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NOTE DI SINTESI DEL CONVEGNO LINEE GUIDA ED AZIONI DI MIGLIORAMENTO PER LE PMI

–         Presentazione dei risultati della ricerca –

Confindustria, 17 luglio, ore 16,30

 

Mariassunta Tricarico, Presidente Confidi L’Aquila, Vicepresidente Confindustria L’Aquila

L’auspicio del Confidi è che il sistema bancario utilizzi i nuovi strumenti non solo in modo restrittivo e a vantaggio di parte. Occorre infatti uno sforzo di reciprocità: se da un lato le imprese sono tenute a maggiore trasparenza nei confronti delle banche, queste devono, a ragion veduta, contribuire più generosamente allo sviluppo economico del territorio.

Pur avendo il nostro Confidi un buon rapporto con le Banche convenzionate, è innegabile che esista un problema tra banca e impresa medio-piccola. I processi di aggregazione che hanno visto protagonista il nostro sistema bancario sono da considerarsi positivamente, perché hanno irrobustito un settore che in passato non aveva la struttura per contrastare la concorrenza dei grandi gruppi esteri e soprattutto non era in grado di sostenere l’attività estera delle nostre imprese. Il rovescio della medaglia, però, è stato l’appiattimento delle strutture del credito a sistemi e prodotti finanziari  molto standardizzati nell’offerta, che non tengono conto delle peculiarità di un territorio o di un’impresa. Ciò frustra le esigenze e le aspettative in specie dell’impresa medio-piccola.

In passato i soggetti leaders del rapporto banca-piccola impresa erano le Banche di credito cooperativo che fondavano proprio nel contatto diretto con il territorio il loro punto di forza. Non è un caso che spesso nei consigli di amministrazione di queste banche sedessero piccoli imprenditori e artigiani locali. Oggi che, con rare eccezioni, anche queste banche sono state assorbite dai grandi gruppi, forse si dovrebbe recuperare e imitare da quel modello il rapporto diretto con le persone e le idee che stanno dietro l’insegna di impresa, per interpretare aiutare e sostenere le esigenze di crescita e di innovazione di questi interlocutori, il vero capitale socioeconomico del territorio.

Antonio Chiodo, S&T Consultino, Presidente sezione “Terziario avanzato servizi innovativi” di Confindustria L’Aquila

Due sono i punti emersi da questo lavoro che intendiamo sottolineare:

–          il concetto di “innovazione”da applicare alla gestione dell’azienda;

–          il problema del radicamento del credito sul suo territorio;

–          il bisogno che la banca innovi il suo rapporto con l’imprea

L’impresa deve fare un salto di qualità, “occorre innanzitutto acquisire la consapevolezza che il rating non rappresenta il punto di arrivo, ma piuttosto il punto di partenza di una relazione tra banca e impresa fondata su una valutazione rigorosa e trasparente del merito creditizio”. Anche la Banca non può esimersi dall’innovare i suoi rapporti con l’impresa; Basilea 2 è nata in primo luogo per le banche, ed anche le banche in questo processo di innovazione devono strutturarsi per capire meglio, per meglio valutare le capacità del cliente, le sue idee, le sue intuizioni, e soprattutto capire ed assecondare le vocazioni del territorio su cui operano; devono dare sostanza a quel “capitale territoriale” che in questo particolare momento rappresenta la leva, forse l’unica, su cui puntare per creare percorsi autonomi e solidi di sviluppo.

 

Nella presente sintesi si riportano solo le conclusioni cui il lavoro ha teso, cioè la definizione dei fabbisogni del territorio e le azioni di miglioramento per le Pmi.

