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HomeTutte le agenzieL'industriale“Le eccellenze vanno prima costruite. Poi si pensa a pubblicizzarle all’esterno. Diversamente siamo a quarant’anni fa” Intervista a Fabio Terragni

“Le eccellenze vanno prima costruite. Poi si pensa a pubblicizzarle all’esterno. Diversamente siamo a quarant’anni fa” Intervista a Fabio Terragni

Marketing territoriale: una parola ancora troppo difficile?

Più che difficile direi troppo abusata, perché oggi qualunque tentativo di valorizzazione del territorio passa per marketing territoriale. Per intendere velocemente cosa sia il marketing territoriale è forse più facile dire che cosa esso non é.

Non è la comunicazione all’esterno dei punti di forza del territorio, così come si intendeva trenta, quarant’anni fa: allora si credeva che il marketing territoriale fosse la pubblicità della città, cioè la classica vendita, la promozione di un prodotto, di un marchio secondo gli schemi tradizionali della comunicazione pubblicitaria.

Non è attrazione degli investimenti esteri che, semmai, può fungere da indicatore dell’efficienza di un sistema: l’Europa conosce molti esempi di grande e facile spostamento di capitali internazionali, ai quali però si affiancano molti altri esempi di uguale rimozione degli stessi capitali, con conseguenti contraccolpi gravi per il territorio che viene praticamente abbandonato e in difficoltà..

Purtroppo, se qualunque tipo di intervento non viene gestito con l’obiettivo di mettere in moto tutto un sistema di capitali, capacità e competenze, non si avrà mai neanche un approccio al marketing territoriale.

Adesso possiamo tentare una definizione?

Marketing territoriale è la COSTRUZIONE DELLE ECCELLENZE (a meno che le eccellenze non esistano già, ma in quel caso non c’è ragione per la quale si ricorre al marketing) alla quale segue la fase di comunicazione all’esterno delle stesse. Dunque, vanno identificate le vocazioni del territorio, quindi viene elaborato un PIANO STRATEGICO che decida che cosa e in quale area del territorio vada sviluppato, poi si mettono in atto delle azioni precise che traducano in fatti le semplici vocazioni (per es. si decide di creare un polo della ceramica impiegando fondi ed energie in una certa area perché lì esiste una credibile vocazione a questo genere di produzione; in un’altra zona si decide per il turismo e quindi si individuano delle azioni ad hoc, eccetera) e in fine si creano le eccellenze.

Dopo tutto questo si pensa alla fase finale di “comunicazione” all’esterno dei propri gioielli.

Neanche nelle aziende pubblicitarie si pensa più alla pubblicizzazione del prodotto come fase precedente a quella di ideazione: il valore aggiunto sta proprio nella fase di ideazione!

C’è un contenitore nel quale si muove il marketing territoriale.

Bisogna fare una pianificazione che tenga presente la COMPETITIVITA’ DEL SISTEMA TERRITORIALE.

E accedere ai principi della coesione sociale, della produzione e ridistribuzione del reddito e della ricchezza, della concertazione, della partecipazione sul territorio, dell’innovazione dei sistemi… nella società della conoscenza entra in gioco tutto quello che riguarda la collettività come fattore determinante della riuscita. (mpi)

 

Fabio Terragni. Laureato in biologia molecolare, ha lavorato come ricercatore, giornalista e consulente di diverse organizzazioni nazionali e internazionali, occupandosi soprattutto delle implicazioni ambientali, sociali ed etiche della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica.
Ha pubblicato diversi volumi sui problemi associati allo sviluppo delle biotecnologie. Ha fatto parte del Comitato Nazionale di Bioetica e insegna bioetica all’Università Statale di Milano. È Presidente di Aida, Associazione Italiana delle Agenzie di Sviluppo Locale e Marketing Territoriale, e Amministratore Delegato di Asnm,  Agenzia Sviluppo Nord Milano.

 

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