Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieUfficio Stampa“Non è crisi ma nuova economia”. Così Riccardo D’Alessandro al dibattito con Remo Gaspari

“Non è crisi ma nuova economia”. Così Riccardo D’Alessandro al dibattito con Remo Gaspari

Inutile snocciolare dati sull’attuale situazione economica: la conosciamo tutti, perché la viviamo quotidianamente.

Desidero invece, almeno oggi, condividere gli aspetti emotivi che attanagliano Noi Giovani nella percezione della realtà odierna. Realtà della quale ci siamo ritrovati attori, ma non artefici. Almeno per il momento.

Credo di poter dire che, osservando ed “ascoltandoci”, avvertiamo tutti una sensazione comune che prevale sulle altre: la percezione chiara che i tempi felici sono finiti, i cosiddetti “bei tempi”, quelli delle certezze.

Fino a qualche tempo fa il nostro  Paese, pur con tutte le sue contraddizioni, si proiettava in una vision positiva del futuro: c’erano punti di riferimento e solide certezze. Oggi, invece, da tutte le Istituzioni – dalla Scuola, alla Banca, alla Politica, alla Chiesa… – non giungono più i segnali di sicurezza e di autorevolezza di una volta: sono realtà che esistono ancora, ma che appaiono distanti, vuote di senso.

Inutile teorizzare su perché sia accaduto: sentiamo che è così, basta solo pensare al moltiplicarsi dei casi di corruzione pubblica, di malversazione, di sperpero… elementi che non fanno altro che rafforzare il senso di “brutto cambiamento”, di allontanamento dalle certezze.

Purtroppo, insieme alle Istituzioni anche certa industria si è svuotata, e al di là della crisi degli ultimi 2 anni: interi comparti industriali sono gradualmente scomparsi – per ricomparire in aree del mondo dove le leggi e la fiscalità sono più vantaggiose – e fabbriche storiche del nostro Paese sono passate in mani straniere, quasi nel disinteresse generale.

Ma la crisi non è solo economica, tutt’altro, perché pervade tutti gli ambiti del quotidiano, facendoci intravedere una vera e propria (ri)conversione del modello sociale ed economico: da un’idea di illimitatezza e consumo sfrenato delle risorse stiamo passando ad una economia del risparmio e della riproduzione delle risorse.  Ci stiamo rendendo conto che, per continuare ad essere competitivi e protagonisti, dobbiamo necessariamente spostarci dal  modello di consumo di massa ad un modello di consumo condiviso (car shering, trasporto pubblico personalizzato con servizi a domanda, commercio equo e solidale…), nel quale non è più il produttore ad imporre le modalità di erogazione dei beni che lui stesso produce, ma sono i consumatori a definirne le modalità.

In questo nuovo scenario sta anche scomparendo la certezza storica di un lavoro ragionevolmente stabile e sicuro nel tempo.

 

Ma proviamo ad allargare l’orizzonte, proviamo a chiederci da quanto tempo un libro, un film, un’architettura, un’opera dell’ingegno, insomma un’idea nuova pensata o realizzata in Italia non fa più parlare di sé nel mondo o nella società. Siamo dunque un Paese in declino?”

Sicuramente in casa nostra, l’Abruzzo, dopo una fase iniziale indubbiamente positiva che ci ha visto primeggiare tra le regioni del Mezzogiorno, la crescita si è bloccata arretrandoci addirittura in coda alle altre regioni del Sud. Il bilancio, infatti, non è più in positivo, tanto che da un regime fiscale “leggero” siamo passati ad un peso fiscale superiore rispetto a quello applicato nelle regioni del Nord: prima fra tutte, la causa sta nella cattiva gestione della sanità per la quale, oltre alla tassazione ordinaria, scontiamo un’addizionale IRAP del 25%. Seguono le gestioni disinvolte della P.A., ad esempio degli enti consortili – commissariati da circa 20 anni, hanno la funzione di creare posizioni dirigenziali utili più alla politica che al territorio, con l’assenza totale di servizi o sostegno concreto alle imprese e allo sviluppo – degli enti strumentali, del patrimonio immobiliare e via dicendo.

