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Pescara, Confindustria: reggono Turismo ed export, crisi per porto e Val Pescara

Pubblichiamo, di seguito, il discorso del Presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero, tenuto nel corso dell’Assemblea Generale dei Soci, parte pubblica che si è svolta il 22 giugno 2012 alle ore 17.00 presso la sede di Via Raiale.
Relazione sull’economia e azioni messe in campo da Confindustria Pescara.
Ospiti dell’evento il Prof. Giuseppe Di Taranto e la Vice Presidente di Confindustria Antonella Mansi.

Carissimi Colleghi Imprenditori, Autorità, interlocutori del mondo sindacale e dell’educazione, ospiti tutti, grazie per la vostra presenza oggi a due anni dalla mia elezione a Presidente
dell’Unione Industriali di Pescara, e soprattutto grazie per la continuità di dialogo e di relazioni intrattenute in questo periodo così difficile.
Il nostro lavoro di Associazione parte da una certezza che diventa ancora più forte in momenti di crisi come l’attuale. Associarsi e fare rappresentanza è sempre meno sollecitare e chiedere e sempre più proporre e FARE, insieme. Il nostro territorio, non mi stancherò mai di dirlo, sarà coeso e capace di crescere solo e soltanto se riesce a creare legami e generare valore attraverso l’interazione di tutte le sue parti.
Tradizionalmente, la nostra Assemblea è il momento in cui si fa il punto sull’economia ma è anche l’occasione per delineare le azioni intraprese e le nostre responsabilità future come Associazione.

Per questo motivo sono particolarmente grato ai nostri due prestigiosi ospiti, che con la loro presenza rendono straordinariamente prezioso l’odierno incontro e ai quali va il mio più cordiale benvenuto: Antonella Mansi, Vice Presidente di Confindustria e il Prof. Giuseppe Di Taranto, economista Luiss e noto opinionista.
Il quadro internazionale
Nel 2011 l’economia mondiale ha rallentato. Il prodotto è cresciuto del 3,9 per cento, dal 5,3 dell’anno precedente. Il divario tra i ritmi di sviluppo delle principali aree si è accentuato: quello delle economie avanzate si è dimezzato (all’1,6 per cento), mentre quello dei paesi emergenti e in via di sviluppo si è ridotto in misura assai più contenuta (al 6,2), fornendo il contributo principale alla crescita mondiale. La fase di debolezza congiunturale è proseguita nel primo trimestre del 2012, più accentuata in Europa, meno negli Stati Uniti e nelle economie emergenti.
Secondo l’OCSE, in quattro anni di crisi i paesi del G20 hanno perso 21.3 milioni di posti di lavoro: a fine 2011 il numero di disoccupati aggregati è di 101 milioni, di cui 37 milioni tra i 15 e i 24 anni.
Nell’industria, vuoti di domanda e credit crunch penalizzano soprattutto i paesi avanzati.
Le tensioni sul debito sovrano si sono riacutizzate nelle ultime settimane, con il diffondersi di nuovi timori sull’intensità della crescita mondiale, sull’instaurarsi di una spirale negativa tra bassa
crescita, peggioramento dei conti pubblici e difficoltà di sistemi bancari.
Le ripercussioni della crisi in Italia
Il PIL italiano è del 6% inferiore al livello pre-crisi, mentre Stati Uniti e Germania hanno già riguadagnato quel livello nel corso del 2011.
Da circa un anno nel nostro Paese assistiamo ad un deterioramento delle condizioni economiche e ad un allontanamento dalla ripresa. La produzione industriale, dopo uno stentato recupero a giugno
2012 di meno della metà dei 25 punti percentuali persi nella recessione del 2009, è caduta del 5 per cento. Il prodotto interno lordo è diminuito dalla scorsa estate per tre trimestri consecutivi,
con una perdita complessiva di circa 1,5 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione è salito, da luglio allo scorso marzo, da poco più dell’8 per cento a quasi il 10; fra i giovani con meno di 25 anni, dal 28 al 36 per cento. A maggio il CSC ci ha confermato che la ripresa si allontana: la
domanda interna (specie i consumi) cala più del previsto e l’export ha perso slancio rispetto a qualche mese fa, nonostante il commercio mondiale vada meglio; l’aumento del numero di persone in cerca di occupazione conferma le difficoltà dei bilanci delle famiglie (che tendono ad accumulare risparmio precauzionale), mentre i margini delle imprese sono erosi dai maggiori costi unitari, anche del lavoro. Il credit crunch si è ulteriormente accentuato, sebbene i tassi abbiano smesso di salire; le banche denunciano tuttora difficoltà di raccolta e tendono a diminuire gli attivi.Ma dobbiamo ricordare che oltre a subire gli effetti della crisi, l’Italia soffre dalla metà degli anni 90 della malattia della lenta crescita. Da allora il dinamismo del PIL italiano si discosta sensibilmente da quello delle altre maggiori economie.
