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Le Pmi non fanno affari con il Governo Strano modo di voler incentivare lo sviluppo della piccola e media impresa

di ANTONIO CAPPELLI

Direttore Confindustria di L’Aquila

 

Il budget europeo per la ricerca per gli anni 2007/2013 sarà molto più elevato rispetto al precedente, e vale la pena cominciare a fare mente locale non solo in termini nazionali, ma anche transfrontalieri, soprattutto in ragione del fatto che le disponibilità del Paese si riducono vieppiù.

Tuttavia, già nel nostro piccolo, non possiamo ignorare i mezzi che abbiamo a disposizione per incentivare l’innovazione, e sarebbe opportuno metterci mano con rapidità e lungimiranza.

Sappiamo, per esempio, che milioni di euro scorrono nel settore degli appalti pubblici, milioni che, gestiti opportunamente, potrebbero dare un significato nuovo alla funzione pubblica, spesso intesa come semplice erogatrice, e mai come guida di un percorso-progetto, finalizzato ad obiettivi che travalicano la semplice realizzazione dell’opera o del servizio. Gli appalti pubblici, infatti, potrebbero essere essi stessi  reinventati, ed indirizzati dal Governo per favorire le buone pratiche, verso l’acquisto di beni e servizi innovativi, nonché alla creazione di nuovi mercati.

Certo, restiamo lontani anni luce da Usa e Regno Unito, dove l’innovazione è perseguita in modo esplicito e dichiarato, ma dobbiamo almeno maturare l’idea che l’approvvigionamento innovativo nel nostro Paese deve essere il risultato di politiche mirate, ideate e strutturate da personale preparato e valido, con competenza ad hoc; e soltanto se guardiamo agli appalti pubblici sotto questa ottica, possiamo accorgerci che essi sono una vera e propria opportunità per favorire lo sviluppo e la diffusione di tecnologie e prodotti nuovi, capaci di soddisfare al contempo la necessità di servizi migliori  per i cittadini (scopo ultimo del servizio pubblico).

Dunque, data la dimensione del giro d’affari degli appalti pubblici, viene da sé comprendere quali importanti attori del mercato siano le Istituzioni, e quale forza di stimolo possano esercitare sulle forme di investimento privato. Non sarebbe difficile, nei bandi di gara, specificare i requisiti in modo da lasciare ampio spazio per la proposta di soluzioni innovative: le imprese sarebbero fortemente motivate a massimizzare l’efficacia e la performance dei prodotti/servizi, e si costituirebbero così mercati guida per le nuove tecnologie

 E’ evidente che sarebbe necessaria una concertazione tecnica, già nella fase preparatoria precedente al bando delle gare d’appalto, che provveda alla redazione di capitolati agili e aperti a situazioni imprevedibili, in grado di evitare la rigidità di una formulazione troppo restrittiva, e quindi capace di tagliare fuori i potenziali innovatori.

Altro aspetto fondamentale del quale si dovrebbe tener conto, è l’importanza che a partecipare ci sia un numero maggiore di Pmi, giacché sono proprio loro, molto spesso, a proporre le soluzioni più innovative e, ciononostante, a rimanere completamente fuori dai giochi.

A tal proposito, e a conferma, accade quasi sempre, purtroppo, che le Pmi non siano in grado di partecipare a causa della portata di alcuni contratti – nonostante siano esse stesse le destinatarie ultime degli appalti vinti dalle sorelle “grandi”, delle quali sono sottocontraenti -, o che restino escluse in settori specifici, come quelli delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: iniziative di sourcing tramite internet o l’abbattimento delle barriere economiche alla licitazione potrebbero essere un valido inizio per un primo accesso. Redigere un’offerta ha un costo molto elevato e le possibilità di aggiudicarsi l’appalto, invece, sono molto basse.

Che l’approvvigionamento pubblico sia un vettore di mutamento molto forte lo dicono i numeri, laddove gli appalti pubblici rappresentano il 16% circa di tutto il Pil UE nei settori della sanità, energia e Itc, trasporti e istruzione!

Dunque, le Pmi non fanno affari con il Governo: una questione alla quale bisogna imprimere una direzione contraria, se si vuole almeno dare un primo segno dell’impegno profuso verso lo sviluppo dell’impresa.

 

Abruzzo: quali proposte in Parlamento

 

Non c’è politico che non parli del bisogno di tornare ad essere competitivi. Il legame che corre tra competitività e ricerca è evidente. Quali misure pensate di proporre per incoraggiare le attività di ricerca e in quali settori. E per  l’innovazione nell’immediato?

