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Pescara, 75 ml per l’area di risulta ma non c’è un progetto unitario per la Città

La sala consiliare del Comune di Pescara, gremita per la discussione sulle aree di risulta

La sala consiliare del Comune di Pescara, gremita per la discussione sulle aree di risulta

Trent’anni per capire il destino dell’area di risulta dell’ex stazione passati tra progettazioni, consulenze e consultazioni, ma niente di fatto ieri dalla presentazione pubblica del progetto nella Sala Consiliare del Comune di Pescara.

75 ml in tutto – di cui 12 dal Master Plan della Regione e i restanti dalla finanza etica di Istituti di credito e Fondazioni – per 2000 parcheggi (500 interrati), un plesso culturale definito Fabbrica della Cultura nel quale andrebbe forse anche l’agognato teatro, alberelli e viuzzole.

La domanda venuta dagli interventi di una foltissima platea, in sintesi, è stata la seguente: un parcheggio può essere il cuore di una città? perché quella dell’area di risulta dell’ex stazione sta in cima al cardo massimo, cioè l’asse principale che guarda dal centro fino al mare.

Una scelta pesante, quella di decidere di portare in centro qualche migliaia di auto, che confligge con gli orientamenti ormai storicizzati dell’urbanistica e della Europa, dalla quale giungono forti le indicazioni verso sostenibilità, isole pedonali, verde pubblico, fruibilità dei cittadini.

Se è vero che – come dice il Sindaco Alessandrini – che la prima fase della sicurezza è quella garantita dalla presenza delle persone che animano gli spazi cittadini, è parimenti vero che in mezzo a 2000 auto in movimento nessuno vede la meta del proprio tempo libero, dello sport, dello svago…

Un filo conduttore ha messo a fattor comune i punti di osservazione di tutti quanti hanno manifestato la propria opinione con forza: nel cuore della città ci vuole un enorme parco, come in tutte le città e le capitali degne di essere considerate tali. E un cuore non è un cuore se non pulsa: fino ad ora, “lo smog lo stiamo ripulendo noi con i nostri polmoni anziché con gli alberi” hanno detto in seno all’assemblea.

Certo è che il Sindaco non si poteva aspettare un successo con la decisione di affrontare la progettualità relativa al sito con gli stessi identici strumenti adottati nell’ultimo trentennio: l’ennesimo disegno con qualcosa in più o in meno.

Pescara chiede da tempo una caratterizzazione identitaria, la definizione della propria vocazione territoriale: città del terziario? Del commercio? Di cosa?

Definire la funzione dell’ex area di risulta equivale a imprimere su Pescara una direzione nei prossimi venti anni almeno: per questo il dibattito è vivo e l’Amministrazione dovrebbe essere capace, ed è Amministrazione per questo, di guardare oltre l’orizzonte che appare agli occhi dell’uomo della strada.

Infatti, nulla si dice della valorizzazione, cioè della divulgazione dei risultati, del capitale umano dell’Università: manca una casa dello studente, un città universitaria, una organizzazione dei servizi che intorno alla conoscenza possono essere innestati. Il tutto in un patrimonio edilizio che a Pescara è per la metà vetusto quando non pericolante, con aree abbandonate, immobili fatiscenti e ricettacolo di ogni tipo di degrado.

Da anni si parla di RIQUALIFICAZIONE URBANA ma nei fatti non ci sono neanche le norme di attuazione e nemmeno l’assessorato all’urbanistica: tradotto, ad oggi si può fare solo qualche giardinetto. Anzi, fioriere.

Nell’assenza di una leadership poltico- amministrativa alberga il balletto degli interessi personali, che sempre vengono accampati quando lo spazio decisionale viene lasciato vuoto. Dal che si genera sfiducia e “il no a prescindere” della Comunità.

Profilo basso, troppo basso perché si possa assumere qualunque decisione.

Maria Paola Iannella

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