Anche i dati sul primo trimestre 2012 confermano la cattiva performance con un -1,3% rispetto al primo trimestre del 2011. La competitività italiana di prezzo e costo peggiora, ma il Paese
difende i primi posti a livello mondiale nel tessile, nell’abbigliamento, nel cuoio, pelletteria e calzature, nella meccanica. Risultati ottenuti grazie alla trasformazione del manifatturiero e all’innalzamento del valore aggiunto, con una forte rispecializzazione settoriale: il peso sull’export del made in Italy legato a moda e design è sceso dal 21,5% del 1991 al 13,9% del 2011; quello dei beni a maggiore intensità tecnologica ed economie di scala è salito dal 60,8% al 66,9%. Questo è il frutto di un riorientamento delle vendite all’estero verso mercati di sbocco più promettenti, sebbene le imprese italiane facciano fatica a presidiare i mercati geograficamente più lontani e dinamici come Cina e India. In questo senso le imprese che esportano e si internazionalizzano vanno assolutamente sostenute.
La percentuale di imprese che avverte un inasprimento delle condizioni di finanziamento, sul finire del 2011 si è attestata, in tutti i settori, su livelli compresi tra il 35% e il 45%, valori molto elevati
e paragonabili a quelli osservati nelle fasi più severe della crisi dell’autunno 2008. La modesta attività di investimento è stata accompagnata da crescenti difficoltà di accesso al credito bancario.La zavorra italiana continua ad essere la bassa produttività del lavoro. Le leve su cui intervenire sono quindi conoscenza, concorrenza, burocrazia e partecipazione al lavoro. Le imprese possono cercare così la propria strada verso la ripresa ma hanno bisogno di una politica economica che affronti le principali emergenze.
In questa direzione per il nostro Paese, insieme al nostro Presidente Giorgio Squinzi, continuiamo a segnalare con forza come prioritaria la riforma della pubblica amministrazione a tutti i livelli e un drastico alleggerimento del carico fiscale per le imprese. Nel confronto Europeo l’Italia anche dopo le riforme resta tra i Paesi con la pressione più alta sul reddito da imprese (31,4% contro la medie
UE17 del 26.,1%). Altra priorità: accelerare i pagamenti e gli investimenti pubblici per dare ossigeno alle imprese. In alcuni paesi europei gli investimenti pubblici hanno un ruolo propulsivo sia per la crescita del Pil che per la produttività. L’Italia si contraddistingue, invece, per una riduzione dell’incidenza degli investimenti pubblici sul Pil tra il 2000 e il 2010 (-0,3 punti percentuali).
Forse è il momento di incominciare a proporre con decisione che gli investimenti infrastrutturali, per esempio, non rientrino nel patto di stabilità per evitare che si crei una spirale negativa che veda solo tagli senza possibilità di crescita.
Economia regionale e provinciale
Dopo una lieve ripresa nel 2010, nel 2011 anche l’economia regionale ha mostrato segni di cedimento.
Nella media dell’anno, la produzione industriale ha continuato a espandersi (+0,6%), pur se più stancamente rispetto al 2012, grazie alla tenuta dell’export nei principali settori di specializzazione
(mezzi di trasporto, alimentare, mentre è in calo il Made In Italy che segue la tendenza nazionale). Secondo le recenti indagini della Banca d’Italia, le imprese manifatturiere che avevano adottato
strategie di internazionalizzazione in risposta alla crisi hanno mostrato risultati migliori della media. Persistono ampi margini di capacità produttiva inutilizzata; gli investimenti hanno continuato a essere frenati dalla debolezza della domanda interna e nell’ultima parte dell’anno, i segnali di
peggioramento del quadro macroeconomico e l’incertezza sull’evoluzione delle condizioni di mercato hanno spinto le imprese a ridimensionare i piani produttivi e di investimento per il 2012. Anche la recente indagine Cresa sul primo trimestre 2012 conferma risultati non incoraggianti a livello regionale: di segno negativo rispetto al trimestre precedente le variazioni di produzione (-3,5%), fatturato (-5,6%) e ordini interni (-6,2%). I recenti dati Istat sull’export delle Regioni danno in riduzione anche le esportazioni abruzzesi (I trimestre 2012 marzo -4,3%) con la controtendenza dei settori agricoltura e prodotti alimentari che registrano crescite significative.
