di Pescara alle 235 persone sgomberate e riconoscere ai canoni versati a titolo di affitto valenza di “acconto in acquisto”. In tale direzione già diversi esponenti politici e della cittadinanza si sono pronunciati favorevolmente.
Una scelta che non solo consentirebbe all’Ater di rigenerarsi con un patrimonio immobiliare nuovo ma sosterrebbe pure l’economia del territorio che patisce da anni una crisi edilizia senza precedenti: insomma, l’assistenza da puro assistenzialismo si trasformerebbe in puro investimento.

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