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Nucleare: Italia come Finlandia? E’ un bluff

E’ il piano atomico voluto da Berlusconi. Ma una centrale simile a quelle previste è già in costruzione in Finlandia. E provoca ritardi e dubbi. Così il nostro programma avrà tempi, costi e vantaggi discutibili.

 

C’è un sistema, scomodo ma efficace, per vedere cosa potrebbe riservarci la nuova stagione nucleare italiana, il rinascimento atomico lanciato dal governo Berlusconi. Bisogna volare in Finlandia e raggiungere l’isolotto di Olkiluoto, tre ore di automobile da Helsinki lungo la costa baltica. Un angolo di terra dove, protetto da insistiti controlli di sicurezza, svetta il più grande reattore nucleare mai concepito al mondo: il Gigante, com’è chiamato da queste parti.
Una struttura alta 63 metri che a fine lavori ingloberà 52 mila tonnellate d’acciaio e sprigionerà 1.600 megawatt di energia. Un pachiderma costruito dagli oltre 4 mila operai del consorzio franco-tedesco Areva-Siemens, identico per potenza, partner (Areva) e tipo di reattore (Epr, European pressurized reactor) agli impianti previsti sul nostro territorio: le ormai famose quattro centrali annunciate, prima dello scandalo “cricca”, dall’ex ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola. Uno scenario che, a giudicare dal prototipo finlandese, è tutt’altro che rassicurante.
“A Olkiluoto niente procede come stabilito”, testimonia il parlamentare di Centro ed ex ministro dell’Ambiente Kimmo Tiilikainen: “L’opera è partita nel 2005 e doveva finire entro il 2009: invece arriveremo, come minimo, al 2012”. Peggio ancora il capitolo costi: “Dai 3 miliardi di avvio siamo agli attuali e per nulla definitivi 5,5”.
GUARDA La videoinchiesta nella centrale di Olkiluoto (http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/24658733)
Quanto alla gestione della sicurezza, il deputato parla di una situazione “imbarazzante”. Una via Crucis documentata dagli ispettori pubblici, che più volte hanno riscontrato irregolarità: “Nel 2005 è stata cambiata, senza permesso, la composizione del cemento alla base del reattore”, racconta Lauri Myllyvirta di Greenpeace Finlandia: “Nel 2007 si è scoperto che l’involucro del reattore era stato saldato, per mesi, senza i dovuti controlli”. E a maggio 2009, dopo che l’Agenzia nazionale per la sicurezza atomica finlandese ha contestato ad Areva l’inesistente “avanzamento nella progettazione dei sistemi di controllo e protezione”, gli ambientalisti hanno invocato “la revoca dell’autorizzazione al
Episodi gravi, noti agli addetti ai lavori internazionali, ma ininfluenti per il nostro governo. C’era invece euforia, il 9 aprile scorso, quando Italia e Francia hanno perfezionato l’accordo per il nostro ritorno al nucleare. Come non fosse mai esistito il referendum del 1987, con il quale vennero pensionate le tre centrali in funzione a Caorso, Trino Vercellese e Latina (quella di Garigliano era chiusa dal 1978). Vecchie storie. Adesso il futuro energetico italiano è nelle mani di Enel e Ansaldo, che con le cugine Edf (Electricité de France) e Areva costruiranno reattori di cosiddetta terza generazione avanzata. Come quello di Olkiluoto, appunto. “Un progetto pericoloso e inutile”, a sentire Ermete Realacci (Pd). Sorretto, a suo avviso, da una strategia discutibile: “Si confonde l’opinione pubblica divulgando che l’energia nucleare costerà meno. Che finalmente ci libererà dalla schiavitù delle importazioni. Che non è pericolosa. Che è in linea con le direttive della Ue. Che ci consentirà di stare al passo con i grandi del pianeta… Tutte invenzioni che pagheremo sulla nostra pelle”.
Sono le bufale atomiche. L’eccesso di ottimismo per nascondere problemi enormi, a volte irrisolvibili. Una scelta ripetuta anche il 26 aprile, in occasione dell’anniversario di Chernobyl, quando Berlusconi ha ricevuto nella sua villa di Lesmo l’amico e presidente russo Vladimir Putin.
A fine incontro, il nostro premier ha annunciato la partecipazione dell’Enel al progetto di una centrale a Kaliningrad. Ha citato la sinergia per sviluppare un reattore chiamato Ignitor. E soprattutto, ha anticipato che “i lavori per la prima centrale italiana partiranno in questa legislatura, cioè entro tre anni”. Parole precise, inequivocabili. Ma del tutto infondate, ha illustrato tre giorni dopo Giuseppe Morbidelli, docente di Diritto a La Sapienza di Roma, durante la “Conferenza annuale di diritto dell’energia”.
(di Riccardo Bocca,  L’Espresso, 20 maggio 2010)

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