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LE SFIDE DI D’AMATO

Il debutto di Antonio D’Amato alla Presidenza di Confindustria rappresenta una svolta per il mondo imprenditoriale, una svolta il cui principale obiettivo è quello di liberare il paese dall’imbrigliatura che il soffocante consociativismo ci ha lasciato in eredità.

D’Amato è il punto di partenza della nuova era di Confindustria ed anche il suo stile è nuovo, privo di cautele tattiche; ama parlare chiaro senza ricorrere al politichese e il suo discorso d’insediamento e l’esplicitazione delle sue linee programmatiche l’hanno dimostrato.

Alla presenza del Presidente del Consiglio Giuliano Amato e del Ministro dell’Industria Enrico Letta, il “giovane” imprenditore napoletano ha indicato con fermezza e senza mezzi termini gli ostacoli che attualmente paralizzano l’economia italiana: il fisco, il welfare, il lavoro sommerso e il Mezzogiorno.

Ha sottolineato, a gran voce, la necessità di effettuare le riforme strutturali e non è si è risparmiato nei confronti del Parlamento che ha sferzato per l’incapacità dimostrata a proposito della riforma della legge elettorale; ma le parole dure D’Amato le ha avute soprattutto verso i sindacati. Li ha accusati di essere conservatori e corporativi: «e in particolar modo la CGIL che è il principale ostacolo al processo di modernizzazione e la causa dei troppi altolà ai governi Prodi, D’Alema e Amato sulla flessibilità». Non è accettabile, anche da parte del Governo, ha continuato il Presidente, arrendersi ai “ veti e divieti di una parte sociale”.

Quello che propone è un cambiamento di ottica: la concertazione non deve essere un obiettivo, ma uno strumento per accelerare i cambiamenti atti a risanare il Paese; è necessaria, quindi, “una alleanza per la modernizzazione”. Ha così dichiarato formalmente, e per la prima volta, che Confindustria è pronta a confrontarsi anche solo con una parte dei sindacati: per lui si potranno firmare anche accordi separati e, dal momento che Confindustria è apartitica, lo deve essere anche il sindacato.

Poi è passato a parlare di riforme perché quelle attuate non hanno prodotto molti effetti, è necessario quindi muoversi sul fronte del fisco, del mercato del lavoro, dello stato sociale.

«Per tutto il paese bisogna far presto, per il Mezzogiorno prima di tutto», il Mezzogiorno è una risorsa nascosta che va valorizzata e utilizzata e per farlo va aumentata in maniera significativa la capacità di attrarre degli investimenti esteri, riposizionando il Meridione su un mercato che in Europa vale oltre 200 miliardi di dollari l’anno, mercato nel quale il nostro paese è da sempre agli ultimi posti.

La “ricetta” che il Presidente di Confindustria propone si basa sulla riduzione dei “gap competitivi” e sulla valorizzazione degli “asset competitivi”, primo tra tutti il patrimonio di risorse umane di cui il Sud dispone, «perché non è razionale che un così ingente patrimonio di energie e talenti non sia utilizzato».

La politica per il rilancio del Sud-Italia deve essere, per D’Amato, la stessa che occorre per il recupero della competitività in tutto il paese, ma i tempi sono molto più brevi.

La revisione del sistema del fisco, altro punto nodale del discorso d’ insediamento, è un passaggio obbligato nella ricetta di sviluppo e di crescita.

In particolar modo il Presidente chiede una forte riduzione delle aliquote e della pressione fiscale in generale per rilanciare la competitività delle imprese: occorre avviare il processo di riduzione della spesa pubblica e il prelievo fiscale dall’attuale 50% del Pil deve attestarsi ad un target inferiore al 40%.

Le riforme urgono, l’Italia è un ponte sospeso nel vuoto, i processi di liberalizzazione e modernizzazione sono ancora dei work-in-progress, ma vanno realizzati rapidamente e completati perché i mercati protetti impongono costi troppo alti al sistema delle imprese .

Il programma di liberalizzazione e privatizzazione è stato frenato da varie resistenze di tipo corporativistico e due sono i presupposti per il cambiamento: «una ferma determinazione politica e una efficace capacità di realizzare le riforme rapidamente», prima che i veti corporativi e conservatori paralizzino le istanze di innovazione.

Il grido lanciato da Antonio D’Amato è molto forte: «non mi rassegno!» ed il suo programma metterà alla prova tutta la voglia di fare, innovare e cambiare.

La sua si preannuncia come una Confindustria da battaglia, battaglia nella quale a vincere dovrà essere la rapida ripresa dello sviluppo.

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