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Passera: un manager da 10 mila euro al giorno domeniche comprese

 
Dal 2003 al 2007 Passera ha guadagnato 15 milioni e rotti + 3 milioni di stock option (2). Nel 2005 le stock option aumentano addirittura a 10 milioni, ai tempi si pagava solo un 12% di tasse. Nel 2006 Passera intasca altri 25,8 milioni + annessi e connessi:

un totale di 31 milioni al netto delle tasse, che reinveste in Banca Intesa che nel 2007 gli fa guadagnare altri 2,5 milioni di dividendi.

Poi l’Italia decide di dare un taglio sulle stock option e sui super stipendi ai manager e nel mondo inizia la quaresima tranne che in Italia, tanto è vero che nonostante lo scorso anno Banca Intesa abbia registrato un calo di utile del 3,6% e i suoi titoli siano precipitati del 34%, l’Amministratore delegato Passera intasca 3,8 milioni di cui 1,5 di bonus: 10 mila euro al giorno comprese le domeniche.perazione. chel Gruppo Fontana, imprenditori brianzoli, con i soldi di Banca Intesa che prestò 157 milioni di euro al ario Ger

Banca Intesa licenzia 5 mila persone e paga milioni al suo manager

Quest’anno Passera (Meletti, Il Fatto) con largo anticipo sulla nomina del nuovo Governo, anticipa che per l’anno in corso gli azionisti di Intesa avranno dividendi per 8 centesimi ad azione con un rendimento del 7%: non male per un’azienda che nel volgere di un anno licenzierà 5 mila persone e che ha visto calare nel 2011 il proprio utile per un altro 5-6%.

I vertici di Banca Intesa hanno ignorato pure l’ammonimento di Draghi che raccomandava di accantonare gli utili nel patrimonio invece di distribuirli come utili tra i soci poiché trattasi di ricchezza apparente.

Ora gli azionisti di Banca Intesa stanno per spartirsi 1 miliardo e 300 milioni di dividendi e i manager verranno premiati per questi favolosi risultati dalla Banca che dovrà mandare un sacco di gente a casa.

La sua posizione come Ministro

Ora Passera fa il Ministro, cioè il controllore e non il controllato, e dovrà curare gli interessi dei cittadini “via terra, via mare e via aria” con tutto il suo ministero: con il MINISTERO DEI TRASPORTI dovrà vedersela via aria con Alitalia, e sarà un problema perché l’ha fatta lui, via mare dovrà avere a che fare con gli armatori, alcuni dei quali li ha chiamati a far parte di Alitalia, via terra dovrà occuparsi di treni e anche qui è un problema visto che Banca Intesa ha appena prestato quasi 1 miliardo a NTV, la “Nuovo Trasporto Viaggiatori Spa” dei treni veloci di Montezemolo e di Della Valle.

Poi fa il MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE e guarda caso Banca Intesa finanzia da anni ed è azionista di grandi opere infrastrutturali.

Con il MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO avrà la delega alle Telecomunicazioni: Banca Intesa è socio di Telecom che è proprietaria di La7, una Tv che è concessionaria – come Rai, Mediaset…- dello Stato, cioè del Ministero delle Comunicazioni, cioè dello stesso Passera che, socio della concessionaria medesima ora farà il concessore.

La legge sulle autorità, fatta apposta per evitare che le stesse persone passino da controllori a controllati, ha stabilito che chi ha fatto parte di un’Autority per 4 anni non può andare ad amministrare una società controllata dalla medesima autority. Purtroppo questa regola non vale per i Ministri e non proibisce il percorso inverso, cioè che chi è controllato diventi controllore.

 

Il Ministro creditore di Berlusconi

Ma qualcuno si chiederà perché Berlusconi ha dato il via libera a Passera in un Ministero così cruciale, che si occupa di televisioni dove lui ha sempre messo i suoi fedelissimi: evidentemente perché si può fidare. Banca intesa, infatti, ha soccorso Berlusconi in varie occasioni.

Ha aiutato Mediaset a quotarsi in borsa nel ’96, nel 2007 ha anticipato a Forza Italia ben 94 milioni di rimborsi elettorali, nel 2010 dopo la condannata in primo grado per lo scippo Mondadori ha prestato la fideiussione che sarebbe servita a Fininvest per pagare i 750 milioni a de Benedetti, dopo la condanna in appello banca Intesa gli fa un fido di 400 milioni per pagare subito.

Ora che è Ministro, Passera dovrà dimenticarsi che è amico e creditore del Cavaliere.

 

La vendita delle frequenze

Il primo banco di prova di imparzialità e terzietà è l’asta del Beauty Contest (3), il primo concorso per la cessione delle frequenze digitali liberate dal passaggio all’analogico.

Le buste di quell’asta sono ancora chiuse e le dovrà aprire proprio Passera, poi dovrà fare il decreto per assegnarle.

E’ una strana asta perché il Governo Berlusconi ha deciso di vendere le frequenze telefoniche alle diverse compagnie e incasserà 3-4 miliardi, mentre quelle televisive ha deciso di regalarle, così rai, Mediaset, sky eccetera non spenderanno una lira, anzi, potranno pure rivendersele, benché siano un bene pubblico, INCASSANDO PRIVATAMENTE un mucchio di soldi.

