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Ottimo il pacchetto presentato dal Sindaco di Sulmona a favore dello sviluppo, dell’occupazione e del sistema delle imprese Adesso ci vuole snellezza e velocità di azione

di Fabio Spinosa Pingue

Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Abruzzo

 

 

A nome del sistema Confindustria esprimo un plauso al pacchetto di proposte presentate dal Sindaco di Sulmona a favore dello sviluppo, dell’occupazione e del sistema delle imprese.  Un risultato salutato con soddisfazione anche per il metodo seguito che ha visto il coinvolgimento attivo delle diverse categorie di imprenditori che hanno condiviso con l’amministrazione un progetto di sviluppo a sostegno dell’occupazione. E ciò nonostante la modesta entità delle somme che il bilancio del Comune ha consentito. E’, in assoluto, la prima volta nella storia dell’Ente che viene presentato un progetto organico per favorire la nascita di nuove imprese e la crescita di quelle esistenti. La modesta entità delle risorse a disposizione può essere facilmente superata semplicemente mettendo lo sviluppo delle imprese al centro di tutta, ma proprio tutta, la comunità iniziando, magari, a mettere mano ad una totale deregulation di tutti i regolamenti comunali per le diverse autorizzazioni. L’obiettivo è quello di arrivare a costruire un rating elevato del territorio peligno e, quindi, costruire un territorio appetibile per fare impresa. Nella consapevolezza, però,  che si parte, purtroppo,  da un territorio dove  storicamente fare impresa… è un’impresa. Di qui la richiesta della costituzione “dell’agenzia delle opportunità” un organismo snello, niente nuova società, ma un gruppo di esperti che lavora quotidianamente per lo sviluppo della città, trasformando le problematiche in opportunità. Di qui la sete di deregulation che faccia della velocità il vero fattore che contraddistingue tutte le diverse fasi autorizzatorie. Di qui la richiesta di procedure snelle e certificate. Di tempi certi e, soprattutto, brevissimi. Molto più brevi rispetto ad alte comunità, storicamente più appetibili per fare impresa. Di implementazione di un sistema di procedure informatizzate e telematiche. Di qui la richiesta urgente dello sportello unico delle attività produttive. Un unico sportello che rilasci in trenta giorni trenta, l’autorizzazione per l’inizio dell’attività; dal modesto bar alla fabbrica di grandi dimensioni. E non solo e soltanto uno sportello che fa assistenza a chi deve iniziare un’attività. Solo osando e coinvolgendo tutti gli attori della comunità -università, istituzioni, imprese, forze sociali, centri di ricerca, centri di eccellenza e banche – è possibile invertire il trend che condanna ormai da qualche lustro le zone interne. Siamo,  quindi, condannati a fare sistema. Ma, soprattutto, ad osare. E così adesso la smetteremo di  di prendercela con mamma regione, papà stato e nonna europa. Dobbiamo trovare la forza di recuperare il gap accumulato rispetto ad altri territori,  di esprimere i tempi di rilascio di autorizzazioni in secondi e non in mesi. L’azione intrapresa dal Sindaco del Comune Peligno va nella  giusta direzione. Ma, purtroppo, è solo agli inizi. Ed è un progetto che, però, necessità di grande coraggio e volontà dirompere rispetto al tradizionale modo di affrontare le politiche macroeconomiche. E di una grande forza ad osare… che speriamo contagi  anche altre municipalità. Perché, difficilmente, una rondine fa primavera. Tra l’altro non abbiamo altre strade da percorrere per costruire un rating positivo che nel breve tempo permette al territorio di recuperare in competitività rispetto ad altre realtà più dinamiche. Oggi sono i sistemi paesi che competono; non solo le aziende. E’ indispensabile, quindi, costruire  territori competitivi. E alle soglie del terzo millennio un territorio competitivo e appetibile si costruisce valorizzando i servizi, le infrastrutture, la velocità delle decisioni, la certificazione delle procedure, la presenza di centri di ricerca e di eccellenza, il grado di dialogo e di sinergia  tra i diversi stakeholders della comunità, il livello di specializzazione e di formazione delle maestranze, il grado integrazione degli immigrati, vera risorsa per il paese, il grado di innovazione dei processi produttivi e non solo, la semplificazione delle procedure… e solo, dopo i soldi a fondo perduto. E con la consapevolezza che tutto ciò è indispensabile per un territorio competitivo ma, forse, non sufficiente, per attrarre investimenti esterni e stimolare  una classe imprenditoriale autoctona.

 

 

 

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