Secondo la recente indagine di Banca D’Italia, l’occupazione è mediamente cresciuta nell’anno ma ha mostrato un rallentamento negli ultimi mesi del 2011 e si mantiene a livelli inferiori a quelli precrisi. Seppure in progressiva riduzione, è rimasta elevata la quota degli occupati che, avendo fruito dei trattamenti della Cassa integrazione guadagni, non hanno contribuito effettivamente
all’attività produttiva. Il tasso di disoccupazione è leggermente diminuito (dall’8,8 del 2010 all’8,5 % del 2011), allineandosi al dato medio nazionale, ma rimane ancora elevato tra la popolazione giovanile (25,6% per i giovani tra i 15 e 24 anni; 14,6% tra i 25 e i 34 anni). In attesa dei
dati sul 2012, quelli rilevati dal Cresa per il primo trimestre non sono però incoraggianti. Su queste fasce di età aumenta inoltre in maniera preoccupante il numero dei NEET (not in Education,
Employment or Training): 20,3% nel 2011. Questi dati non devono farci dimenticare che l’Abruzzo presenta un grado di scolarizzazione più elevato della media italiana, con partecipazione scolastica e
livelli di apprendimento superiori al Mezzogiorno. I prestiti bancari in regione restano in linea con il ciclo economico: il tasso di crescita (al netto delle sofferenze e delle operazioni pronti contro termine) dopo essere aumentato nel corso dell’anno, è diminuito nella parte finale del 2011, attestandosi a dicembre all’1,9 per cento Maggiormente colpite le PMI. Nei primi mesi del 2012 la
dinamica dei prestiti si è ulteriormente indebolita (0,6% a marzo). Il problema dell’accesso al credito resta quindi un sintomo di malessere ma anche un fattore di criticità per le imprese: alla fine
del 2011 il tasso di espansione sui dodici mesi del credito erogato in regione dai primi cinque gruppi bancari nazionali è risultato prossimo allo zero, mentre quello delle restanti banche si è
attestato al 2,8 per cento. Tale andamento è imputato al calo delle richieste di finanziamento finalizzate agli investimenti produttivi mentre è ulteriormente aumentato il fabbisogno di fondi per il finanziamento del capitale circolante e per la ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda più in particolare l’economia della nostra Provincia, dalla recente indagine della CCIAA di Pescara è emerso che il tasso di sviluppo dell’intera nostra provincia è passato da +1,1% del 2010 a -1,0% del 2011, riducendo così la performance dello scorso anno e posizionando Pescara al di sotto della media regionale (0,11%) e nazionale (-0,04%).
Gli unici due dati positivi, riguardano il Turismo e l’Export. Dopo il trend negativo del 2010, il turismo nel 2011 fa registrare un aumento di arrivi e presenze nella nostra provincia: del 8,91% i
primi e del 13,26% le seconde. Per quanto riguarda l’export le esportazioni totali sul valore aggiunto della nostra provincia sono passate dal 6,7% del 2010 al 8,7% del 2011. Il settore trainante è quello della Metalmeccanica ed elettronica, che da solo rappresenta il 41,9% delle esportazioni della provincia, seguito dalla Moda (23,1%) e dalla Chimica, gomma e plastica (16,1%). Diminuiscono le esportazioni per i settori Legno e carta ed Altra industria,
seguendo il trend regionale. Continua la crescita dell’ Agroalimentare pescarese (+26%).
Secondo il Cresa nel primo trimestre 2012 il sistema manifatturiero pescarese dimostra un andamento congiunturale migliore di quello regionale con incrementi interessanti di export e ordini esteri.
Rispetto al primo trimestre del 2011 è in crescita il portafoglio ordini esteri. In calo l’occupazione su base trimestrale e, soprattutto, annua. Le aspettative a sei mesi su produzione, fatturato e ordini
interni sono meno pessimistiche della media, quelle sugli ordini esteri ottimistiche.Pur in questo contesto difficile quindi, il nostro territorio mantiene quella vocazione all’export che si dimostra driver fondamentale per tornare a crescere.
Il vortice di tensioni economiche, lo abbiamo appena visto, ha cambiato radicalmente lo scenario in cui le nostre imprese si trovano ad operare. A questo si aggiungono alcune criticità che pesano sulle imprese del territorio e ne frenano ancor di più la ripresa.
