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“L’Università deve avere una ricaduta sul territorio: non ci sono altre chance per L’Aquila. E i numeri ci sono”

Così promette Ferdinando di Iorio, nuovo Rettore dell’Ateneo aquilano

 

“Il Parco Scientifico e Tecnologico” va subito rivisto”

 

Come ha trovato il nostro Ateneo?

Direi in ottime condizioni, anche se, in generale, restano in piedi le denunce levate da più parti circa lo stato di grave crisi del sistema universitario nazionale. Personalmente sono convinto che le missioni dell’università siano due: l’avanzamento delle conoscenze e la preparazione all’esercizio delle professioni. A maggior ragione nel momento in cui, a queste due missioni storicamente affermatesi, si va aggiungendo una terza missione emergente: la valorizzazione delle conoscenze e la loro trasformazione in risorsa per il territorio. Nella società della conoscenza – nella quale conoscenza è sinonimo di vantaggio competitivo per le istituzioni, per le comunità locali, per le imprese, ma anche per le persone – si sta affermando una nuova concezione sociale della formazione e della ricerca che, sempre più inserite nel quadro generale delle politiche dello sviluppo, devono integrarsi con categorie e prospettive economiche, industriali e sociali. Il sistema universitario è così chiamato a proporre anche modelli organizzativi in grado di attivare strategie concrete di sviluppo del sistema produttivo e fondate sulla capacità di attrarre i “giovani cervelli” formati al suo interno. In questo senso dobbiamo fare di più, perché l’Università è l’unica chance che rimane al nostro territorio.

E lei che progetti ha per l’Università ed il suo territorio?

L’università dell’Aquila deve raggiungere una sempre maggiore internazionalizzazione, e per questo apertura e flessibilità sono i presupposti in grado di fornire una ricerca realmente di eccellenza e, quindi, mobilità e attrazione degli studenti, formazione, reclutamento e mobilità dei docenti e del personale tecnico – amministrativo.  Due ulteriori aspetti di tale dimensione internazionale dovranno caratterizzare il nostro Ateneo: una internazionalizzazione tecnologicamente determinata e una internazionalizzazione realmente “globale”. Il secondo aspetto consiste nel promuovere la funzione del nostro Ateneo come un ponte in grado di collegare la dimensione locale con quella globale.

Ciò significa attivare collegamenti con paesi emergenti e in via di sviluppo del sud del mondo e con quelli dell’area del Mediterraneo, per contribuire con progetti finalizzati, che prevedano lo scambio e la mobilità di studenti e docenti, al loro progresso culturale, sociale ed economico.

Ma a parte l’istituzione di Centri di Ricerca Interdipartimentali, dei Centri di Ricerca Interuniversitari, finalizzati a svolgere attività di ricerca con docenti di altre università,  le opportunità strategicamente decisive per lo sviluppo della ricerca di base ed applicata del nostro Ateneo, potranno derivare da un più diretto collegamento con l’Unione Europea. È questo un punto fondamentale. Lo spazio europeo della ricerca rappresenta l’attuale quadro di riferimento per la politica della ricerca in Europa ed è definito come un collegamento in rete dei centri di eccellenza esistenti in Europa con la creazione di centri virtuali, impiegando a tal fine i nuovi mezzi di comunicazione interattivi. Si prefigge in particolare un migliore impiego di strumenti volti a stimolare gli investimenti destinati alla ricerca e all’innovazione (strumenti di sostegno indiretto, brevetti, capitale di rischio) e a garantire la mobilità dei ricercatori con la costituzione di una dimensione europea nelle carriere scientifiche,  a dare maggiore spazio alle donne e ai giovani nella ricerca. 

Su quali campi si potrebbe concentrare l’attenzione del nostro Ateneo?

