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Pescara Calcio, crac del 2008: “i politici chiedevano i biglietti”

Mentre la Pescara Calcio stava fallendo sommersa dai debiti, i consiglieri del Comune di Pescara, incuranti della gravità della situazione, continuavano a far pervenire richieste al curatore fallimentare per ottenere biglietti omaggio. Siamo a cavallo tra il 2008 e il 2009: il Pescara era in C1. A ottobre L’imprenditore salernitano Gerardo Soglia lascia la squadra senza più un centesimo in cassa. Al gruppo guidato da Soglia subentra una società svizzera che però non ripiana i dieci milioni di debito. Dal 19 dicembre del 2008 al 18 marzo del 2009 la gestione della società passa in mano al curatore fallimentare, il commercialista Saverio Mancinelli. In quei mesi non c’erano più soldi e anche per garantire le trasferte alla squadra dovettero intervenire i tifosi (l’associazione Pescara Siamo Noi), tirando fuori di tasca loro gli euro necessari a pagare spostamenti e alberghi. Nello stesso periodo, i consiglieri del Comune, non facendosi alcuno scrupolo, hanno proseguito a richiedere a Mancinelli (che puntualmente rispondeva con un secco «Assolutamente no!») gli accrediti per le partite dei biancazzurri, che tra l’altro in quel periodo nemmeno giocavano all’Adriatico, non agibile a causa dei lavori di ristrutturazione per i Giochi del Mediterraneo, ma a Lanciano o a Vasto. I prezzi dei biglietti erano anche alquanto bassi.
Tanto per fare un esempio abbiamo preso la richiesta, inviata via fax lunedì 19 gennaio 2009 alle 9.24 avente come oggetto: «Accredito consiglieri comunali di Pescara per la partita di campionato del 25.01.2009 Pescara – Ternana». «In riferimento all’oggetto», scriveva Vincenzo Dogali, l’allora presidente del consiglio comunale e firmatario della richiesta, «si comunicano i nominativi dei consiglieri comunali da accreditare». Seguiva l’elenco con i trenta nomi. L’ultima frase del fax è emblematica di un sistema che evidentemente era del tutto normale e forse non dissimile da quello attuale: «Si prega di far pervenire i tagliandi entro la mattina di giovedì 22 gennaio 2009». Scorrendo l’elenco, ai primi due posti ci sono i nomi dell’attuale sindaco Luigi Albore Mascia e dell’assessore Marcello Antonelli, entrambi del Pdl. Quest’ultimo nei giorni scorsi, in una nota, diceva: «I consiglieri o gli assessori che vogliono andare allo stadio fanno la fila ai botteghini come tutti gli altri cittadini-comuni mortali e se lo comprano il biglietto». Forse tre anni e mezzo fa, le file erano troppo lunghe. Il terzo nome invece è quello di Stefano Casciano, attuale segretario cittadino del Pd, che dopo lo scoppio del caso tessere omaggio, ha parlato di «polemica inutile». Altri nomi sono quelli degli assessori Guido Cerolini Forlini e Roberto Renzetti del Pdl, dei consiglieri del Pd Enzo Del Vecchio, Moreno Di Pietrantonio e Gianluca Fusilli (gli ultimi tre hanno dichiarato di non aver mai richiesto biglietti o abbonamenti alla Pescara Calcio). Dell’attuale centro destra, in quella lista figuravano i nomi di Amedeo Volpe di Pescara Futura e di Lorenzo Sospiri del Pdl. Sospiri, in una nota, non ha condiviso «chi tenta di strumentalizzare tale vicenda per dipingere la classe politica locale come la solita casta di privilegiati che tenta di entrare a scrocco allo stadio».
«Al di là del fax», racconta Mancinelli, «dopo il mio diniego subivo chiamate con consiglieri che facevano la voce grossa per ottenere il biglietto e che avrebbero riferito del mio rifiuto non si sa a chi. Non c’era un euro in cassa e avrei dovuto anche pagare i diritti Siae sui loro biglietti omaggio. Non si trattava di richieste, ma di vere e proprie imposizioni».

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