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L’internazionalizzazione delle imprese e le banche locali

di Rinaldo Tordera – Direttore Generale Carispaq L’Aquila

L’intensificarsi della competizione su scala mondiale ha portato, nell’ultimo decennio, un numero sempre maggiore di imprese a ricercare nuove opportunità sui mercati internazionali.

 

L’internazionalizzazione, oggi, non è più solo una modalità con cui l’impresa crea valore, estende il proprio vantaggio competitivo ed accede a nuove opportunità, ma può rappresentare una strategia decisiva per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa nel tempo. Per l’impresa, d’altro canto, costituisce una decisione complessa, accompagnata da un processo di trasformazione aziendale, spesso irreversibile, che riguarda, tra gli altri, gli assetti finanziari, la struttura organizzativa e tecnica, il posizionamento sul mercato e la gestione delle risorse umane.
La capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali è da tempo al centro di un intenso dibattito, oggetto di indagine e studio, per le rilevanti implicazioni sulle prospettive di crescita delle stesse imprese e più in generale del paese. Il nostro sistema produttivo è caratterizzato dalla diffusa presenza di imprese piccole; la loro capacità di competere e di crescere è, per l’Italia, un fattore cruciale per lo sviluppo.
Nonostante il dinamismo che le contraddistingue, le imprese più piccole, soprattutto se operanti nei comparti tradizionali, risentono particolarmente delle pressioni concorrenziali sui mercati esteri. La piccola dimensione non consente loro di attivare gli investimenti necessari in attività di ricerca e sviluppo e di marketing per essere protagoniste nel processo di internazionalizzazione.  Essa può assumere varie forme: oltre al commercio diretto, vi sono modalità “leggere”, che si basano su accordi di collaborazione con imprese estere, e altre, più impegnative, che comportano investimenti diretti come la localizzazione delle attività produttive all’estero o l’acquisizione di quote di capitale nelle imprese estere.
Le banche possono sostenere il processo di internazionalizzazione delle imprese oltre che per il tramite delle proprie reti domestiche, con una presenza diretta sui mercati esteri, mediante uffici di rappresentanza, filiali, o attraverso l’acquisizione di partecipazioni di controllo in intermediari esteri (filiazioni).  In altri termini, è nell’internazionalizzazione delle stesse banche che le imprese, e le PMI in particolare, possono trovare le forme più innovative di sostegno.
Il processo di globalizzazione dei mercati e la diversificazione, anche geografica, dell’attività degli intermediari finanziari hanno infatti ravvivato l’interesse per l’internazionalizzazione bancaria e aperto una rinnovata fase di operazioni cross-border e di penetrazione nei sistemi finanziari di paesi emergenti e in mercati del tutto nuovi, come quello cinese o indiano, potenzialmente di notevole rilievo.
Tra i fattori che più hanno contribuito al processo di globalizzazione della finanza è da annoverare l’apertura internazionale dei sistemi bancari dei paesi emergenti. La crescita della presenza di intermediari esteri in queste economie è stata particolarmente intensa nella seconda metà degli anni novanta ed è proseguita anche negli anni più recenti, sebbene con qualche rallentamento dopo la crisi finanziaria innescata dal default dei mutui subprime.
In diversi paesi emergenti oltre la metà degli attivi bancari fa attualmente capo a operatori esteri, in modo specifico a grandi gruppi finanziari localizzati nei paesi sviluppati, determinando significative interdipendenze tra intermediari di diversi paesi e tra sistemi finanziari.
Un indicatore piuttosto grezzo ma efficace dell’intensità di tale processo è dato dalla crescita del  valore delle acquisizioni e delle fusioni nel settore aventi come soggetti attivi intermediari localizzati in paesi diversi dai soggetti passivi, che esclude l’apertura di dipendenze o l’acquisizione di quote di minoranza, anch’esse forme di investimenti diretti all’estero.
L’internazionalizzazione dei sistemi bancari ha interessato negli ultimi anni più paesi . Anche gli intermediari bancari italiani hanno sviluppato nuove iniziative per razionalizzare la loro rete distributiva estera e mettere a punto strategie di internazionalizzazione che, in particolare nel caso dell’Europa dell’Est, si sono rivelate molto significative.
Il nostro sistema si presenta oggi aperto verso l’estero: sono numerosi i gruppi bancari italiani presenti fuori dai confini nazionali. La quota di mercato detenuta dai gruppi italiani nei paesi dell’Europa centro-orientale, verso i quali si sono rivolte le strategie di sviluppo degli ultimi anni, è in media del 20 per cento. L’espansione all’estero è avvenuta principalmente attraverso l’acquisizione di banche locali ed è significativa in aree caratterizzate da elevate prospettive di crescita.
Indagini recenti sulle forme organizzative dell’internazionalizzazione delle banche italiane  mostrano che esse sono, almeno in parte, influenzate dal processo di delocalizzazione produttiva delle imprese finanziate. Le banche, specialmente attraverso la presenza in loco tramite uffici di rappresentanza o sportelli, attuano strategie di follow the customer, per rafforzare il rapporto con la clientela, migliorare la qualità del servizio e allo stesso tempo mantenere un livello di informazione adeguato del profilo di rischio del cliente.
