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OPERAZIONI NEI CONFRONTI DELLO STATO: L’IVA SI CAMBIA DI ABITO

Oggi parleremo di un argomento estremamente tecnico, non nuovo nella sua genesi e nella sua evoluzione, ma certamente assolutamente importante nella quotidiana vita dell’impresa. Tutti coloro che hanno avuto rapporti commerciali con lo stato o con gli enti pubblici in genere, si saranno certamente resi, loro malgrado, conto che esso non eccelle in velocità di pagamento.

Le ragioni per cui ciò avviene sono le più svariate: dalle deficienze di cassa all’eccesso di burocrazia, il risultato, in ogni caso è sempre lo stesso, l’impresa fornitrice dell’ente pubblico immobilizza una parte delle sue disponibilità finanziarie nell’operazione.

Dal danno si passerebbe la beffa se, oltre al ritardato incasso del corrispettivo della fatturasi aggiungesse anche l’obbligo di anticipare l’IVA indicata nella fattura.

Gli enti pubblici infatti, anche per le prestazioni di servizi, pretendono l’emissione della fattura prima del pagamento, considerando la stessa il solo titolo idoneo a consentire l’emissione di regolare mandato di pagamento.

Il nostro legislatore, in questo dimostrandosi equo ed attento, provvidamente, ha ritenuto di non dover caricare il contribuente di un ulteriore onere ingiusto perciò, con un meccanismo in verità tortuoso, ha evitato che coloro che hanno rapporti commerciali con lo stato debbano anticipare il pagamento dell’IVA per vedersela rimborsare a titolo di rivalsa in tempi assolutamente più lunghi di quelli correnti sul mercato.

Questo meccanismo, previsto dall’art.6 del DPR 633/72 è stato relativamente recentemente modificato dall’art.1 comma 3 del Dlgs 313 del 1997: è di questo che parleremo oggi.

Ma andiamo per ordine. Il quinto comma dell’art. 6 del DPR 633/72 stabiliva che le operazioni effettuate nei confronti dello stato, degli enti pubblici territoriali e di altri enti tassativamente menzionati nell’articolo, si considerassero effettuate ai fini IVA al momento del pagamento del corrispettivo e non, come previsto per la generalità dei contribuenti, al momento della consegna o spedizione dei beni, dell’emissione della fattura, della stipulazione del contratto ecc..

In parole povere, l’imprenditore non anticipava alcunché a titolo di IVA sorgendo per lui l’obbligo di versarla solo al momento del ricevimento del pagamento da parte dell’ente pubblico.

Per poter beneficiare di questo trattamento, però, sotto la previgente normativa, era necessario che l’imprenditore istituisse un apposito registro vidimato il “Registro delle fatture IVA in sospensione” in cui dovevano essere annotate tutte le fatture che beneficiavano del trattamento agevolato. Nel momento in cui la fattura veniva regolarmente pagata essa doveva essere scaricata dal registro IVA in sospensione e registrata nel normale registro delle fatture IVA di vendita.

Se nel periodo dall’emissione della fattura a quello del pagamento si verificavano dei cambiamenti nelle aliquote dell’imposta, in considerazione che l’operazione relativa alla fattura emessa si doveva considerare effettuata solo al momento del pagamento, l’imprenditore era costretto ad emettere delle note di variazione per tenere conto della differente situazione.

Con la riforma dell’IVA introdotta dal menzionato Dlgs 313/97 tutto ciò non avviene più.

Le operazioni nei confronti dello stato e degli enti di cui all’art. 6 comma 5 del DPR 633/72 in base alle nuove norme si considerano effettuate, come per tutte le altre operazioni, in base alle regole disposte dai primi quattro commi dell’articolo richiamato: consegna, spedizione, fatturazione, pagamento ecc..

Quello che viene differito non è più il momento di effettuazione dell’operazione, che si può considerare già da subito definitiva, ma il momento di esigibilità dell’imposta che viene posticipato al momento in cui l’ente pubblico provvede al pagamento.

Si verifica quindi che:

1)La fattura emessa è fattura definitiva;

2)L’aliquota IVA ad essa applicata è anche essa definitiva e non più suscettibile doi variazioni.

In conseguenza di ciò risulta non essere più obbligatoria l’istituzione del registro IVA delle fatture in sospensione, che da obbligo diviene facoltà, ma non certamente divieto.

La fattura emessa, inoltre, essendo definitiva, nel caso si decida di non utilizzare il registro delle fatture in sospensione, deve essere annotata nei termini ordinari nel registro delle fatture emesse, salvo operare le opportune evidenziazioni (attraverso appositi codici, distinte colonne od altre idonee rilevazioni contabili) per fare in modo che l’IVA ad essa relativa venga esclusa dalla liquidazione del periodo della sua emissione e partecipi invece a quella del periodo del pagamento.

Nulla vieta in ogni caso che, per proprie insindacabili ragioni, l’impresa rinunci alla possibilità di beneficiare dell’agevolazione del differimento del pagamento dell’imposta e decida di far partecipare immediatamente alla liquidazione dell’IVA anche le fatture emesse nei confronti degli enti pubblici, in questo caso, in considerazione del fatto che l’Iva diviene detraibile per l’acquirente solo a partire dal momento in cui la stessa diviene esigibile nei confronti del cedente, il cedente dovrà indicare in fattura la seguenti locuzione: “IVA ad esigibilità immediata”.

Per evitare incertezze, nel caso l’azienda voglia beneficiare dell’agevolazione, dovrà annotare in fattura la dizione: “IVA ad esigibilità differita”.

Quindi le due diciture dovranno essere utilizzate alternativamente a seconda se si voglia o meno differire il pagamento dell’IVA giacché, in mancanza di indicazioni, l’ente destinatario della fattura non potrà operare alcuna detrazione fino al momento in cui provvederà al pagamento della stessa.

Questo è quanto. Si spera di essere stati chiari ma di una cosa si è certi: quando Max Weber pensò la burocrazia non aveva certamente in mente questi marchingegni normativi.

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