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Pensioni: Sofia ha 4 giorni e lavorerà fino a 70 anni

Sofia è nata a Roma pochi secondi dopo la mezzanotte. Flavio di pochi minuti più giovane è uno degli ultimi nati del 2011. Sofia, ha ancora gli occhi chiusi, mangia, dorme ogni tanto strilla e non sa ancora cosa farà da grande. Intorno a lei per ora l’affetto dei genitori e alcune certezze date dai freddi numeri.

La sua speranza di vita all’oggi è superiore agli 84,6 anni e, con l’adeguamento all’aspettativa di vita, andrà in pensione probabilmente non prima di aver compiuto 70 anni. Quando avrà poco più di cinquant’anni il nostro sarà un Paese molto diverso da quello che l’ha vista nascere. Sarà circondata da un popolazione di over 65 e da una comunità molto più multietnica (la popolazione straniera è destinata a triplicare nei prossimi 50 anni). Sofia andrà a scuola, e prenderà una laurea (la scolarità universitaria è del 67%) e vivrà in città – la popolazione urbana è del 68,4% e la tendenza è verso l’aumento.

Dopo il classico coup de foudre, si sposerà, ma potrebbe divorziare dopo pochi anni, e potrebbe partorire dei bambini ma ne avrà non più di uno, se continuerà il tasso di fecondità attuale che in Italia è pari a 1,4. Sarà impiegata con contratti atipici nel settore del terziario, (66% dell’occupazione) e il suo PIL pro capite sarà probabilmente superiore a 27111 euro, dato del 2011 e lo stipendio mensile si aggirerà sui 1800 euro.

Su di lei pesa una pressione fiscale che è del 44,5% e che è destinata a crescere nei prossimi anni. In casa però non le mancherà mai l’acqua, potrà contare su una discreta assistenza sanitaria pubblica, possiederà un cellulare (anche più di uno) e nel salotto del trilocale che abiterà ci saranno una scrivania con un computer, la televisione e i genitori anziani di cui occuparsi.

Ma il nostro Paese non è solo un mosaico di cifre e grafici.

A Sofia, Mattia, Flavio, Daniel e tutti quelli del 2012, che dovranno superare manovre lacrime e sangue, auguriamo di imparare a guardare con curiosità il mondo e di imparare anche dall’economia della felicità perché un mondo migliore ( «a better life» lo dice anche l’OCSE) è sempre possibile.

Fonte: Sole24ore

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