 

Detto questo, non posso non annotare che ogni forza distruttrice è al contempo creatrice: laddove scompare una realtà si crea lo spazio per un’altra nuova, e forse migliore, il cambiamento fa sempre bene. E questo cambiamento, allora, è un’opportunità per poter cambiare “in meglio” .

Noi infatti siamo convinti che SI PUO’ CAMBIARE, che C’E’ UN MODO PER RIPARTIRE.

Ma dobbiamo avere un nuovo approccio che deve venire dalle fondamenta della Società.

Dobbiamo lavorare in squadra, e dobbiamo coinvolgere Politica e Istituzioni da un lato, e  il mondo delle imprese dall’altro.

 

Noi GI Chieti abbiamo scelto di lavorare concentrandoci su tre direttrici:

 

PUNTARE SUI GIOVANI nei quali instillare la cultura d’impresa

DIFFONDERE LA CULTURA DELLA CONOSCENZA: condividere, diffondere e trasferire la conoscenza attraverso l’aggregazione: poli di innovazione, reti d’impresa, cluster

CREARE NUOVI MODELLI DI SVILUPPO partendo dal settore Ambiente

 

Dobbiamo renderci promotori di una nuova cultura per continuare a svolgere un ruolo da protagonisti nello scenario economico attuale che oggi, per la prima volta, ci chiede di dare risposte concrete ai problemi legati alla sopravvivenza della nostra stessa specie.  

Dobbiamo adottare un modello economico che tenga conto dei principi di eco-sostenibilità ed eco-efficienza.

La green economy rappresenta una nuova frontiera, una nuova idea per un futuro sostenibile nel quale l’imperativo è sfruttare e favorire le specificità del nostro Territorio.

La Green Economy infatti non investe solo il settore industriale.

Come è accaduto nel Novecento con l’Automobile, l’informatizzazione, il sistema dei trasporti per la società civile ed industriale, la green economy è una nuova visione del vivere nella società, un nuovo sistema  per affrontare le sfide del nostro tempo, un nuovo terreno di competizione culturale, da quella climatica a quella economica

Dunque, si prospetta un nuovo modello di impresa in tutti i settori pulsanti dell’economia nazionale.

 

E chi sceglie di abbracciare questa filosofia scopre presto di avere anche un notevole beneficio in termini di :

 

         Innovazione

         Ricerca

         Riduzione degli sprechi

         Occupazione

         Investimenti: chi investe ora per rendersi eco-sostenibile viene ripagato ampiamente nel medio periodo.

 

Quello della GREEN ECONOMY è un business per tutti,  PERCHÉ C’È SPAZIO PER TUTTI: chi ha i capitali fa grandi investimenti su nuove centrali da fonti rinnovabili, chi è più piccolo fa farm marketer (vendita diretta), fotovoltaico per uso civili eccetera. Lo sviluppo sostenibile è trasversale e coinvolge tutti gli attori della società: dalle Imprese, al Territorio, ai cittadini, alle Istituzioni.

Ed è un’arma per fronteggiare la crisi anzi, per tramutarla in ricchezza.

 

Studi e indagini recenti mostrano che già il 30% delle PMI manifatturiere italiane intrappolate nella crisi puntano anche su scelte connesse alla green economy. E se scegliamo di percorrere questa strada possiamo valorizzare e far prosperare i nostri punti di forza:

         Il  Territorio, caratterizzato da enormi potenzialità “verdi”  (Costa dei Trabocchi, Parchi, produzione tipica…)

          Il sistema produttivo, caratterizzato da grande capacità di creatività, di problem solving, di flessibilità, di adattamento al nuovo, di spirito di intraprendenza orientato all’autonomia lavorativa e alla qualità (i punti deboli non insistono più nella nuova economia: carenza di materie prime, bassa produttività del lavoro, ridotta capacità di Ricerca e Sviluppo, difficoltà a “fare sistema”, ecc).

 

Smettiamo di pensare che la via della ripresa sia solo quella di rivitalizzare i comparti industriali in crisi: sarebbe soltanto una emorragia di denaro che ci tiene intrappolati nel passato e ci chiude le porte del futuro. Investiamo laddove il presente ci sta indicando la strada, non cerchiamo di resistere al cambiamento: nulla può fermare il nuovo che avanza, dobbiamo solo cavalcarlo con tutto l’animal spirit di cui la storia ci dice che siamo capaci.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi