Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'AquilaNon sono mancati commenti, sulla stampa locale e nazionale, circa l’iniziativa, certamente singolare, dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila che, con un’azione di sicura evidenza ha realizzato e poi posizionato su Il Sole 24 Ore uno spot vo

Non sono mancati commenti, sulla stampa locale e nazionale, circa l’iniziativa, certamente singolare, dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila che, con un’azione di sicura evidenza ha realizzato e poi posizionato su Il Sole 24 Ore uno spot vo

“Quella del lupo è stata più un’azione esemplare che un’azione di marketing territoriale: il marketing territoriale non si compone di una, due, tre azioni, è un progetto intero di pianificazione strategica del territorio: capisce bene che fare quattro azioni di pubblicità è ben altra cosa. E la progettazione delle politiche urbane e territoriali – proprio in ragione del fatto che la competizione non si gioca più tra singoli soggetti ma, piuttosto, tra sistemi a base territoriale, i soli capaci di generare competitività del tessuto delle imprese,  innovatività e capacità di risposta dinamica – attiene al governo del territorio che, però, in questo campo specifico, può e deve assumere una serie di approcci propri del mondo dell’impresa”. Dice Gaetano Clavenna, Presidente dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila nonché Amministratore Delegato della Dompé dell’Aquila.

“Oggi più che mai un sistema produttivo per non morire deve essere competitivo. Ma nel mercato globale le persone, le risorse finanziarie e i prodotti sono in continua crescente mobilità internazionale, per cui la competitività si misura anche in termini di: capacità di attrarre attività ad elevato valore aggiunto e forte tasso di crescita, capacità di garantire, in prospettiva, livelli soddisfacenti di reddito e di occupazione”.

Dunque la pubblicità su Il Sole 24 Ore serviva principalmente per richiamare l’attenzione sul problema L’Aquila: territorio in crisi ma anche vittima di una sorta di staticità alla quale sembra essere condannato da parte di tutti, pubblici e privati.

Bè, è evidente che noi da soli – come del resto nessun’altra istituzione, pubblica o privata che sia – non possiamo entrare in gioco nel sistema di competizione tra territori per attirare capitali e persone (fisiche o giuridiche): come Confindustria sappiamo adottare ed abbiamo una prospettiva di imprenditorialità con capacità e comportamenti flessibili ed agili, ma la capacità di progettazione e di pianificazione strategica  +  la capacità di “vendere” il prodotto territorio all’esterno è qualcosa che coinvolge tutti gli apparati della collettività locale, dal più alto fino al singolo cittadino. Ed in particolare sono proprio le amministrazioni locali quelle chiamate a svolgere nuove e più ampie funzioni rispetto al passato: non più semplici fornitrici di servizi alla cittadinanza ma soggetti attivi dello sviluppo economico complessivo del territorio, impegnati a soddisfare anche la domanda di altri utenti, effettivi e potenziali, generatori potenziali di ricchezza a livello locale.

La pianificazione strategica nel nostro campo, quello imprenditoriale, serve a migliorare il rendimento dell’impresa (tiene conto dei suoi punti di forza e di debolezza, concentra attenzione e risorse su alcuni obiettivi prioritari opportunamente selezionati) ma questa stessa tecnica può ben essere reimpiegata per intraprendere politiche contro il declino e/o per lo sviluppo. Però, in questo caso, essa deve essere dentro alle politiche territoriali, che sono qualcosa di ben più ampio di un’impresa… è evidente che un territorio, una città, possono essere paragonate solo parzialmente a soggetti unitari come le imprese… tuttavia la metafora è utile per mettere in evidenza quanto le strategie di sviluppo siano sempre più orientate alla domanda ed attente all’immagine.

Parliamo allora di una politica di organizzazione intenzionale dell’offerta nella quale ci siano infrastrutture, vantaggi ed incentivi economici, ospitalità e permeabilità sociale, stabilità istituzionale, il tutto volto ad attrarre investimenti e a sostenere lo sviluppo locale.

Si, il che, poi, è una definizione generale di marketing territoriale. Oggi il territorio, attraverso i soggetti che lo rappresentano, è il  nuovo interlocutore attivo sul mercato delle opportunità di investimento, ed il mercato e l’impresa sono solo metafore del territorio, non sono essi stessi il territorio, ed è questo ultimo, non i primi, ad avere prodotti propri da piazzare su mercati innumerevoli – e a clienti con esigenze specifiche – e che compete con altri territori per acquisire nuovi clienti. Lo scenario è sempre più competitivo, così  il sistema territoriale non può essere passivo, anzi deve proporsi attivamente come protagonista dello sviluppo, in modo da orientarlo verso esiti di crescita economica e sociale, di arricchimento culturale e scientifico.

Un altra accezione di marketing territoriale è riorganizzazione complessiva delle procedure amministrative nella direzione di una maggiore attenzione ai “clienti” del prodotto “sistema locale”, che devono avere una soddisfazione qualitativa più che quantitativa.

Si, tanto è vero che quasi sempre il piano di marketing territoriale è lo strumento con il quale si ristruttura l’apparato amministrativo.

Non è un caso, ma solo un esempio, che la semplificazione burocratica in una comunità viene ad esistere proprio quando si mette mano alle politiche di attrazione degli investimenti e delle imprese. Il processo di de-burocratizzazione è iniziato infatti con l’affrontare i problemi di utilizzo del suolo (ampliamento della fabbrica…) e, sul fronte delle normative doganali, previdenziali, fiscali, ecc. con la semplificazione delle normative nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Tra i sistemi che conosciamo in Italia, e che avremmo voluto conoscere all’Aquila, e che (tra l’altro) sono specificatamente  finalizzati alla semplificazione burocratica, ci sono gli strumenti della programmazione negoziata – Patti Territoriali e Contratti di Programma – nonché lo Sportello Unico per le imprese. Questi, tutti insieme, dovrebbero contribuire a rendere più efficace l’attrazione di nuovi investimenti all’interno dei singoli territori comunali, proprio grazie alla semplificazione delle procedure amministrative necessarie alla realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi ed alla promozione del territorio. Così, le funzioni dello Sportello Unico e quelle dei Patti o Contratti si legano a doppio filo, facendo sì che uno strumento dia valore aggiunto all’altro e viceversa.

Non so se  sono riuscito a rendere l’idea di quello che dicevo all’inizio: si tratta di mettere mano ad un progetto che coinvolge tutto e tutti con una complementarietà tale – tra i soggetti, il territorio e gli strumenti approntati o da approntare – che se non si ragiona in un’ottica di unitarietà, si “getta tutto alle ortiche”.

Detto questo lo Sportello Unico come va?

I nostri forzi sono sovrumani però, come le dicevo prima, se da una lato lo Sportello Unico comprensoriale consentirebbe l’attivazione delle politiche di promozione del territorio, dall’altro esso impone la centralizzazione di competenze e la creazione di nuovi livelli gerarchici difficili da introdurre all’interno delle Amministrazioni comunali, con le quali, volente o nolente, lo Sportello si interfaccia. Il responsabile dello Sportello Unico dovrebbe essere posto gerarchicamente al di sopra dei responsabili del procedimento unico dei singoli Comuni, perché è lui che deve far rispettare i tempi di rilascio delle autorizzazioni da parte degli Enti periferici, o convocare la Conferenze di servizi, nonché far rispettare i tempi di adempimento delle procedure ai Comuni medesimi.

Insomma, si capisce bene come l’opera di coordinamento esercitata all’interno di uno Sportello possa risultare particolarmente complessa, e, purtroppo, ancora allo stato della auspicabilità.

Che significa, che ci troviamo ancora una volta di fronte all’impossibilità di raggiungere degli obiettivi?

No, esistono dei sistemi. Per esempio in Francia hanno creato delle “zone franche urbane” localizzate nelle periferie depresse di alcune città  (44 mi pare) nelle quali sono previste esenzioni fiscali IRPEG e contributi sociali per le aziende che entro un certo tempo assumeranno almeno il 20% del personale sul posto; in Inghilterra, invece, negli anni ’80 si fecero le entreprise zones, vere e proprie “riserve ” che includevano le zone urbane depresse in cui valgono differenti “regole del gioco” rispetto all’esterno.

Insomma, di strade ce ne sono, dobbiamo solo decidere di volere. (m.p.i.)

 

 

didascalia allo spot

 

 

Lo spot, realizzato dalla Vincentive s.a.s., è stato presentato alla stampa dal Presidente dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila, Gaetano Clavenna, il 19 aprile scorso in una conferenza stampa alla quale erano presenti anche i rappresentanti delle istituzioni sostenitrici dell’iniziativa: Rinaldo Tordera per la Carispaq e Roberto Caporale per Si Aquila Sviluppo.

Lo spot è apparso tre volte su Il Sole 24 Ore del 23 aprile, 7 e 14 maggio 2004.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi