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Pescara: 2 arresti per usura

Nel corso di una conferenza stampa, i carabinieri hanno spiegato che, per convincere gli imprenditori in difficoltà, i presunti usurai prospettavano loro la possibilità di fantomatici affari ultra vantaggiosi

 

dai quali ricavare la necessaria liquidità per azzerare i debiti fino a quel momento accumulati.
Le vittime, strette dal bisogno di liquidità e vedendo in Celso una sorta di benefattore, accettavano tutte le condizioni proposte. Lo schema prevedeva l’individuazione di un immobile di medio, grandi dimensioni in vendita ad un prezzo dichiaratamente molto inferiore al suo reale valore, ovviamente falso; la promessa di concessione di un mutuo di entità corrispondente al dichiarato valore di mercato dell’immobile e la conseguente possibilità di utilizzare la differenza rispetto al prezzo effettivo, per ripianare i propri debiti; l’immediata sottoposizione del mutuante a prestiti tampone a breve termine (a condizioni inique, generate dalla sottoposizione alla tangente del 10%) denominati pre-finanziamenti su leasing immobiliare, che in poco tempo facevano letteralmente esplodere la situazione debitoria.
I debitori venivano anche coinvolti nell’attività illecita in quanto indotti a presentare documentazione falsa circa le proprie condizioni di lavoro ed i redditi prodotti. Attraverso tale meccanismo, in poco tempo gli imprenditori perdevano il controllo delle proprie esposizioni, corrispondendo grandi somme a titolo di interessi occulti e palesi al limite del lecito se non addirittura superiori (4% mensile), e mantenendo invariato il capitale a debito, anzi aumentandolo progressivamente, coinvolgendo anche amici e parenti.
Nel momento in cui la vittima non era più in grado di onorare i debiti conseguenti ai finanziamenti ottenuti dalla società finanziaria, la relativa perdita veniva accollata alle società eroganti, mentre gli indagati usufruivano dei vantaggi usurari.

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