I contenuti sono tutti di particolare interesse per il nostro Ateneo: Scienze della Vita, genomica e biotecnologia per la salute; Tecnologie per la società dell’informazione; Nanotecnologie e  nanoscienze, materiali multifunzionali basati sulla conoscenza e nuovi processi e dispositivi di produzione; Aeronautica e spazio; Qualità e sicurezza alimentare; Sviluppo sostenibile, Cambiamento globale ed ecosistemi; Cittadini e governance in una società della conoscenza.

I possibili capi di interazione con il territorio quali sono?

Il trasferimento tecnologico, il partenariato con le imprese e l’incubazione di nuove imprese; la diffusione della cultura scientifica; il dialogo tra ricercatori e cittadini; la promozione del lavoro intellettuale, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturale, la vivibilità urbana e la sostenibilità dello sviluppo territoriale; l’attenzione alla salute e alla ricerca dei cittadini.

Rispetto a questi campi di interazione l’università dell’Aquila dispone di strumenti importanti, quali i centri di eccellenza per la ricerca, il CRAB e il Parco Scientifico Tecnologico (pur con i problemi che conosciamo e che affronterò). La centralità scientifica dell’Università consente di proporre la città dell’Aquila come punto di attrazione, dando avvio ad un meccanismo virtuoso in grado di riqualificare l’Aquila come “città della tecnologia”, di ricostituire un tessuto connettivo basato sulla conoscenza e quindi di promuovere la nascita di nuove imprese high – tech, creando indotto locale e utilizzando risorse umane dell’Università con elevato grado di riqualificazione.

L’attività di trasferimento tecnologico al sistema produttivo si determina, infatti, anche mediante percorsi formativi sul campo che, prendendo origine dall’Università stessa, portino i giovani del nostro Ateneo a svolgere tesi di laurea mirate allo specifico progetto di R&D, per svilupparsi con contratti di progetto post – laurea e completarsi poi con il definitivo ingresso dei “giovani tecnologi” all’interno del sistema produttivo.  

E poi, sempre legati alle vocazioni del territorio ci sarebbero i progetti dell’Orto Botanico, del distretto del farmaco, dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria … insomma non mancano strumenti e azioni attraverso i quali l’Università può proporsi come forza trainante e catalizzatrice, con grandi ricadute economiche ed occupazionali per tutto il comprensorio.

Cosa pensa della riforma?

La mia posizione è quella della Crui, anzi, più dura.

Tuttavia la necessità di procedere ad alcune modifiche della riforma deve comunque evitare il rischio più grave di produrre un’Università in cui la separazione netta tra laurea triennale  e specialistica fa da specchio ad una radicale separazione tra percorsi professionalizzanti e percorsi culturali e scientifici avanzati, che infine equivarrebbe  ad una separazione tra didattica e ricerca. Le due missioni, dalla cui compresenza e relazione nasce l’identità universitaria, corrono il rischio pericoloso di separarsi definitivamente, estremizzando il loro ruolo. L’Università dell’Aquila deve rifuggire dall’opposta prospettiva, per la quale si avrebbero da una parte l’Università popolare, che fornisce alcuni minimi fondamenti culturali e scientifici connessi ad un profilo professionale specifico, funzionale ad una serie di bisogni del mercato; e, dall’altra, un’Università elitaria che proietta lo studente nel mondo della ricerca. La struttura del nostro ateneo non reggerebbe a questa dicotomia, che comporterebbe di fatto uno scadimento ad Ateneo di carattere didattico, con l’illusione di poter mantenere strutture di ricerca di eccellenza, collegate solo a poche lauree specialistiche.

 

 

 

L’Università dell’Aquila in Italia

L’Università dell’Aquila nasce il 16 dicembre 1952, ad opera del Prof. Vincenzo Rivera.

Cinquant’anni fa il sistema universitario nazionale era costituito da 27 università tre delle quali erano in Sicilia e  due soltanto nel Mezzogiorno peninsulare, con complessivamente 250.000 studenti e appena 4000 docenti. Oggi il sistema universitario nazionale vanta settanta Atenei, un milione e settecentomila studenti e più di 50.000 docenti.

 

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