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Paolo Primavera succede a Silvio Di Lorenzo: il programma del suo mandato da Presidente Confindustria Chieti

Dal 28 maggio 2010, giorno in cui sono stato designato alla Presidenza di Confindustria Chieti, sono trascorsi i 40 giorni molto intensi, forse tra i più intensi della mia vita.

Siamo di fronte  a uno scenario economico difficile, ma che lascia comunque intravedere qualche spiraglio di luce. Ed è proprio dinanzi a queste nuove dinamiche che vorrei indicarvi quale, credo, dovrà essere il nostro ruolo e proporvi le linee guida sulle quali nei prossimi anni vorrei impostare le priorità e le azioni di Confindustria Chieti.

 

A tal proposito gli spunti che mi sono stati trasmessi dagli associati e dalla Commissione dei Saggi sono alla base di queste proposte. Cercherò di prodigarmi per fare del mio meglio per rappresentare tutti Voi, tutti i settori e le categorie, e portare avanti le idee e i progetti che già sono in corso consolidando il lavoro svolto su quelli che oggi abbiamo chiamato I PROGETTI DI CONFINDUSTRIA

E soprattutto ringrazio tutti Voi per la fiducia, per i messaggi d’incoraggiamento ricevuti in questo mese, per il supporto e lo stimolo garantito dai neo eletti presidenti di Sezione, Antonella Marrollo per l’Ance; Roberto Oglietti per i Metalmeccanici; Pietro Rosica per la Piccola Industria e ultimi, ma non in ordine di importanza, Riccardo D’Alessandro per i Giovani Imprenditori e Marcello Luciani per i Giovani Ance.

 

Con i Giovani, come sapete, ho un legame particolare essendo stato Presidente dei Giovani di Chieti nel biennio 2001-2003 e Presidente Regionale 2003-2005. Il Gruppo Giovani è una palestra straordinaria di riflessioni, progetti e amicizie, un laboratorio importante di idee e novità,  per questo auguro a tutti nostri i Giovani, che so essere il Gruppo più attivo e numeroso a livello regionale, che questa esperienza possa rappresentare un trampolino di lancio per il futuro come lo è stato per me.

 

2.    MISSION

Prima di indicare i punti relativi al programma, vorrei porre l’attenzione su alcuni dati significativi che ci forniscono una fotografia sintetica della nostra provincia. Primo tra tutti è certamente il dato sul PIL: circa un terzo del Prodotto interno lordo della regione Abruzzo viene generato nella provincia di Chieti e di questo un terzo viene realizzato in Val di Sangro. Si tratta di un dato ormai assodato ma che illustra e sintetizza il ruolo di traino economico che la nostra provincia riveste a livello regionale.

Punto di forza del nostro sviluppo è certamente la diversificazione produttiva che sta permettendo alla nostra economia di rispondere alla crisi mondiale assicurando una discreta tenuta e un equilibrio relativamente stabile:

 

  • oabbiamo una forte filiera agro-alimentare di qualità;
  • oil comparto manifatturiero è preponderante con il traino dei settori automotive, costruzioni, chimico, vetro, macchine e apparecchi meccanici;
  • oresta viva anche la componente artigiana e
  • ola vocazione turistica del territorio, rappresenta una risorsa dalle forti potenzialità, in parte ancora inespresse.

 

Quando però in Confindustria mi capita di intrattenere discorsi con imprenditori e manager di altre regioni, soprattutto del nord, o quando all’estero mi confronto con altri colleghi, rilevo con dispiacere che molti non conoscono la nostra realtà produttiva, le eccellenze che la caratterizzano, i brand forti e internazionali che il nostro territorio oggi vanta.

Eppure, lo possiamo dire a gran voce, abbiamo il più importante distretto automotive del centro-sud; la più grande joint venture europea per la produzione di veicoli commerciali; il più importante stabilimento d’Europa per le due ruote; i più famosi produttori di pasta del mondo, persino le magliette del marchio più trendy del momento vengono pensate e progettate nella nostra provincia, ma pochi lo sanno, e questa è anche una nostra responsabilità e deve essere una priorità di Confindustria invertire questa tendenza.