Anche per le banche la capacità di competere efficacemente sui mercati internazionali è legata a una scala operativa adeguata a sostenere investimenti di ricerca, progettazione e realizzazione della presenza all’estero o alla capacità di allacciare idonei accordi con controparti specializzate.
Nel nostro Paese la presenza delle banche locali resta rilevante; ai gruppi di maggiori dimensioni e agli intermediari di dimensioni medio-piccole e con operatività tradizionale, si affiancano numerosissime piccole banche specializzate nel finanziamento dell’economia locale.
L’impresa che opera direttamente o indirettamente all’estero ha bisogno di credito, di garanzie a copertura dei rischi, di consulenza, di assistenza legale e commerciale, di informazioni. Per rispondere a tali richieste le banche devono disporre di mezzi rilevanti, di competenze specialistiche, professionalità, contatti e di un’ampia gamma di prodotti, caratteristiche che si riscontrano prevalentemente presso organismi di grande dimensione, con proiezione internazionale. 
Per tali ragioni, le PMI più attive verso l’estero si sono rivolte a intermediari specializzati, o collegati con istituti di credito stranieri.
Nonostante le piccole dimensioni è possibile comunque per le banche locali svolgere un ruolo non trascurabile nel processo di internazionalizzazione delle PMI. La dimensione localistica e la vicinanza agli operatori economici del territorio sono vantaggi competitivi  da valorizzare. Le piccole banche locali hanno saputo migliorare la qualità delle relazioni con la clientela, per riconoscere le imprese più promettenti e per cogliere in anticipo le esigenze delle stesse al fine di veicolarle verso gli intermediari capaci di fornire un sostegno variegato e qualificato senza incorrere in rischi impropri ed eccessivi.
Ancora più efficace è il ruolo delle banche locali partecipate da grandi gruppi nazionali, che possono anche in questo campo avvalersi dei vantaggi derivanti dalla dimensione e dal know how della casa madre. In tale processo anche gli organismi di categoria possono svolgere un rilevante ruolo di guida, di sensibilizzazione e di formazione oltre che di fornitori di servizi attivando le potenzialità già disponibili.
Come per le imprese, anche per le banche è importante una riflessione sulla ricerca di una scala adeguata, non solo produttiva ma anche culturale, per competere nei mercati esteri.  Le esperienze degli altri sistemi creditizi segnalano che competitività ed efficienza nei processi di internazionalizzazione si conseguono attraverso il perseguimento di economie di scala, con l’utilizzo di strutture specializzate, di elevate competenze e professionalità, mediante una forte integrazione di sistema.
Aumentare la proiezione internazionale delle banche locali è un obiettivo ambizioso, che va perseguito attraverso l’individuazione di finalità chiare, praticabili e distinte per i soggetti coinvolti, siano essi le strutture federative, le fabbriche di prodotto e gli organismi associativi, selezionando accuratamente gli obiettivi di business.
Occorre trovare soluzioni organizzative e produttive efficienti, capaci di valorizzare il ruolo svolto dalla banca locale, coniugando lo sfruttamento del vantaggio informativo con la ricerca rapida di soluzioni funzionali alle effettive esigenze degli imprenditori. Le banche, specialmente le più piccole, possono sostenere efficacemente l’internazionalizzazione della propria clientela, anche indirettamente, con modalità innovative di outsourcing del servizio di assistenza alle imprese sull’estero. Le piccole banche possono giovarsi di accordi di collaborazione con realtà bancarie specializzate, dalle quali attingere non solo prodotti e servizi ma anche esperienze e professionalità, utili nella prospettiva dell’individuazione di soluzioni di gestione accentrata del settore.
Le principali macro-aree di azione del sistema  si riferiscono:
– all’assistenza tecnica sugli strumenti pubblici di supporto all’internazionalizzazione di natura finanziaria e assicurativa;
– all’assistenza alla clientela sul finanziamento dell’import-export, degli investimenti diretti esteri e in generale su problematiche di natura tecnica attinenti ai crediti verso dei Paesi emergenti;
– all’organizzazione di missioni di sistema all’estero e di grandi eventi promozionali,  aperti alla partecipazione di tutte le banche e le imprese interessate ad esplorare le opportunità di business nei Paesi visitati;
– alla gestione delle relazioni con le istituzioni preposte alla definizione delle politiche di internazionalizzazione dell’Italia con i Paesi emergenti;
– allo sviluppo delle relazioni con banche e Associazioni bancarie estere, regulators, altre Istituzioni internazionali, attraverso l’organizzazione di missioni, incontri ed iniziative di collaborazione finalizzate allo scambio di informazioni e esperienze, assistenza tecnica ecc.;
– alla raccolta di dati, analisi e informazioni economico-finanziarie e alla produzione di approfondimenti mirati sugli assetti dei sistemi bancari dei Paesi target delle diverse iniziative.
Qualsiasi sia la strada che si scelga per consentire alla clientela di beneficiare delle nuove opportunità derivanti dalla globalizzazione dell’economia senza rinunciare al vantaggio della dimensione localistica e della prossimità, rimane indispensabile continuare a investire nella crescita culturale e professionale delle risorse delle banche locali, vero patrimonio da sviluppare e preservare.

Rinaldo Tordera, Direttore Generale Carispaq

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