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Pescara. Ance, Paolo Di Cintio: il rischio BIM, senza riconversione del comparto cederemo ai gruppi internazionali

Paolo Di Cintio, Vicepresidente Ance Pescara

L’Italia ha adeguato il sistema delle costruzioni. Era ora. Il BIM è entrato nel codice degli appalti e non ci saranno più progetti sbagliati e varianti in corso d’opera. Trasparenza, legalità, sicurezza.

Paolo Di Cintio, Vicepresidente Ance Pescara

Paolo Di Cintio, Vicepresidente Ance Pescara

Una cosa è certa, però: prima che quei 4 o 5 commi del Codice entrino in vigore, cioè prima che diventino obbligatori, passeranno ancora tanti anni perché ad oggi non c’è nessun obbligo in capo alle stazioni appaltanti di applicare il sistema BIM.
Il motivo è semplice: risiede tutto nell’incapienza economica e finanziaria che esprime l’intero sistema delle costruzioni. In una parola, nella povertà che attanaglia il Paese, più specificatamente le Imprese.
Il BIM, infatti, è il contenitore delle informazioni relativo al ciclo intero di vita previsto per l’edificio e, per questo, coinvolge tutti gli attori del settore: dai produttori delle materie prime ai fornitori di impianti, a tutti i progettisti, ai prestatori di opere eccetera eccetera. Se uno solo dei prodotti o delle tecnologie destinati a far parte del ciclo produttivo, ivi comprese le manutenzioni e via dicendo, non ha adottato o non è riconosciuto“ dalla procedura” BIM l’esecutività del progetto viene meno – in tutto o in parte – e … non si costruisce con l’efficienza che il BIM persegue.
Sappiamo tutti che l’adozione della modalità BIM implica l’uso di tecnologie informatiche e di competenze per le quali è necessario un investimento più che significativo ma sappiamo pure che non esistono stazioni appaltanti, sempre affamate di massimo ribasso, che hanno tale disponibilità. Idem imprese e studi professionali.
E’ qui sta l’inghippo che per il momento tiene BIM al palo: tutto il lavoro svolto, ad ora, è solo letteratura. Nel che, siamo pure specializzati ed abbiamo grande tradizione.
Senz’altro ci vuole un cambio di cultura, che passa per l’assunzione di responsabilità, ma l’aspetto fortemente penalizzante è la povertà di tutto il sistema. Soprattutto nell’epoca nuova che chiamano Crisi, ma che crisi non è.
La questione alla quale dobbiamo trovare una soluzione è la seguente: nessun attore ha la di ricchezza necessaria per consentire al progettista i 6 mesi necessari a redigere un progetto in luogo dei 30 giorni che oggi gli vengono concessi dalla committenza, anch’essa a sua volta strozzata da tempi e costi.
E questo equivale a dire che a lavorare saranno solo i mega studi degli archistar che per ragioni “proprie” riescono a strappare compensi praticamente illimitati. Significa che siamo di fronte ad una globalizzazione anche delle costruzioni?
Le potenzialità del BIM sono enormi, e vanno dalla certezza delle regole alla sicurezza degli edifici, dalla creazione di figure professionali specifiche alla evidente ricaduta occupazionale a più alta professionalità, dalla “sanificazione” di ambienti spesso affetti da figure malavitose alla gestione trasparente degli appalti.
Ma se il Codice ha arrancato nel legiferare a colpi di obbligatorietà, è proprio per la consapevolezza di quale sia la difficoltà: nessun comparto è in grado di rigenerarsi con milioni di investimento propri. Se le riconversioni potessero passare per i capitali delle sole imprese il Paese avrebbe già fatto non uno ma innumerevoli salti. Invece non riusciamo nemmeno a bonificare i siti industriali.
Ci vuole un piano strategico unitario di tipo nazionale che può essere promanato solo con la macchina dello Stato: progetti di studio e di fattibilità, piani guida e fondi, programmi di orientamento pensati e attuati dal Governo. L’edilizia come segmento produttivo ed occupazionale è nata senza un piano di regole e controlli, e così ha attraversato mezzo secolo: ora vogliamo regolamentare – e siamo tutti d’accordo, lo chiediamo da anni – ma il Governo chiede di farlo e di provvedere da soli.
La storia e il buon senso ci insegnano che ogni riconversione ha necessità di una pianificazione, di investimenti importanti espressione della volontà centrale: siamo forse passati da una realtà agricolo pastorale a V potenza industriale per volontà e con gli investimenti dei contadini, oppure c’è stato un programma di sviluppo nazionale pianificato e poi attuato?
In questo momento, piccole imprese, studi professionali, fornitori e la filiera tutta stanno a guardare e a lavorare esattamente come prima: BIM non si fa da soli, non da domani mattina e nemmeno in qualche anno. Ci vogliono investimenti importanti.
In sintesi, questo momento di passaggio da un mondo all’altro non viene governato da alcuno, e in questo modo la nostra edilizia, causa e motore dello sviluppo dell’Italia intera, rischia di essere spazzata via dai grandi gruppi internazionali.
Su questo dobbiamo fare squadra e attivare le migliori intelligentiae.

Paolo Di Cintio
Vicepresidente Ance Pescara

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