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Pescara: bene aeroporto, ma serve rilancio turismo incoming

L’Aeroporto d’Abruzzo rimane scalo di interesse nazionale. È quanto deciso dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che ha emanato l’Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale. 

L’atto, che recepisce gli orientamenti della comunità europea, ha individuato un elenco di 31 scali aeroportuali di interesse nazionale sui 112 aeroporti italiani e tra questi figura quello di Pescara; mentre gli aeroporti appartenenti ad un altro elenco rimarranno in attività solo per decisione (e per finanziamenti) delle regioni e delle autorità locali.

Per l’Aeroporto d’Abruzzo si tratta di un grande risultato, che allontana del tutto le ipotesi di ridimensionamento che avrebbero avuto pesanti ripercussioni sull’intera regione.

 “La notizia è sicuramente una “buona notizia” ma c’è ancora tanto da fare – ha sottolineato il leader di Pescara Capoluogo d’Abruzzo durante un incontro con alcuni operatori economici.

Avere uno scalo nazionale come trampolino verso l’estero per turisti e businessmen, non porta certo ricchezza al territorio, anzi, semmai la sottrae. Quindi non vedo cosa ci sia da esultare e da enfatizzare a seguito di questa seppur bella notizia.

 Il vero business, che nessuno ha mai supportato, è quello in cui gli scali diventano piattaforma tecnica per accogliere gente dal resto del mondo, il principale biglietto da visita. Ma chi ha avuto modo di entrare in aeroporto in questi hanni, ha solo potuto vedere una desolazione progressiva con negozi vuoti e silenzio spettrale.

 Abbiamo uno strumento buono con altrettante buone maestranze. Usiamoli per far arrivare gente piuttostoche per farla andare via. D’altronde non è difficile constatare come lo scalo lavori a pieno ritmo con il turismo outgoing: basta vedere quanta gente va a Londra per il fine settimana per farsi una mezza idea di come gira il turismo.

 In questi anni,- ha sottolineato Roberto Santuccione – a parte qualche spot e una miriade di inutili missioni impossibili all’estero, di operazioni su larga scala non c’è stata ombra. Il turismo, per la nostra regione, dovrebbe essere un punto fermo e grande creatore di PIL, e non solo per mare d’estate e montagna d’inverno.

 L’Abruzzo vive tutto l’anno mentre la politica dorme”.

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