 

Primi fra tutti Noi imprenditori siamo chiamati all’importante ruolo di richiamo e promozione del nostro territorio, e non possiamo più esimerci da questa responsabilità. Non serve aspettare campagne promozionali imposte dall’alto o fondi e finanziamenti che non arriveranno mai.

 

Dobbiamo fare massa critica per farci conoscere, per fare export e fare business divenendo in prima persona portavoce presso i nostri colleghi, presso i nostri fornitori, i nostri partner internazionali e tutti quelli con cui entriamo in contatto. Attraverso il sistema CONFINDUSTRIA dobbiamo lavorare per avere il giusto riconoscimento del valore che esprimiamo a livello economico e produttivo.

 

Le nostre caratteristiche e qualità sono l’eccellenza di molte produzioni, la capacità di conquistare mercati ed esportare, innovare, essere motore di modernità ed integrazione sociale; noi formiamo la prima linea nella difesa della nostra economia.

Per questo lancio un monito ai nostri amministratori e politici di non sbagliare tattica e strategia, di prendere le decisioni giuste e di farlo in tempi rapidi!

 

Come in altre province anche da noi è in atto un processo di terziarizzazione dell’economia dove a elementi hard e materiali (industrie, cantieri, capannoni, infrastrutture…) vanno integrandosi elementi soft e immateriali (ricerca, servizi di consulenza, formazione e knowhow…) ed è su questo punto che ci giochiamo la partita della competitività.

 

Oggi più che mai, con l’emergere di competitors nuovi e sempre più agguerriti, la chiave del successo di un territorio risiede nel creare un consistente e qualificato patrimonio di competenze tecniche e manageriali locali, expertice e buone prassi collegate a processi produttivi sempre più Knowledge intensive.

 

Il futuro, e la sopravvivenza stessa della nostra economia, passa attraverso la porta stretta della conoscenza e dell’innovazione indissolubilmente legate alle risorse industriali e materiali che conosciamo bene, ma anche e soprattutto alle risorse immateriali, reti di relazioni e d’imprese, che al di là del nome che assumeranno – Poli di innovazione, Consorzi, Distretti e Cluster – costituiscono la chiave di volta per rispondere alla crisi globale.

 

3.    PROGRAMMA

 

Cari colleghi,

 

voglio condividere con Voi le linee guida del mio piano di lavoro su cui potremo lavorare insieme ottenendo dall’Associazione quello che sogniamo da anni: l’Abruzzo come laboratorio e fucina dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile, recuperando posizioni nella classifica regionale e tornando a meritare l’appellativo di “NORD DEL SUD”. Per fare questo dobbiamo lavorare su progetti condivisi e di ampio respiro promuovendo azioni coordinate e non a “spot” su 3 grandi temi e aree di lavoro su cui ci giochiamo il futuro:

 

CAMPUS

COSTA DEI TRABOCCHI

E INNOVAZIONE

 

Dobbiamo smettere – infatti – di essere l’officina di aziende che hanno il sistema pensante e progettuale altrove e diventare noi stessi propositivi sviluppando progetti per il futuro che non possono prescindere da ricerca e innovazione.

 

  1.  Il campus automotive è un innovativo progetto da realizzare in Val di Sangro. Come molti di Voi sapranno il CAMPUS consiste nella realizzazione di un Centro di ricerca e sviluppo con l’attivazione di laboratori d’innovazione, di area test, nonché di infrastrutture di uso comune ed incubatori d’impresa. Si tratta di un progetto al quale hanno aderito con fiducia la Provincia di Chieti e le università locali di L’Aquila e di Pescara, il Centro Ricerche Fiat e l’Aster di Bologna, la Fiat e la Honda Italia come motori di filiere insieme a oltre 120 aziende del nostro territorio, e numerose realtà industriali fuori regione. Ma il CAMPUS è IL NOSTRO FUTURO. Con la sua realizzazione siamo legati a doppio filo.
    Già approvato dai Ministeri competenti e dalla Regione Abruzzo, particolarmente apprezzato dalle imprese, individuato come uno dei migliori progetti di innovazione, il Campus prevede di raccordare le attività di ricerca del settore pubblico e privato con il fabbisogno di innovazione espresso dal sistema delle imprese. E su questo fabbisogno si fonda la sopravvivenza stessa della nostra economia.
  2. Non vivendo di solo truciolo dobbiamo anche promuovere il Progetto di promozione turistica integrato che gravita intorno alla unicità della Costa dei Trabocchi ed all’ex tracciato ferroviario. Su questo progetto Confindustria ha costruito l’evento collegato alla annuale assemblea del 2009 avendo fra l’altro la presenza di illustri ospiti del calibro del Presidente dell’ENIT Matteo Marzotto. Il progetto prevede la realizzazione di infrastrutture sull’ex tracciato ferroviario per creare nuovi prodotti turistici costruendo un brand attraente e competitivo. Occorre creare un’opportunità di sviluppo turistico economico con strutture ricettive. Questa deve essere la nuova cultura della convivenza fra il turismo e le attività industriali.
  3. Innovazione a 360°. Della crisi dobbiamo intercettare le opportunità, deve essere anche l’occasione per progettare a tutti i livelli interventi d’innovazione del sistema sia produttivo che territoriale, promuovendo anche interventi strutturali di riforma della composizione e della qualità della spesa pubblica. Proporre riforme strutturali e sostanziali negli enti regionali e provinciali per l’innovazione, ricerca, infrastrutture sarà la mission di Confindustria nei prossimi 4 anni. Dobbiamo proporre obiettivi prioritari di medio e lungo termine per la riforma dell’apparato burocratico e far capire che il miglioramento continuo, il cambiamento e la sua accelerazione sono probabilmente le caratteristiche più forti dello scenario in cui siamo immersi.

Mettere ordine ai conti pubblici non basta e non è neppure duraturo senza profonde riforme strutturali. Riforme che modificano l’operare della regione e delle province, perché bisogna spezzare la spirale fatta di scarsità di investimenti e di un ambiente sfavorevole alle iniziative imprenditoriali.

La via prioritaria al risanamento deve essere il taglio delle spese e la liberalizzazione di quella miriade di società a controllo pubblico che allarga la propria presenza e tende a sottrarre spazi al mercato.

E se il rimedio è l’aumento delle tasse regionali, allora non chiedetelo più alle imprese che non votano, ma ai cittadini che manderanno a casa col voto chi non ha saputo gestire i soldi pubblici.

Su questo punto abbiamo una proposta da fare alla Regione Abruzzo: istituire una commissione paritetica regione, province e rappresentanti datoriali e sindacali che individui l’origine e la natura degli sprechi, così come hanno proposto le Regioni al Governo centrale. La Commissione Anti-Sprechi dovrà valutare le spese di funzionamento e i costi gestionali delle amministrazioni principalmente quelle che riguardano il settore della sanità, che incide per il 90% sul bilancio dei costi della nostra Regione, per garantire al meglio i servizi ai cittadini, il sostegno alle imprese, e una migliore programmazione, rispondendo ad una crisi che, ora è chiaro a tutti, sta attraversando l’intero Paese. Anche perché i cittadini abruzzesi subiscono un servizio sanitario da paese incivile, con costi da paese moderno. In questa direzione bene la manovra regionale sulla sanità, ma gli sprechi purtroppo non riguardano solo la sanità privata e i piccoli ospedali (la spesa della sanità privata si aggira sui 200 milioni di € a fronte di una spesa regionale complessiva pari a circa 2,5 miliardi di €).

 

Purtroppo oggi l’amministrazione pubblica è organizzata e interviene sistematicamente nell’ostacolare la vita delle imprese.

Le aziende sono soggette a mille adempimenti inutili e costosi. Servono provvedimenti che mettano fine al comportamento incivile di tutte quelle amministrazioni pubbliche che bloccano gli iter autorizzativi e non pagano le imprese. Un primo passo in questa direzione è la proposta di emendamento inserita nella manovra finanziaria che dà una scossa ai debiti della pubblica amministrazione in quanto permette di compensare, a partire dal 1° gennaio 2011, i crediti delle imprese con le somme iscritte a ruolo a loro carico.

 

La politica dà occupazione a troppa gente ed è l’unico settore che non conosce né crisi e né cassa integrazione.

 

I costi economici della crisi finanziaria sono enormi ed occorre riportare il sistema finanziario e bancario al suo compito principale, quella di sostenere l’attività delle imprese che creano occupazione, innovano e rafforzano l’economia. Troppe imprese stanno soffrendo e continueranno a soffrire senza credito, perciò rivolgo un appello alle banche di stare vicino alle imprese che rischiano, creano innovazione e combattono ogni giorno sui mercati.

 

Ma il cambiamento e l’innovazione devono coinvolgere anche il nostro sistema associativo: in primis attraverso un patto strategico con Confindustria Pescara.

Già ottimi da sempre, i rapporti con i vicini pescaresi dovranno essere consolidati, fino ad arrivare nell’immediato futuro a formare un blocco unico Confindustria Chieti-Pescara nell’ottica dell’area metropolitana. Ci dividono soltanto 14 km e pur avendo vocazioni produttive specifiche e differenti, dobbiamo lavorare per l’integrazione, l’ottimizzazione di costi e risorse, la condivisione di progetti di sviluppo. Non ha più senso ragionare in concorrenza, occorre ridurre tempi, duplicazioni e complicazioni lavorando in sinergia per l’obiettivo comune dello sviluppo competitivo. Un esempio che vogliamo dare anche alla politica e alle amministrazioni locali alle quali da tempo chiediamo misure anti sprechi.

 

Sarà nostro impegno lavorare su questi 3 punti, essere propositivi e progettuali, favorire la crescita del territorio rendendolo più vivibile, intervenendo nelle iniziative istituzionali e private, e diffondendo in modo più puntuale la cultura imprenditoriale di cui siamo portatori.

 

Consentitemi un ultimo passaggio su un tema che mi sta molto a cuore: Università, ricerca e “education” in senso ampio.

Insieme al Presidente Di Lorenzo, al Presidente Pietro Rosica e a molti colleghi imprenditori da anni dedico tempo ed energie al rapporto con le università locali, impegnandomi in prima linea attraverso lezioni, testimonianze d’impresa e stage per studenti.

Quel che abbiamo fatto in questi anni è stato prezioso; oggi occorre ribadire l’impegno a sviluppare collaborazioni e costruire progetti nella direzione di una maggiore integrazione. Tanto abbiamo già fatto con l’università D’Annunzio in particolare con la facoltà di Economia, dove alcuni docenti illuminati, tra cui la Preside Anna Morgante, hanno manifestato interesse e attenzione alle esigenze del mondo delle imprese.

Oggi più che mai il segreto dello sviluppo imprenditoriale risiede nella capacità di elevare le competenze presenti sul territorio. Il ciclo virtuoso legato a tale aspetto passa per un rapporto sempre più stretto, strutturato e stabile, fra aziende e mondo formativo. Per questo motivo, ancora una volta, voglio sottolineare la necessità di intensificare la presenza di facoltà scientifiche e di istituti tecnici nelle aree dove insistono le aziende.

 

E, in ogni caso, è davvero necessario:

–         avvicinare le scuole e le università alle aziende.

–         creare occasioni ripetute di confronto tra politiche di sviluppo economico e scelte di indirizzo formativo.

