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Pescara, Confesercenti: rispettare chiusure o pmi muoiono

 

La richiesta di una totale e indifferenziata apertura domenicale e festiva dei negozi che sta arrivando dai Comuni e da alcune associazioni di consumatori sta facendo solo il gioco delle grande distribuzione,

e rischia di far crescere di molto il già pesantissimo numero di imprese commerciali nell’area urbana di Pescara costrette a chiudere le saracinesche. A questo punto, se si insiste con la richiesta di andare oltre le 38 aperture domenicali e festive delle attività commerciali, chiediamo che la politica abbia il coraggio di stabilire che di domenica restino aperti anche gli uffici pubblici, le banche e le scuole». La proposta provocatoria arriva dal vertice di Confesercenti Pescara, attraverso il presidente Bruno Santori ed il direttore Gianni Taucci, dopo la conferenza dei servizi in cui i Comuni hanno annunciato la volontà di anticipare, pur in assenza di una legge di recepimento, la liberalizzazione totale delle aperture commerciali nei giorni domenicali e festivi. Alla luce di questa richiesta, il vertice dell’associazione imprenditoriale ha scritto ai sindaci di Pescara, Montesilvano, Spoltore, Città Sant’Angelo e Cepagatti – i Comuni della provincia di Pescara che ospitano i centri commerciali – per chiedere di prevedere l’apertura costante degli uffici pubblici anche di domenica e inserirlo già nei bilanci 2012. «Gli amministratori locali insistono con la necessità di far restare aperti i negozi anche di domenica, facendo finta di voler assecondare una imprecisata richiesta dei consumatori che invece, statistiche alla mano, consumano e spendono sempre meno. La verità è che la politica locale è troppo spesso prona alle richieste della grande distribuzione, e preferisce colpire ancora le piccole e medie imprese, per le quali restare aperti di domenica vuol dire fare uno sforzo economico rilevante per pagare gli straordinari dei dipendenti, sforzo che non si ripaga con i pochi incassi. La torta dei consumi d’altronde non cambia se si resta aperti anche di domenica». «Ora – dicono i vertici di Confesercenti – se c’è l’esigenza sfrenata di fare shopping di domenica, ci sarà la stessa esigenza anche di pagare una bolletta, sbrigare una pratica edilizia, fare un versamento in banca, rinnovare la carta d’identità. La conciliazione dei tempi non può essere sempre a senso unico e a sfavore del commercio urbano: i commercianti e i loro dipendenti hanno gli stessi diritti degli altri. Se lavorano, devono mandare i figli a scuola e allora i Comuni si facciano carico di pagare gli straordinari dei dipendenti. La festa è per tutti o non è per nessuno». Intanto, assieme alla lettera, è partita la richiesta ai sindaci di sottoscrivere il patto di stop alla grande distribuzione e di farsi mediatori di un confronto con i proprietari immobiliari per calmierare i prezzi degli affitti commerciali: «Questi sono i compiti che i commercianti si aspettano dai sindaci, assieme ai parcheggi e ad una mobilità fluida», mentre nei prossimi giorni verranno convocati i consiglieri regionali eletti a Pescara per chiedere un impegno formale contro la liberalizzazione delle aperture domenicali e festive che favoriscono solo la grande distribuzione.

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