L’impresa deve migliorare :

a) La comunicazione. E’ fondamentale certamente la comunicazione delle informazioni acquisibili dai bilanci periodici delle imprese, siano essi annuali o, ancor meglio, ad intervalli più brevi. Queste informazioni diventano la base su cui verrà determinato il rating assegnato all’azienda. Pertanto l’analisi di bilancio realizzata all’interno dell’azienda avrà lo scopo, oltre a quello solito di aiutare l’impresa stessa a meglio comprendere la propria situazione economica e finanziaria, anche quello di trasmettere alle banche partner delle informazioni nel miglior modo possibile. L’impresa dovrà quindi modificare il proprio sistema informativo poiché esso dovrà rendere disponibili ed in maniera tempestiva una grande quantità di informazioni che in passato non erano rilevanti o lo erano in misura minore o erano sostituite dal “contatto” umano con il bancario. L’impresa dovrà  migliorare la propria immagine per affrontare serenamente l’esame dei rating bancari. In pratica  dovrà iniziare a comunicare con le banche con la stessa attenzione ed utilizzando lo stesso “appeal”  con cui comunica con i propri clienti. Naturalmente ciò significa che le piccole e medie aziende dovranno sostenere dei nuovi costi legati a queste nuove attività.

b) La gestione finanziaria. Le imprese non possono permettersi carenze sul piano finanziario e diventa necessario ricercare la continua coerenza tra struttura delle fonti e obiettivi più generali di crescita. La finanza d’impresa assumerà pertanto un ruolo centrale, tanto da diventare una funzione con importanza pari a quella commerciale, organizzativa e tecnologica, anche perché le imprese negozieranno con interlocutori bancari e finanziari sempre più raffinati, consapevoli ed esperti nel valutare, nel prezzare e nel gestire il rischio. Oggi il cliente è soprattutto un numero di posizione a cui si associa un rating. In un particolare momento di fabbisogno finanziario le possibilità che il bancario possa aiutare il cliente, oltre a quanto sia a lui permesso dal rating, sono ridotte al lumicino. Appare intuitivo che le nuove regole del sistema bancario internazionale stabilite dall’accordo di Basilea2 porteranno necessariamente a privilegiare le aziende finanziariamente sane, dotate di sistemi di controllo e valutazione adeguati, in grado di prevedere i propri fabbisogni di liquidità e conseguentemente di governare il grado di indebitamento. Una gestione finanziaria adeguata ed aggiornata potrebbe mettere l’azienda nelle condizioni di ridurre gli ostacoli nell’accesso al credito e di abbassare i costi (tassi, commissioni) connessi all’acquisizione dei fidi. Si realizzerà poi un notevole progresso non solo nelle procedure di accesso al credito, ma anche nel miglior controllo della gestione finanziaria, area tipicamente critica e sovente appesantita da oneri non giustificati, se non dalla scarsa cura e dal mancato controllo delle variabili chiave che ne governano le logiche . E’ però innegabile che l’analisi finanziaria previsionale richieda investimenti di non poco conto in persone, strumenti e tecnologie che le microimprese, in particolare, talvolta non possono affrontare per esigenze economiche e talvolta non vogliono a causa della scarsa sensibilità maturata nei confronti di questi aspetti, ritenuti in passato, purtroppo errando, di secondaria importanza.

c) La patrimonializzazione. In futuro, però, le imprese non sentiranno solo l’esigenza di un miglioramento nella gestione finanziaria, ma avranno bisogno di una maggiore capitalizzazione, anche a sostegno di una opportuna crescita dimensionale, oltre che dell’apertura al mercato dei capitali e di un po’ di coraggio da parte degli imprenditori per accrescere l’utilizzo degli strumenti di finanza innovativa. Si presume, infatti, che le imprese di migliore qualità creditizia verranno spinte, probabilmente anche dalle stesse banche, ad attingere risorse direttamente dal mercato migliorando competitività ed efficienza nella raccolta di fondi, mentre, per le imprese di qualità media ed inferiore, il rating determinato dalle banche diventerà una variabile strategica per regolare il costo e l’efficienza delle proprie scelte di struttura finanziaria, di finanziamento degli investimenti e di politica del capitale. L’impresa si troverà nella situazione di incrementare il proprio patrimonio attingendo al mercato finanziario oppure ricorrendo al tradizionale aumento di capitale sottoscritto dagli attuali o da nuovi soci. Una soluzione potrebbe essere l’utilizzo di uno strumento come il private equity attraverso il quale l’azienda potrebbe ricevere nuovo capitale da un investitore esterno, generalmente specializzato ed organizzato per questo tipo di operazioni,  che si prefigge l’obiettivo di disinvestire nel medio-lungo termine realizzando una plusvalenza dalla vendita della partecipazione societaria.

 

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