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Perché il Presidente Pace deve starci a sentire Parla Antonio Cappelli, Direttore dell’Unione degli Industriali dell’Aquila

Una situazione difficile, che sembra arrivata al capolinea se il Presidente Pace non vorrà dare una svolta decisiva, dimostrando con i fatti e non più con le facili parole e le promesse, che intende sostenere le ragioni del capoluogo – e non solo, come alcuni dicono già da un pezzo, quelle delle città costiere. La questione è sempre quella della deroga all’87.3.c, e cioè delle agevolazioni alle imprese che insistono sul territorio aquilano. Sappiamo tutti, per averlo scritto su questo giornale fino alla nausea, per averlo visto e vissuto in prima persona, che la crisi nella quale è risucchiata la città tende ad allargarsi vieppiù, anziché trovare un argine e, poi, una ripresa, come sempre accade dopo le crisi.

Perché è così difficile ottenere l’inserimento dell’Aquila nell’area geografica sulla quale ricadono gli aiuti della Comunità Europea? La domanda è al Dott. Antonio Cappelli,  Direttore dell’Unione degli Industriali dell’Aquila.

Perché nessuno ha mai voluto prendere le parti del capoluogo: contiamo molto poco, perché siamo molto pochi, e in più nessuno dei nostri rappresentanti politici ha finora dimostrato di avere a cuore le sorti della propria città. Come ci si comporta quando si vuole raggiungere degli obiettivi per il proprio paesello lo abbiamo visto…

Una lettera scritta ed inviata direttamente al Presidente Pace non ha sortito alcun effetto. Non c’è stata neanche una risposta…

Esattamente. Sembra incredibile ma tant’è. Abbiamo sottoposto al nostro Presidente la questione della concessione della deroga sotto una luce nuova, almeno così come ci si era andata profilando nell’interpretazione delle leggi, e lui ha ritenuto la cosa degna di poca attenzione… o almeno così credo, visto che non abbiamo avuto nemmeno un cenno di riscontro. E’ evidente che il Governatore può prendere qualsiasi decisione, come è in suo potere, ma dopo quanto gli abbiamo illustrato e chiesto dovrà assumersene tutta la responsabilità.

Può spiegare in parole povere quale è la situazione in questo momento?

E’ la seguente. L’Aquila per poter godere delle agevolazioni alle industrie deve chiedere a Bruxelles di essere inserita nell’area in deroga 87.3.c. Per fare questo deve vedersela prima con il Ministero del Tesoro e dopo, per il tramite e insieme ad esso, con Bruxelles. Il percorso che vuole fare la Giunta Regionale, invece, è un altro: portare in Consiglio la delibera con la quale si è deciso di inoltrare all’Unione la domanda di revisione della mappa degli aiuti. Questo non è corretto sotto il profilo giuridico per due motivi: perché siamo di fronte ad un atto programmatorio che, come tale, non richiede l’intervento del Consiglio, così come ci dice anche il nostro Statuto; e perché Bruxelles è indifferente alle determinazioni degli organi regionali giacché si interfaccia con le Regioni attraverso il Ministero del Tesoro che, infatti, ci conforta in tutto quanto ho appena detto. C’è poi anche l’aspetto politico, che forse pesa più di tutti: in Consiglio non si darà mai il via libera alla richiesta di revisione delle aree in deroga.

La politica è la gemella della mediazione: alle motivazioni politiche che premono contro non c’è soluzione?

Secondo me si. Ma bisogna incontrarsi e parlarne serenamente. L’aspetto più importante, comunque, è abbandonare “le guerre intestine”: l’Abruzzo è uno, tutto intero, non si può applicare la logica del vita tua mors mea tra le province. Se un territorio arretra causa un danno a tutta la regione che, inevitabilmente, si troverà a pagare per tirare avanti chi è rimasto indietro. L’Aquila già sta arretrando, e tra breve diventerà un problema per tutti. Perdere quella deroga sarebbe un vero disastro. Una vera condanna a morte. (m.p.i.)

 

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