Mi riferisco in particolare alla drammatica situazione del dragaggio del porto di Pescara, alla crisi dell’Area Val Pescara, all’impellenza di supportare Poli di Innovazione efficaci, al soffocante peso della pressione fiscale, ai ritardati pagamenti della pubblica amministrazione e alla lentezza della politica rispetto ai bisogni di un mondo che cambia velocemente e che ha bisogno di risposte
rapide ed in tempi certi. Su queste abbiamo voluto intervenire con determinazione, in
sinergia con gli altri attori del territorio, per trovare soluzioni che devono essere possibili e rapide. Le ormai note vicende relative al Porto di Pescara hanno portato ad una situazione di crisi conclamata non soltanto del settore della pesca in genere ma anche e più profondamente dell’imprenditoria legata ai servizi portuali ed alla distribuzione petrolifera nonché alla
filiera turistica. Il nostro Centro Studi ha effettuato una ricognizione della drammatica situazione in cui versa ad oggi i Porto di Pescara: un’economia portuale ferma della quale abbiamo approntato una temporanea stima dei danni diretti ed indiretti (ad esclusione del settore Pescara di cui siamo in attesa dei dati da Federpesca) che potrebbe superare nel 2012 i 211 milioni di euro. Abbiamo già coinvolto la locale Prefettura su questa crisi strutturale, che rischia di diventare un vero e proprio allarme sociale. Abbiamo chiesto un fattivo intervento istituzionale per trovare soluzioni
intermedie che consentiranno alle imprese che operano sul Porto di accedere a forme di agevolazione volte a superare l’attuale momento di stallo. Sull’area di crisi VAL PESCARA il tavolo di lavoro istituzionale ha lavorato con velocità e determinazione, grazie innanzitutto
all’accordo tra associazioni datoriali e sindacati nel quale abbiamo indicato alla politica le priorità per i futuri interventi. Sull’Area pesa ulteriormente come un macigno la situazione del Polo Chimico di Bussi. Conciliare investimenti e tutela del territorio resta una priorità che continueremo a perseguire. Siamo fermamente avviati sulla strada del cambiamento offrendo alle nostre imprese strumenti operativi e concreti per nuovi modelli di business: mi riferisco alle RETI DI IMPRESA e ai POLI DI INNOVAZIONE di emanazione Confindustriale. In particolare il Polo di Innovazione Energia UNINNOVA è una realtà che racchiude ben 45 associate (tra PMI, Università e Enti di ricerca), per un totale di circa 2.850 addetti con un fatturato complessivo di circa 450 milioni, con una estrema rappresentatività settoriale. Sappiamo che il soffocante peso della pressione fiscale e i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione hanno portato alcuni imprenditori in difficoltà a prendere decisioni estreme e drammatiche. Confindustria Pescara non può e non deve restare in
silenzio dinanzi a questi episodi. La nostra azione è stata rivolta ad individuare con Prefettura, Abi e Equitalia strumenti operativi a sostegno dell’impresa e a fondare un gruppo di lavoro a
supporto degli imprenditori in tempo di crisi aziendale.In Confindustria Pescara sappiamo che la capacità delle nostre imprese e del loro futuro si basa sicuramente anche sulla qualità e professionalità delle persone in azienda. Per questo e con lo sguardo puntato in avanti mi piace concludere questa veloce carrellata sulle attività associative con IMPRESA IN ACCADEMIA.
Alla sua seconda edizione, è un progetto con cui abbiamo coinvolto facoltà universitarie e imprese. Un programma innovativo e concreto, ricercato e apprezzato dai giovani, che soddisfa il loro
bisogno di orientamento, la necessità di confronto con gli attori del mondo del lavoro, l’esigenza di diffondere cultura d’impresa e sviluppare nuova imprenditorialità.
Concludo: vogliamo restare espressione del cambiamento sul territorio. Continueremo con tutti voi a proporre iniziative che
portino novità, efficienza e concretezza all’interno del mondo confindustriale e nella nostra provincia.
Nel dialogo quotidiano con gli imprenditori associati abbiamo avuto la soddisfazione di sentire affermare che Confindustria Pescara “non è un club ma una community, in cui anche l’ultimo arrivato può portare proposte ed idee”, “è un contesto in cui sentirsi protagonisti con gli altri” e ancora “è un moltiplicatore di contatto” “che offre opportunità di imparare sempre qualcosa di nuovo e apre la mente anche per future attività professionali”. Il nostro posto è accanto agli imprenditori. Confindustria Pescara resterà sempre la loro casa: una associazione per condividere,
costruire e sentirsi uniti.
Come imprenditori, come associati, come cittadini e come genitori continueremo ad assumerci la responsabilità di non demordere, con la consapevolezza che le nostre imprese sono un valore per l’intera società.
Grazie a tutti.
IL PRESIDENTE ENRICO MARRAMIERO

Le foto della giornata sono disponibili nella Galleria Eventi

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