Lo Stato ci rimetterà un 3 o 4 miliardi. Ora vedremo se Passerà avrà il coraggio di dire a La7 sua ex socia, Rai… e a Berlusconi che devono pagare se vogliono le frequenze.

… alla peggio il Cavaliere si farà prestare i soldi da banca Intesa…

 

Qualche episodio tra Alitalia e soldi all’estero

Nel 2008 il Governo Berlusconi incarica Passera di trovare gli acquirenti per Alitalia, per la parte buona (quella marcia è costata ai contribuenti ben ¾ miliardi, altro che sviluppo economico…): Passera li trova tra i clienti della sua banca (Banca Intesa) e scova gente come Colaninno, Maccagnoni, Toto dell’indebitatissima Air One, salvatore Mancuso del Fondo Equinox di cui Banca Intesa è il primo investitore insieme a Fininvest e Marcegaglia e che ha sede in Lussemburgo. Lui stesso poi entra nella nuova Alitalia con un 9% acquisito da Banca Intesa vincendo così un posto nella C.A.I., la Compagnia Aerea Italiana che acquista Alitalia.

 

La società di famiglia di Passera ha fatto rientrare da Madeira, paradiso fiscale portoghese, ben 7 milioni di euro (Mario Geronimi, Corriere della Sera) parcheggiati lì dal ’99: “un gruzzoletto di famiglia accantonato all’estero e dichiarato al fisco – disse Passera – che attendeva di rientrare in Italia alla prima buona occasione”.

 

La strana storia dell’Hotel di Cernobbio, 5 stelle, frequentatissimo dai vip (Vittorio Malagutti, Il Fatto). Fu acquistato dal Gruppo Fontana, imprenditori brianzoli ai quali Banca Intesa prestò 157 milioni di euro per l’operazione. Tra i soci di minoranza che acquistarono c’era proprio Passera che acquisì l’1% insieme alla sorella e alla madre. Conflitto di interessi? Pare di si, visto che il Gruppo Fontana dichiarò subito che avrebbe acquistato anche la parte dei soci di minoranza (quindi la quota di Passera). Nonostante la presenza di un “suo uomo” all’interno del gruppo acquirenti, il Cda di Banca Intesa all’unanimità (quindi col voto di Passera!) approvò il prestito che fu deliberato. Fontana, anche lui nel Cda di Banca intesa non partecipò alla votazione, Passera invece si.

I soldi del prestito sono finiti in una società in Lussemburgo controllata da Fontana al 30%: lo stesso Fontana provvede poi alla vendita a ben 70 milioni e fa rientrare i soldi in Italia sul conto di banca Intesa, giusto in tempo per l’operazione Alitalia.

Infatti, nel 2008 l’Advisor Passera “si ritrova” proprio Fontana tra i soci della nuova Alitalia (1).

Insomma: Passera chiama, Fontana risponde, Banca Intesa paga il conto.

 

Due estati fa Passera va al Meeting di Rimini e tuona contro la classe dirigente che non risolve i problemi: scroscio di applausi dalla platea finanziata una volta da Berlusconi, un’altra da Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e oggi da Eni; Ferrovie Nord, Formigoni … Banca Intesa. Quindi Passera era al Meeting finanziato da Banca Intesa per far indignare la gente contro la classe dirigente.

(estratto da “Servizio Pubblico” del 17-11-2011 )

 

 

 

 

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La C.A.I. Compagnia Aerea Italiana

Nel 2008 viene costituita una “NewCo, la C.A.I. Compagnia Aerea Italiana una società-veicolo che intende acquisire l’Alitalia. La società, presieduta dallo stesso Colaninno, riesce, dopo estenuanti trattative, a raggiungere un accordo con i sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL e UGL) il 25/09/2008 e quindi il 12/12/2008 firma col commissario straordinario l’atto di acquisto di Alitalia. Oggi Colaninno guida come presidente Alitalia, insieme all’AD Rocco Sabelli.

Sul libro La paga dei padroni [4] vengono spiegati i meccanismi attraverso i quali Roberto Colaninno coadiuvato da Rocco Sabelli abbiano potuto realizzare alcune scalate, cita l’acquisizione della Telecom Italia e quella della Piaggio. Gli autori scrivono che nella maggior parte dei casi i capitali utilizzati per l’acquisizione delle società vengono scaricati sulle aziende stesse sotto forma di debiti, aziende che si trovano a ripartire con uno “zaino” pesante. Non si ferma solo a questo ma spiega anche come i compensi dei manager derivino da speculazioni azionarie a danno dei risparmiatori che investono su queste nuove società non appena esse vengono quotate in borsa. Le azioni vengono poste sul mercato a prezzi gonfiati, i manager realizzano i propri guadagni vendendo le azioni che si sono assegnati, poi le azioni scendono al loro reale valore di mercato e gli unici a rimetterci sono gli investitori ed i piccoli risparmiatori [5]. Non risulta peraltro che Colaninno abbia mai posseduto stock option né di IMMSI né del Gruppo Piaggio.

