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Pescara, Ato: consulenze d’oro centro dell’inchiesta

La mappa degli incarichi, delle consulenze e delle proroghe dei contratti all’ente d’ambito pescarese nel faldone dell’inchiesta che coinvolge 16 persone. La chiamata diretta era il sistema più utilizzato, nonostante non si potesse fare. Che il ‘partito dell’acqua’ gestisse l’Ato come un carrozzone clientelare si dice ormai da anni ma la procura certifica la mappa delle assunzioni irregolari e delle ‘chiamate dirette’. C’è anche questo nell’indagine partita da alcuni esposti della associazione Codici oltre ai viaggi e i pasti ‘di rappresentanza’ di D’Ambrosio pagati con i soldi pubblici e i sospetti sulla laurea dell’ex parlamentare.

Giorgio D’Ambrosio, Roberto Angelucci, Pasquale Cordoma, Gabriele Pasqualone (in qualità di componenti del cda dell’Ato), Fabrizio Bernardini (segretario generale), Nino Pagano, Alessandro Antonacci e Sergio Franci sono indagati per falso materiale e ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio in concorso.

L’accusa sostiene che avrebbero redatto un atto falso: si tratta della delibera 62 «apparentemente emessa il 29.10.2007) dal cda dell’Ato con la quale si prorogavano fino a fine 2009 gli incarichi già conferiti a Pagano (dirigente del servizio amministrativo), Alessandro Antonacci (dirigente dell’area tecnica), Sergio Franci (consulente dell’ente), Fabrizio Bernardini (segretario dell’ente).

In realtà, sostiene la procura, pur risultando emesso il 29 ottobre del 2007 l’atto era stato redatto «in epoca successiva in vista della liquidazione degli Enti D’Ambito». Con quel documento gli indagati avrebbero procurato «intenzionalmente» un «ingiusto vantaggio patrimoniale ai soggetti i cui incarichi venivano prorogati, tutti legati da rapporti di amicizia o di militanza politica ai componenti del cda».

E’ indagata per falso in atto pubblico e soppressione di atti veri in concorso (con D’Ambrosio, Angelucci, Cordoma, Pasqualone e Bernardini) anche Silvia Robusto, dipendente amministrativa dell’Ato pescarese.

Lei, sostiene l’accusa, sarebbe «l’autrice materiale» del registro delle delibere e su indicazione dei componenti del cda avrebbe cancellato sul foglio dove era registrata la delibera 62 l’oggetto originario (che era ‘affidamento fornitura servizio telefonia mobile operatore Vodafone’) scrivendo accanto ‘Provvedimenti in ordine alla struttura amministrativa’. Con l’oggetto sarebbe stata modificata anche la data di emissione della delibera. L’accusa riconosce anche l’aggravante «per aver commesso il fatto allo scopo di occultare il reato» della redazione di un atto falso.

LA CONSULENZA ESTERNA AFFIDATA SENZA SELEZIONE E SENZA PUBBLICITA’

E’ finita nel mirino degli inquirenti anche una consulenza affidata a luglio del 2007 «senza alcuna pubblicità e senza una preventiva procedura di selezione» alla società Metron Srl.

Per questo episodio sono indagati per abuso d’ufficio in concorso Giorgio D’Ambrosio, Roberto Angelucci, Franco Feliciani, Fabrizio Bernardini, Nino Pagano, Ercole Cauti e il commissario Pierluigi Caputi. Era il periodo in cui l’Ato, insieme alla Provincia di Ferrara, si era aggiudicato il progetto Adriatic Cooperation for Industrial Development per la realizzazione di un impianto di fitodepurazione.

Il finanziamento era di 170 mila euro (144 mila euro di fondi comunitari e 25 mila euro di cofinanziamento a carico dell’Ente) e secondo quanto previsto dalla convenzione l’Ato avrebbe potuto spendere al massimo 25 mila euro per ‘spese di consulenza esterna’. Il 30 luglio il cda «con voto unanime» decide di affidare direttamente la consulenza alla Metron Srl per «assistenza tecnico-scientifica». A fine settembre la società firma il contratto di affidamento e si stabilisce che sia la Metron a gestire le risorse previste dal budget di 88.936 euro. A ottobre il presidente D’Ambrosio chiede la rimodulazione del budget e aggiunge 28 mila euro alla voce consulenza: si passa così dai 25 mila (tetto massimo imposto per la consulenza esterna) ai 53 mila euro. Vengono invece ridotte le voci ‘personale interno’ che passano da 57 mila a 29 mila.

Ad aprile 2008 il commissario Pierluigi Caputi chiede, però, una nuova rimodulazione del budget con l’annullamento del personale Ato e il trasferimento di tutta la cifra alla società di consulenza esterna che arriva quindi ad ottenere 85.916 euro. Alla fine la società fatturerà complessivamente all’Ato 113.936 euro (iva inclusa) e l’Ato liquiderà 107.023 euro.

Per la procura il dirigente del servizio amministrativo, Nino Pagano, avrebbe attestato la regolarità delle fatture emesse «senza aver preventivamente verificato la veridicità della documentazione relativa ai costi che la Metron dichiarava» e avrebbe procurato «un ingiusto vantaggio alla società». Secondo la Procura, inoltre, l’azienda talvolta avrebbe richiesto il pagamento di spese «in alcuni casi del tutto prive di giustificazioni», ad esempio «viaggi, traduzioni, pubblicità ed organizzazione eventi» ma anche spese generiche come «spese vice, altre spese». Per tutto questo pagava l’Ato.

LE ASSUNZIONI

Poi ci sono gli affidamenti di incarichi di collaborazione. Per questo filone è indagato il dirigente del settore tecnico Alessandro Antonacci (abuso d’ufficio). Antonacci avrebbe «intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale ai destinatari delle delibere» che andavano a ricoprire incarichi non necessari in quanto, certifica la Procura, si trattava di «prestazioni professionali ordinarie, eseguibili anche da personale interno». Una spesa inutile, dunque.

A febbraio del 2006 Antonacci si serve della consulenza del geometra Mauro Monaldi (non indagato) per le procedure espropriative: costo 5.600 euro. A maggio del 2006 Antonacci conferì un incarico di collaborazione all’ingegner Graziana Di Michele (non indagata) per occuparsi della ‘direzione e contabilità Lavori’ della costruzione di un tratto di condotta fognante nella frazione Fontanelle di Atri. Ma l’incarico, dice l’accusa, era già stato affidato ad un dipendente interno. Altra spesa inutile. Sempre nello stesso mese Antonacci si sarebbe liquidato 58.988 euro per ‘incentivazione parziale alla prestazione del Rup’. Altri 26 mila euro sono stati girati al suo staff. Tutto questo sarebbe avvenuto «in violazione dell’obbligo di astensione e del principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti».

Nel dicembre del 2003, infatti, Antonacci era stato nominato responsabile unico del procedimento di tutte le opere incluse nella programmazione dell’ente e per questo veniva già regolarmente pagato senza necessità di erogare ulteriori extra. Una nuova ‘auto-liquidazione’ viene rintracciata ad aprile del 2006 per 2.283,42 euro. La firma Antonacci e la riceve Antonacci. Ma il dirigente liquida anche 2.283 euro a favore del segretario generale dell’ente, Bernardini. Anche in questo caso, sottolinea la procura, è stata violato l’obbligo di astensione e il principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti.

Per aver affidati incarichi di consulenza e collaborazione attraverso delibere adottate «in palese violazione di legge» sono indagati anche D’Ambrosio, Angelucci, Di Pasquale, Feliciani e Bernardini (abuso d’ufficio in concorso).

Fonte: prima da noi

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