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Pescara. Ance, Sciarra: ci risiamo, metà detrazioni IRPEF per la demo – ricostruzione

Rendere funzionale un edificio storico passa attraverso la possibilità di demolirlo in parte o di ampliarlo: solo così si può renderlo fruibile e, quindi, vivo. Irpef
Diversamente significa farlo restare come è, vale a dire inutilizzato: un danno urbanistico ed economico, cioè bruttura in Città, spazio per la delinquenza comune, zero messa a reddito per le tasche dello Stato e del Privato. Irpef

Eppure, l’Agenzia delle Entrate con il suo ultimo decreto del 14 giugno scorso così ha deciso e, come si legge nella guida aggiornata, la detrazione IRPEF È FERMA AL 50% NEL CASO DI DEMOLIZIONE O DI AMPLIAMENTO, ivi comprese per le ristrutturazioni antisismiche per le quali, se non altro, si è estesa l’area di riferimento anche alle zone sismiche 3, cioè quelle a minor rischio. Il tetto di spesa massimo è di 96.000 euro fino al 31 dicembre 2017 e a partire dal 2018 il beneficio tornerà nella misura del 36%.

La tipologia di intervento, cioè le opere realizzabili e anche quella delle spese sostenute per l’esecuzione sono dettagliatamente elencate nella GUIDA.

In sostanza, in questa guida si legge che RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO si fermano al limite degli “elementi tipologici, formali e strutturali […] e la destinazione d’uso compatibile” con l’immobile.

Specificatamente: “per la demolizione e ricostruzione con ampliamento e per l’ampliamento soltanto, la detrazione sugli interventi e sulle spese non spetta in quanto l’intervento si considera, nel suo complesso, una NUOVA COSTRUZIONE”.

Il motivo che dovrebbe indurre taluni a ristrutturare o a risanare non si intravede nemmeno da lontano: chi si accolla un investimento importante senza alcuna possibilità di farlo rientrare in un futuro vicino o lontano?

Certamente nessuno.

A quanto pare, per la RIGENERAZIONE URBANA continua a non esserci spazio: invece di cercare sistemi per pilotarla al fine per il quale è preposta, per paura ed incapacità si mettono paletti che ne vanificano la portata. Insomma, ad oggi, tempo e percorsi di legge sono stati inutili: nella pratica, non è cambiato niente, nonostante tutte le audizioni a Montecitorio e gli esami del Senato più recenti.

Le Associazioni di categoria, le Imprese e i Cittadini ne escono scornati. Con loro, il Paese intero il cui patrimonio immobiliare è ormai cadente e al collasso. Se ci sono oppure no disegni orientati a costringerci a svendere dei nostri gioielli ai gruppi internazionali possiamo risponderci da soli. E’ una strada già percorsa dai 500 marchi italiani passati nelle mani delle holding straniere.

Il pensiero che ai nostri Borghi Storici si voglia far fare la stessa fine è più che lecito.

Sembra ottimistico pensare che si stia solamente guardando la pagliuzza nell’occhio (l’incasso del 50% in più di Irpef) piuttosto che la trave (la perdita di incasso che deriverebbe dalla messa a reddito e da una urbanistica sana).

Ma tant’è.
Marco Sciarra

Presidente Ance Pescara

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