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Pescara, Confesercenti: canone Rai su Pc, “siamo stupefatti”

«Gli strumenti che le istituzioni scelgono per far uscire l’Italia dalla crisi continuano a lasciarci stupefatti. Dopo aver pensato di liberalizzare gli orari trasferendo altre quote di mercato verso la grande distribuzione, ora si chiede ai commercianti e agli artigiani che hanno un pc o un palmare di pagare il canone Rai. Si tratta di una scelta ingiusta, assurda, incomprensibile contro cui ci opporremo in tutte le forme». Lo afferma la Confesercenti di Pescara attraverso il suo presidente Bruno Santori e il direttore Gianni Taucci.

«La direzione nazionale di Confesercenti ha già posto un quesito formale al ministero dello Sviluppo economico – dicono Santori e Taucci – perché riteniamo che si tratti di una formula senza alcun senso. D’altronde chi ha già ricevuto la cartella parla di cifre che superano i 400 euro anche se si possiede solo un pc o un palmare. Si tratta di vera vessazione ai danni delle imprese: siamo tornati alle vecchie logiche delle piccole attività prese come “bancomat”, cui attingere in caso di bisogno. Ma le imprese hanno esaurito la pazienza, oltre che le riserve, e ci opporremo a questo ennesimo schiaffo».

Imprese in rivolta per le richieste di pagamento del canone Rai. Nel mirino ci sono tutti, dal casaro all’autotrasportatore. Stanno fioccano su milioni di imprese e lavoratori autonomi – dice Rete Imprese Italia – le richieste della Rai per esigere il pagamento del canone per il possesso di apparecchi come pc, ipad e smartphone, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi tv. Si tratta di un canone speciale dovuto in virtu’ di un Regio Decreto del 1938. ”Un balzello assurdo – dice Rete Imprese – le aziende dovranno sborsare 980 milioni”.

”Ci stanno giungendo centinaia di segnalazioni da parte di aziende e studi professionali a cui la Rai richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o piu’ computer collegati in Rete.

In assenza di una determinazione in tal senso del Ministero dello sviluppo economico che non ci risulta esistere, la richiesta della Rai e’ illegittima”. E’ quanto denuncia l’Aduc.

”Ci siamo gia’ occupati della vicenda a proposito di analoghe richieste che alcuni anni fa venivano mosse alle famiglie – ricorda l’associazione per i diritti dei consumatori – dopo interrogazioni parlamentari alla Rai, il ministero dello Sviluppo economico rispose: ‘In considerazione del fatto che non sussiste ancora una interpretazione univoca circa la individuazione degli apparecchi, diversi dai televisori tradizionali, atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni, si ritiene opportuno procedere ad un approfondimento tecnico-giuridico della questione, anche attraverso il confronto con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico’.

Grazie ai Senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, l’Aduc ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministero dello sviluppo economico : ”E’ peraltro evidente – osserva l’associazione- che obbligare un’azienda a pagare un abbonamento TV per il solo fatto di avere dei pc e’ paradossale. Primo, perche’ il computer e’ uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attivita’ lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro. Secondo, perche’ in un momento di grave crisi economica, si andrebbe a colpire d’improvviso il mondo produttivo per un importo superiore al miliardo di euro pur di tener in vita la Rai”.

 

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