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Ortona, sanità: “ex dispensario igiene sociale in stato di abbandono”

L’Organizzazione Sindacale CISAS, in una nota, ha denunciato lo stato di abbandono dell’ex dispensario di igiene sociale di Ortona, sito in Via Alessandrini. Il sindacato chiede la ristrutturazione e bonifica dell’edificio, proponendo di destinare lo stabile al servizio UTAP. Di seguito la nota completa
“ Da oltre vent’anni, quello che era nato nel dopoguerra come sede dispensariale destinata a facilitare la prevenzione dei flagelli sociali come la tubercolosi e con funzioni inerenti l’accertamento diagnostico, la terapia e l’educazione sanitaria, risulta abbandonato poiché versa in uno stato di totale incuria, procurando un grave danno di immagine per la proprietà e per la città di Ortona. Circa un paio di anni fa i lavori di ristrutturazione di recupero della struttura sono stati interrotti, con l’investimento di soldi pubblici di cui si è persa, purtroppo, la finalità sanitaria e sociale. Lo stabile di due piani è circondato da erba alta (lontano è il ricordo del giardino che accoglieva i pazienti!), evidenti sono le infiltrazioni d’acqua che contribuiscono a deteriorare lo stabile; a quanto pare ripetuti sono stati i furti di materiale presenti al suo interno. Eppure, sul sito istituzionale della ASL, in data 22 giugno 2009, veniva data ampia rilevanza al protocollo d’intesa siglato tra la ASL di Chieti e l’Ente d’ambito sociale n. 28 Ortonese, per la realizzazione di un “Gruppo appartamento” per utenti psichiatrici cronici tra i 18 e i 45 anni con ridotti livelli di articolazione sociale. La convenzione prevedeva di ospitare nel suddetto edificio quattro utenti in trattamento riabilitativo presso il Centro salute mentale di Ortona. L’obiettivo del progetto era quello di aiutare le persone ad acquisire competenze per gestire autonomamente uno spazio abitativo e doveva rappresentare, nei propositi, una delle prime iniziative di integrazione sociosanitaria della provincia di Chieti, con l’assunzione diretta da parte del servizio pubblico delle funzioni di riabilitazione degli utenti in regime residenziale. Tuttavia, il progetto doveva essere sottoposto all’Assessorato alle Politiche sociali della Regione Abruzzo per lo stanziamento di 67mila euro circa, cui aggiungere altri 17mila euro cofinanziati dall’Ente d’ambito.
Da allora tutto è fermo, tutto tace.

Ciò premesso, la CISAS chiede:
di conoscere quali sono i programmi della Direzione Asl in merito alla destinazione della struttura sanitaria di sua proprietà;
per motivi di sicurezza, igiene e decoro di intervenire con urgenza alla bonifica dello stabile.

La nostra Organizzazione Sindacale, al fine di rendere fruibile alla comunità la struttura di che trattasi, propone, come sta accadendo in altre realtà (numerosi sono gli esempi), di istituire l’ UTAP ( unità territoriale assistenza programmata ) dove è prevista l’apertura dell’ambulatorio associato di medici per 24 ore, con la presenza della guardia medica e dell’apporto professionale di personale infermieristico e di segreteria. L’ UTAP, Unità Territoriali di Assistenza Primaria, rappresenta una nuova organizzazione della medicina generale, basata su forme aggregate di professionisti del territorio, che lavorano insieme per la salute della comunità e delle persone.
Questa particolare forma di aggregazione di Medici di Medicina Generale che lavorano in sinergia con personale sanitario ed amministrativo permette un ulteriore sviluppo della qualità delle attività sanitarie di diagnosi e cura, una risposta più adeguata alle problematiche assistenziali ed un’idonea soluzione alle procedure burocratiche al fine di dare risposte più appropriate ai complessi e diversificati bisogni di salute dei cittadini. I medici, quindi, svolgono regolare attività di visita ai propri assistiti durante gli orari prestabiliti e poi turnano per coprire emergenze cliniche e/amministrative per tutti i pazienti del Centro. In alcuni UTAP, già operanti sul territorio nazionale, la struttura presta cure di medicina generale, gruppo di cure primarie, visite specialistiche per patologie croniche, servizio infermieristico, prelievi ematici agli assisti dei medici di famiglia e ritiro esami. Il gruppo di medici, inoltre, dovrebbe interagire con il 118 per assicurare una presenza sul territorio e fare da filtro per abbattere i tempi di attesa al Pronto soccorso. Questa, a nostro avviso, rappresenta la vera medicina di comunità.

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