 

Gli appalti pubblici potrebbero essere validi strumenti per stimolare l’innovazione. E’ favorevole all’idea di impostarli in modo da favorire lo sviluppo e la diffusione di tecnologie e prodotti nuovi, offrendo al contempo servizi pubblici migliori?

 

L’integrazione delle Pmi nelle reti e nelle comunità tecnologiche europee è ancora una sfida. Cosa pensa di poter proporre in seno al Parlamento?

 

Crede che anche in Italia, come sta già accadendo in Francia, sia necessario avviare una campagna pubblicitaria di informazione che mostri a studenti e disoccupati cosa sia l’industria e quanto sia gratificante la carriera nel settore?

 

 

Paola Pelino

Senatrice – Sulmona

1) Innanzitutto bisogna far crescere la ricerca nelle università. Per far questo bisogna lasciar spazio ai giovani: non è possibile che in Italia si debbano aspettare decenni per ottenere una docenza universitaria. Le nostre menti più brillanti vanno all’estero perché non hanno prospettive in Italia. In secondo luogo bisogna favorire la nascita di un “mercato” della ricerca, creando sinergie e competizione tra la ricerca universitaria e quella del campo privato.  Tra i settori più interessanti vedo sicuramente quello dell’energia, sia come utilizzo delle fonti rinnovabili che come sistemi di ottimizzazione degli impieghi. In questo campo, infatti,  la nostra unica materia prima è quella “grigia”.

2) Gli appalti pubblici devono essere finalizzati a soddisfare i bisogni della collettività. Il ricorso alla tecnologia, all’innovazione e alla ricerca è fondamentale per garantire che le risorse pubbliche vengano impiegate al meglio.

3) La politica non rappresenta la soluzione a tutti i problemi. Il mio impegno sarà rivolto ad eliminare tutti gli ostacoli burocratici che frenano la diffusione e l’utilizzo della telematica e della tecnologia, ma saranno gli imprenditori a dover credere, prima e più degli altri, nell’innovazione.

3) No. Spesso campagne pubblicitarie del genere sono utili solo a chi se ne aggiudica l’appalto. Un sistema industriale sano e vitale attira automaticamente risorse umane e finanziarie.

 

Sabatino Aracu

Deputato – L’Aquila

1) Ricerca e innovazione vanno incentivate in tutti i settori. Personalmente punterei più di tutti sulla comunicazione.

Bisogna fare in modo che siano le imprese stesse ad avere laboratori di ricerca al proprio interno, una volta innescato il meccanismo ci sarebbe una ricaduta di innovazione anche sulle aziende che da sole non provvedono.

2) Usare gli appalti pubblici potrebbe essere un ottimo sistema. Ma senza guardare troppo lontano, sarebbe già sufficiente rinnovarli, giacché sono decisamente obsoleti nella loro impostazione e nel funzionamento. Eliminerei subito la gara al minor prezzo, che deprime la qualità garantendo il peggior servizio. “L’asta degli appalti” è veramente un sistema aberrante.

3) Mi sembra di là da venire. Guarderei un po’ più vicino, e da subito punterei sulla tassazione degli utili reinvestiti, sistema sicuro per garantire una credibile possibilità di crescita delle imprese.

4) No. Non credo che una campagna pubblicitaria possa convincere nessuno. Credo più in un cambiamento culturale che sradichi l’idea che i giovani probabilmente hanno dell’industria, vista spesso come poco gratificante.

 

Rodolfo De Laurentis

Deputato – L’Aquila

1) Il nostro Paese deve investire sulla ricerca applicata e fare una scelta di campo, individuando un settore specifico da far decollare. Adotterei il sistema degli Usa, dove si è fatta una scelta precisa:  puntare sul manifatturiero di tipo bellico, che ha continue ricadute sui settori civili ad alta tecnologia. Anche noi, soprattutto in ragione della esiguità degli investimenti, dobbiamo fare una scelta precisa. Ad ogni modo, in questi anni, la ricerca italiana si è mantenuta sugli standard europei. Credo che la nostra battaglia nell’immediato sarà sulla detassazione degli utili reinvestiti: solo così si può spingere sulla crescita delle imprese.

2) Si potrebbe fare, è solo una questione di volontà politica. Il problema è anche un altro: le imprese non sono in grado di sopportare i tempi lunghissimi delle lungaggini burocratiche e della liquidazione perché dovrebbero avere una capacità economica enorme. Da subito farei un’azione per tagliare i tempi di cui ho detto e per adeguare il sistema finanziario.

3) Purtroppo sul tema scontiamo un gap tutto italiano. Non ultimo dovuto al fatto che i nostri rappresentanti europei, probabilmente, sono più impegnati ad occuparsi di problemi di politica interna che di tematiche europee. Noi, per esempio, abbiamo già sostenuto una proposta per l’ingresso delle Pmi nella pubbliche amministrazioni, ispirandoci proprio a quello che accade in altri Paesi europei.

