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Per L’Aquila forse la strada e’ quella della “deindustrializzazione”

Intervista al Ministro Rocco Buttiglione

 

La visita ufficiale del Ministro delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione nella nostra città capita proprio in un momento in cui L’Aquila cerca il riesame della propria posizione rispetto agli aiuti comunitari.

Nessuno si aspettava un’analisi ragionata e approfondita di come affrontare e risolvere i problemi del capoluogo (anche perché il Ministro era all’Aquila per il convegno sulla Politica del credito e, solo informalmente, ha incontrato i giornalisti a Palazzo Centi prima di aprire i lavori al Castello Cinquecentesco) ma l’occasione era comunque favorevole per sottoporre al Ministro la gravità della situazione nel capoluogo.

Ministro, Lei elogia L’Abruzzo per essere uscito, tra i primi in Italia, dall’Obiettivo 1. L’Aquila, però, sembra aver imboccato una strada senza ritorno: non ha l’Obiettivo 1, non ha la deroga all’87.3c, ma, contemporaneamente, sta perdendo almeno 3.000 posti di lavoro tra aziende in crisi e sedi di uffici smobilitati. Non mi sembra il ritratto di una società in crescita che può staccarsi dal treno degli aiuti comunitari.

No, non mi pare. Però posso garantire che l’Unione Europea c’è per tutti, regioni e città, ed è in grado di raccogliere ed esaminare le richieste da qualunque parte esse vangano.

Certo, ma secondo Lei quale potrebbe essere un percorso possibile per L’Aquila, e cioè: c’è una misura, un sostegno europeo, e se si quale, di cui avvalersi?

Forse la deindustrializzazione, stando a quello che lei mi dice. Le confesso che non conosco la situazione dell’Aquila, dovrei studiarla, esaminarla e rifletterci.

So che l’Abruzzo è un caso di successo perché è riuscito a spendere il 103% delle risorse che gli sono state assegnate per il 94/96. Può essere un esempio per tutte le altre regioni al pari dell’Irlanda, del Portogallo… (M.P.I.)

 

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