–         essere convincenti e tenaci nel portare soprattutto le università – le scuole già lo fanno! – ad aprirsi al territorio e a comporre la loro offerta formativa anche sulla base di una lettura comune dell’evoluzione del mondo.

–         costruire percorsi di collaborazione interdisciplinare e poli-tecnica rispetto agli scenari nei quali imprese e lavoratori saranno sfidati per generare ricchezza in Abruzzo.

 

Inoltre, dobbiamo “fare sistema” attorno a questo obiettivo strategico dell’evoluzione dei modelli formativi. I nostri partner europei e i nostri competitors internazionali già da tempo operano in sistemi nei quali il vantaggio della collaborazione strutturale università, imprese e ricerca è un dato di fatto. Inventare e ingegnerizzare nuovi prodotti, rafforzare le competenze che poi le imprese mettono in gioco sui mercati internazionali, sono infatti un tutt’uno che deriva dalla combinazione stretta tra investimenti aziendali e disponibilità di competenze sul territorio.

 

Riformulo quindi anche in questa nuova veste di Presidente della Confindustria di Chieti la richiesta aperta, accorata e formale agli accademici d’Abruzzo di non lasciare cadere queste richieste e questa sensibilità al futuro che provengono dalle imprese e vanno verso il mondo dell’università e della ricerca.

Un mondo quest’ultimo, lo ricordo, che vive di risorse pubbliche a cui anche noi, come aziende, diamo il nostro leale e continuo contributo fiscale. La chiusura al nuovo non è più ammessa, il danno per le aspettative future del territorio e delle aziende sarebbe profondo e doloroso. Sarebbe una sorta di tradimento della stessa missione pubblica del sistema educativo, di cui anche le università per prime, pagherebbero un prezzo ben oltre qualunque nostra intenzione.

Solo creando un consistente e qualificato patrimonio di competenze tecniche e manageriali locali, infatti, accumuleremo vantaggio competitivo e, soprattutto, eviteremo gli investimenti “mordi e fuggi”, cioè senza un adeguato radicamento e ritorno nel territorio.

Ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere aperti verso il territorio, pronti a condividere esperienze e conoscenze.

Ad esempio, attraverso lo strumento dello “stage”, abbiamo l’opportunità di trasferire la nostra cultura aziendale ai giovani in cambio di nuove idee e tanto entusiasmo in casa.

E’ mia ferma intenzione proseguire nelle attività di sviluppo dei rapporti con il mondo formativo e di esprimere, soprattutto a scuola e università, le priorità che le aziende associate manifestano.

 

4.    RINGRAZIAMENTI PERSONALI

 

Vorrei concludere con una riflessione.

 

Questi anni di partecipazione all’interno dell’Associazione sono stati per me motivo di crescita professionale, culturale e umana. Ho avuto l’opportunità di conoscere, di approfondire e di stringere amicizie con persone straordinarie.

In questi anni ho anche lavorato molto per l’Associazione, investendo il mio tempo e qualche volta rubandolo alla famiglia e all’impresa. Però se mi guardo indietro sono sicuro di aver ricevuto in termini umani e professionali molto più di quello che ho dato.

E’ allora giunto anche per me il momento di restituire qualcosa di quello che ho ricevuto. E’ il minimo che io possa fare.

Ed è per me motivo di grande onore e soddisfazione impegnarmi insieme a Voi in questi 4 anni di presidenza in Confindustria.

Sento il peso della responsabilità che avete voluto affidarmi ma sono convinto che insieme riusciremo ad affrontare e a vincere le sfide che ci attendono.

Per concludere, oltre a ringraziare tutti Voi, permettetemi un piccolo passaggio personale.

Ringrazio di cuore tutta la mia famiglia perché ho sempre potuto contare sulla loro fiducia e sul loro incoraggiamento: mia moglie e i miei figli che con il loro affetto e il loro entusiasmo mi hanno sempre trasmesso l’energia per impegnarmi.

 

Questo traguardo è anche loro.

 

Grazie a tutti

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