4) Non la riterrei necessaria. I giovani sanno che devono investire su se stessi e sul proprio futuro, e non farei un distinguo tra il lavoro pubblico e privato: bisogna essere preparati in ogni caso, e trovo secondario incoraggiare verso l’industria. Sarebbe più importante, invece, incoraggiare verso l’attività di imprenditore, visto che assistiamo a fenomeni di deindustrializzazione diffusi, e non solo in Italia. Stimolerei di più verso la costituzione di impresa, piccola e grande che sia.

 

Antonio Verini

Deputato – L’Aquila

1)       Possiamo essere competitivi solo con la qualità, giammai con il costo del lavoro. E per questo solo la ricerca può supportarci. Ad oggi la situazione è difficile, perché gli istituti di ricerca non hanno i soldi, e scienziati ci si diventa, non ci si nasce! Se non formiamo i nostri ricercatori e non investiamo sulla formazione rimarremo indietro, strada che stiamo già percorrendo. Le leggi ci sono, ma nessuno se ne avvale, non si è ancora capito quale è la posta in gioco. Il mio impegno sarà tutto per la formazione e la ricerca.

2)       Si, credo che l’assetto attuale degli appalti pubblici vada modificato, perché è vero che le Pmi non riescono a partecipare, e che non c’è apertura all’innovazione.

3)       In questo campo credo più nella forza delle decisioni assunte dalla Ue che ad eventuali nostre leggi nazionali. Penso che dovrebbe essere la Ue a fare da traino alle imprese di tutti gli Stati, perché nel momento in cui un Paese rimane indietro ha già dimostrato di non avere gli strumenti per stare al passo con gli altri.

4)       Si, sarebbe molto opportuno. Credo nell’informazione e nella formazione per tutto l’arco della vita. La crisi dell’industria allontana i giovani e bisognerebbe motivarli adeguatamente e poi formarli.

 

Massimo Cialente

Deputato – L’Aquila

1)       Sono deciso a ripresentare la legge per la quale mi sono già battuto durante la precedente legislatura: la legge sulla tutela dei brevetti che, passata lo scorso giugno 2005, fu poi bloccata da Tremonti. Voglio garantire l’incontro tra mondo della ricerca e imprese proprio risolvendo il problema del brevetto che, ad oggi, rappresenta una delle cause per le quali le imprese non investono in ricerca. Inoltre tornerò ad insistere sul credito di imposta sugli investimenti  in ricerca, e sul problema dei ritardi con i quali vengono erogati i finanziamenti da parte del Governo: lavorerò su come rendere efficaci, perché efficienti, i finanziamenti dei Ministeri dell’Industria e dell’Istruzione (anche in vista del fatto che, probabilmente, tornerò alle Attività produttive).

2)       Si, credo che vada rivista tutta la disciplina, perché ad oggi la logica è quella del risparmio, e non quella della qualità: gli enti locali devono cambiare registro, scegliendo la miglior qualità e non solo il miglior prezzo. Inoltre, c’è anche il problema che agli appalti pubblici riescono a rispondere solo “i grandi”,  tanto che parlerei di concorrenza sleale nei confronti delle Pmi. Dunque, qualità e trasparenza aprirebbero le porte.

3)       Bisogna prima capire se le nostre imprese sono in grado. Per l’industria aerospaziale ho visto l’ingresso nelle reti e ne ho visto anche i benefici: bisogna lavorarci su.

4)       Si, la riterrei utile, magari abbinata anche ad una campagna di incoraggiamento verso lo studio delle materie scientifiche.

 

Filippo Piccone

Senatore – Celano

1)       In assoluto punterei sull’innovazione e la ricerca nel settore dell’agroindustria, che tanto ha da dare non solo qui in Abruzzo ma nell’Italia intera.

2)       Sarebbe un discorso sul quale ragionare con attenzione. Di primo acchito mi viene da dire che gli appalti pubblici presentano troppi vincoli e sono obsoleti, sia per come vengono formulati che nella gestione. Li ripenserei, prestando anche attenzione a mettere sullo stesso piano innovazione di processo ed innovazione di prodotto, giacché la seconda è più palese della prima, in quanto più riconoscibile anche dal profano.

3)       Le imprese devono assolutamente entrare nelle reti europee, e per questo sono necessari dei contenitori ad hoc: sono troppo piccole per farcela da sole.

4)       Mi sembra un’ottima idea avvicinare soprattutto gli studenti al mondo dell’impresa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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