 

Le Stock option

Le stock option sono opzioni call europee o americane che danno il diritto di acquistare azioni di una società ad un determinato prezzo d’esercizio (detto strike). Le stock option esistono non per tutte le società per azioni, ma solo per quelle quotate.

Nelle opzioni call, tale diritto è esercitato se il prezzo d’esercizio è inferiore al valore corrente dell’azione quotata.

Tuttavia, le stock option sono un caso particolare. Esse sono conferite gratuitamente ai dipendenti (solitamente ai manager). I dipendenti non pagano alcun prezzo d’acquisto; l’opzione perde ogni valore dopo la scadenza e, dunque, prima della scadenza viene esercitata se il prezzo d’esercizio (strike price) è inferiore al valore di mercato cui è quotata l’azione sottostante.

Se il dipendente non investe in Borsa e non dispone di un portafoglio già diversificato, le azioni conferite direttamente o tramite opzioni esercitate entro la scadenza sono associate al rischio specifico dell’impresa e del settore, oltre a quello non eliminabile legato all’alta volatilità dei titoli azionari anche nel breve termine.

Le opzioni su un titolo azionario sottostante hanno rispetto al conferimento diretto di azioni, un profilo rischio/rendimento più bilanciato e ottimizzato.

Azioni e opzioni vengono distribuite ai dipendenti come incentivo ad aumentare la loro produttività.

Il salario è composto di una parte fissa (salario base) e di una parte variabile, della quale le stock option sono una componente prevalente nei salari dei dirigenti.

Le azioni vengono valorizzate ad un prezzo inferiore al prezzo di mercato (la quotazione di borsa al momento della vendita) contro la legge di concentrazione che prevede che qualsiasi scambio di azioni da parte di qualunque soggetto economico, non possa avvenire al di fuori della borsa.

Il conferimento è legittimo poiché il dipendente non paga queste azioni/opzioni. Le azioni in quanto sono un frazionamento della proprietà dell’impresa, come qualunque proprietà, possono essere cedute gratuitamente (donazione) o contro un prezzo (vendita). La legge di concentrazione restringe alla Borsa il luogo della vendita della proprietà d’impresa, ma non da restrizioni alla donazione.

Tuttavia, fornisce un’opportunità di arbitraggio, di un guadagno certo e immediato, rivendendo o esercitando le stesse opzioni in Borsa. Nel caso delle opzioni, l’arbitraggio è possibile se ad esempio il prezzo d’esercizio fissato è inferiore al valore al quale è quotato il titolo il giorno del conferimento dell’opzione, o nei giorni precedenti. La volatilità dei titoli azionari è comunque alta anche nel breve periodo.

L’arbitraggio più evidente è nella rivendita in Borsa di un’opzione che non è costata nulla al lavoratore. Questa alternativa è facilmente prevedibile che sia preferita al trattenimento dell’opzione per esercitarla quando il prezzo del sottostrante supera lo strike, specialmente se l’opzione è europea e può essere esercitata e divenire liquida soltanto a scadenza. La rivendita in Borsa ha analoghe commissioni e tassazione, ma è a rischio zero (il derivato ha un ampio mercato e, dunque, un’alta probabilità di vendita) ed è subito liquidabile.

Infatti, per l’opzione il prezzo è stabilito con il modello di Black e Scholes che ipotizzano un moto browniano, una variazione casuale e continua dell’azione sottostante. Tale ipotesi è applicabile per i titoli di Borsa che variano con continuità, ossia che godono di un ampio mercato secondario. Solo su azioni molto contrattate, scambiate quotidianamente in grandi volumi si sviluppa anche un mercato di derivati.

L’arbitraggio non ha però un costo nullo, in termini fiscali e di commissioni per l’esercizio di un’opzione.

 

 

Il beauty contest

Il beauty contest è uno strumento attraverso il quale si giunge all’allocazione, in modo efficiente, delle risorse, a coloro che le possono utilizzare, attribuendo alle risorse stesse il maggior valore dal punto di vista economico e finanziario[1]: per permettere ciò, è preposta un’apposita commissione, incaricata di verificare la validità dei soggetti che partecipano all’operazione di allocazione delle risorse, i quali chiedono l’assegnazione delle stesse, al fine di individuare il soggetto che meglio risponde alle caratteristiche desiderate dal promotore dell’operazione.

Il beauty contest si pone a metà strada tra l’asta e la licitazione privata. L’asta ha la finalità di vendere il bene al miglior offerente, senza per nulla prendere in considerazione le caratteristiche dell’offerente e della tipologia di offerta: la differenza fondamentale è ravvisabile nel fatto di individuare (nel beauty contest) o meno (nell’asta) tanto nell’offerente quanto nell’offerta determinate caratteristiche. La licitazione privata è una particolare tipologia di asta nel quale i soggetti vengono “invitati” a partecipare e tale partecipazione è aperta solo agli invitati stessi: il beauty contest, differentemente, è aperto a tutti, ma la scelta dei soggetti con il quale aprire la trattativa è riservata a coloro che rispettino determinate caratteristiche.

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