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Lettera del Presidente di Confindustria Abruzzo ai Parlamentari, ai Presidenti e all’Assessore all’Industria della Regione Abruzzo

Egregi Presidenti, egregi Onorevoli,

sottopongo ancora una volta alla Vostra attenzione la questione, ormai nota, dei benefici previsti dai contratti di formazione lavoro (cfl) e dei relativi termini anagrafici per usufruire degli stessi.

Il problema nasce dalla recente decisione della VI sezione della Corte di giustizia europea emessa in data 7 marzo 2002, che ha rigettato il ricorso dello Stato italiano, presentato in data 13 agosto 1999, sull’estensione dei termini anagrafici per usufruire dei benefici previsti dai contratti di formazione lavoro. La Corte ha infatti stabilito che le suddette agevolazioni previdenziali ed assistenziali sono fruibili dalle imprese con esclusivo riferimento all’assunzione di giovani con età fino a 25 anni, elevabile a 29 per i laureati.

Lo stato italiano, con la legge n.169/91 e n.451/94, stabilì che l’età massima ammissibile per i contratti di formazione lavoro fosse di 32 anni, dando contemporaneamente alle regioni la possibilità di elevare, a propria discrezione, tale limite.

La regione Abruzzo, usufruendo di tale opportunità e facendo espresso riferimento alle citate leggi nazionali, dispose che potessero essere assunti con contratto di formazione lavoro disoccupati fino a 40 anni di età senza alcuna limitazione legata al possesso del titolo di studio.

Le imprese abruzzesi, in virtù di questa disciplina legislativa, pertanto, nel pieno rigore della legge, nel periodo 1995-1999 avviarono al lavoro personale dipendente approfittando dell’utilizzo di questo strumento che permetteva di assumere personale dipendente godendo di un regime agevolativo sui contributi previdenziali ed assistenziali.

Ora, in virtù di tale sentenza, le imprese sarebbero tenute ad effettuare il rimborso dei contributi non versati per il periodo di assunzione in regime agevolato, che ammontano mediamente a 5.000 euro per ciascun dipendente.

Una politica di questo tipo sarebbe fortemente lesiva degli interessi economici delle aziende e di ostacolo ai piani di sviluppo della Regione Abruzzo, oltre a rappresentare un grave danno economico per l’intera economia abruzzese.

L’enormità del valore economico richiesto alle imprese deriva dal fatto che la quasi totalità delle assunzioni in Abruzzo avviene tramite lo strumento del contratto di formazione lavoro.

Le imprese sarebbero gravate di un carico oneroso non indifferente e soprattutto ingiusto: infatti è improponibile chiedere in maniera retroattiva il pagamento di somme di cui le stesse hanno usufruito agendo nel pieno rispetto delle leggi nazionali e regionali.

Il problema riguarda le imprese che hanno usufruito di questo strumento nel periodo che va dal 1995 al 1999: dal momento in cui è sopravvenuta la decisione della Corte di Giustizia, infatti, Confindustria Abruzzo, come associazione di categoria, ha provveduto ad informare le imprese associate della questione e a sollecitarle a non porre in essere contratti di formazione lavoro con le modalità precedentemente utilizzate.

Chiedo, pertanto, alle SS.VV. di voler agire autorevolmente ed in maniera tempestiva in merito ad un problema che è di primaria importanza.

Certo, come sempre, della Vostra attenzione, colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti.

Cav. Lav. Donato Lombardi

 

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